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Antiriciclaggio: organi di vigilanza in pressing sui professionisti

26 Ottobre 2014 | Autore:
Antiriciclaggio: organi di vigilanza in pressing sui professionisti

La strategia degli organi di vigilanza emerge dall’analisi di tre documenti emessi dall’Amministrazione Finanziaria tra il mese di Luglio ed il mese di Ottobre del 2014.

La storia inizia il 9 Luglio 2014, con la pubblicazione, da parte della Banca d’Italia, per la prima volta dall’entrata in vigore del sistema antiriciclaggio, cioè dal  2008 [1], del Rapporto annuale della U.I.F. [2] sulle attività svolte dalla stessa.

Il Rapporto annuale del 2013 espone che le segnalazioni ricevute dalla U.I.F. sono passate dalle 12.500 del 2007 alle circa 92.000 del 2013, per un volume complessivo di circa 84 miliardi di euro di operazioni sospette; mentre nel primo semestre 2014 le segnalazioni hanno già superato quota 38.000.

Il Rapporto continua indicando che nel 2013 sono state valutate circa 300 segnalazioni, di cui 64 hanno dato origine a misure cautelari su beni di importo pari a circa 62 milioni di euro, inoltre specifica che oltre il 50% delle operazioni segnalate è stato ritenuto meritevole dell’avvio di accertamenti investigativi e  che la metà circa delle verifiche effettuate (che però non vengono quantificate) si conclude con riferimenti in sede processuale.

Nel Rapporto viene dedicata speciale attenzione al monitoraggio dei flussi finanziari da e verso i Paesi cosiddetti “offshore”, nonché da quelli derivanti dall’utilizzo di trust e di veicoli di cartolarizzazione comunitari (SICAV  – Fondi di investimento).

Altrettanta attenzione viene rivolta alla tempestività delle segnalazioni che si rende necessaria per il buon fine dell’attività di indagine.

La parte che riguarda i professionisti è indicata a pag. 6 della relazione, là dove si precisa che la collaborazione attiva non è omogenea in quanto quasi l’85% delle segnalazioni proviene dalle Banche e dalle Poste, mentre dai professionisti e dagli altri soggetti obbligati perviene solo un 3/4% del totale (circa 2.800 segnalazioni nel 2013), per lo più effettuate da notai e operatori del gioco.

Nella relazione si legge che detta scarsa collaborazione va contrastata con l’intensificazione dei controlli e rafforzando la tutela della riservatezza.

Dunque, alla luce di quanto sopra, è comprensibile il contenuto del Provvedimento dell’8 agosto 2014 [3], nel quale si sottolinea che in capo ai professionisti, tra gli altri soggetti interessati dalla norma, è stato posto l’obbligo di rispondere ad eventuali richieste [4] provenienti dagli organi di verifica entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta stessa e secondo formati elettronici pre-stabiliti, da inoltrare tramite PEC.

Nel suddetto provvedimento era anche contenuto, in capo ai professionisti, l‘obbligo, in scadenza al prossimo 31 ottobre, di comunicare la casella di posta elettronica certificata utilizzata per lo svolgimento dell’attività professionale [5].

Per fortuna è intervenuto un ripensamento della Agenzia delle Entrate [6] che ha esonerato da tale obbligo i professionisti che hanno già provveduto a comunicare la propria casella di posta elettronica ai rispettivi Ordini di appartenenza [7].

Restano tuttavia aperti alcuni casi dubbi sui quali sarebbe opportuno un chiarimento, come ad esempio quello delle associazioni e degli studi professionali, che dovrebbero essere comunque esclusi dal provvedimento, oppure il caso del professionista che si avvalga nell’ambito dei servizi forniti alla propria clientela di centri di elaborazione contabile, propri o di terzi, o ancora il caso del professionista che agisca anche in veste di trustee o di revisore contabile (per escludere la necessità di aprire posizioni multiple).

Si ricorda infine che, fra i soggetti obbligati dalla legge [8], sono compresi:

– gli intermediari finanziari;

– i dottori commercialisti e gli esperti contabili;

– ogni altro soggetto che rende servizi forniti da periti, consulenti e altri soggetti che svolgono in maniera professionale, anche nei confronti dei propri associati o iscritti, attività in materia di contabilità e tributi (centri contabili, CAF e associazioni di categoria);

– i notai e gli avvocati quando, in nome o per conto dei propri clienti, compiono specifiche operazioni richiamate dalla legge anti-riciclaggio;

– i prestatori di servizi relativi a società e trust;

– le società di revisione ed i soggetti iscritti nel registro dei revisori contabili.


note

[1] D.Lgs. 231/2007

[2] Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia – istituita presso la Banca d’Italia

[3] Provvedimento congiunto del Direttore della Agenzia delle Entrate e del Comandante Generale della Guardia di Finanza dell’8 agosto 2014 a prot. 105953/2014

[4] Art. 2 co. 1 lett. b) D.L. 167/90 come modificato da art. 9 L. 97/2013 o Legge Europea

[5] Provvedimento n. 105953/2014 punto 6.

[6] Risoluzione Ministeriale n. 88/E del 14 ottobre 2014

[7] Art. 6-bis D.Lgs. 82/2005 – Istituzione elenchi INI-PEC

[8] Artt. 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. 231/2007

Autore immagine: 123rf com


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