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Come rispondere ad una lettera di diffida?

9 Novembre 2020
Come rispondere ad una lettera di diffida?

Come contestare un sollecito o una lettera legale: la risposta alla messa in mora.

Spesso, quando si riceve una raccomandata si ha una certa apprensione prima di leggerne il contenuto. E questo succede anche a chi ha la “coscienza a posto”. Una raccomandata è pur sempre un atto contenente una comunicazione formale e, il più delle volte, non porta quasi mai buone notizie. Potrebbe trattarsi di una multa, una cartella esattoriale, un atto giudiziario, una vecchia imposta che si è dimenticato di pagare. Ma potrebbe essere anche la lettera di un avvocato: di questi tempi alla gente piace fare guerra “per niente” e non è difficile trovarsi impelagati in questioni legali che non si vorrebbe mai affrontare. 

Eppure, nel momento in cui arriva una diffida sarà bene sapere come rispondere perché, nel caso in cui ad essa dovesse seguire una causa, il comportamento tenuto dalle parti prima del giudizio può essere valutato dal giudice come sintomatico del torto o della ragione. 

Questo non significa che rispondere alla diffida è necessario e obbligatorio. E non è vero che chi tace acconsente (almeno per il diritto). Ma, come anticipato, per dimostrare al magistrato la propria buona coscienza sarà bene agire per tempo.

Di qui il dubbio: come rispondere a una lettera di diffida? È quanto cercheremo di spiegare in questa pratica guida.

Cos’è una lettera di diffida?

Si usa parlare di «diffida» quando ci si vuole riferire a un sollecito di pagamento o a una lettera di messa in mora.

Tecnicamente la diffida è un’altra cosa, ma non tutti usano questo significato che è proprio, più che altro, dei tecnici del diritto. La diffida è, secondo il diritto, l’invito a rispettare a un contratto che non è stato adempiuto. In essa il creditore dà un termine ultimo (di solito non inferiore a 15 giorni) affinché venga resa la prestazione (prestazione che potrebbe essere un comportamento attivo, l’astensione da un comportamento determinato, il dare un oggetto o una somma di denaro). Scaduto il termine senza che la prestazione sia stata resa il contratto si considera sciolto in automatico.

Il più delle volte però, come dicevamo poc’anzi, quando si usa la parola diffida ci si riferisce a un intimazione, che può riguardare un pagamento o qualsiasi altra prestazione.

In questa accezione possiamo considerare come diffida la richiesta di un risarcimento danni, la pretesa di riparare una tubatura rotta che provoca infiltrazioni nell’appartamento del vicino, la rivendicazione del diritto a una servitù di passaggio, una richiesta di pagamento di un importo o ad eseguire un’attività promessa e così via.

Quanto tempo per rispondere a una diffida?

Di solito, il creditore (colui cioè che rivendica la prestazione) offre un termine ultimo al debitore per eseguire l’attività oggetto della diffida. Questo termine deve essere congruo rispetto alla complessità della prestazione. Non si potrebbe, ad esempio, chiedere il pagamento di diverse decine di migliaia di euro in tre giorni, ma sarebbe lecito chiederne appena duecento. Tutto quindi dipende dall’oggetto dell’attività da svolgere. 

A questo punto, il destinatario della diffida ha tre possibilità: o adempie a ciò che gli viene chiesto o ignora la richiesta oppure risponde alla lettera di diffida. Lasciando quest’ultima opzione al prossimo paragrafo è bene chiedersi cosa succede se non si risponde o non si adempie nel termine assegnato dal creditore. 

Di solito, nella diffida, si fa seguire alla richiesta di adempimento la minaccia di azioni legali alla scadenza del termine. In realtà non si tratta di un termine perentorio. Sicché, se anche l’adempimento o la risposta dovessero giungere qualche giorno dopo non cambierebbe nulla se non il rischio che, nel frattempo, l’avversario si sia già rivolto al tribunale (nel qual caso pretenderà quantomeno le spese legali anticipate).

Come rispondere a una diffida?

Vediamo ora qualche consiglio pratico su come rispondere a una lettera di diffida.

Innanzitutto bisogna stabilire in anticipo quale posizione si vuole assumere. 

Si vuol chiedere solo un po’ di tempo? In questo caso bisogna sapere che si sta tacitamente ammettendo la fondatezza della richiesta del creditore. Sicché non sarà possibile, in un secondo momento, contestare il suo diritto sostenendo, magari, che la pretesa è illegittima. 

Chi invece vuol contestare integralmente la richiesta del creditore dovrà farlo in modo esplicito, proprio per evitare che, tra le sue parole, si possa desumere una tacita ammissione di colpa. Quindi sarà bene che la lettera di risposta inizi con una frase come:

«Innanzitutto si contesta integralmente il contenuto della diffida inviata a mezzo di raccomandata in data… in quanto destituita di ogni fondamento in fatto e in diritto».

Questa è solo una formula d’esempio che può essere parafrasata, purché risulti chiara la contestazione integrale delle altrui richieste.

In secondo luogo bisognerà esporre le ragioni per cui la diffida è infondata. A questo punto bisognerà richiamarsi ai fatti. Qui però bisogna tenere conto di un importante avvertimento che si suggerisce sempre nelle scuole di avvocatura: mai lasciarsi andare a troppe parole. Ogni fatto detto o descritto implica una delimitazione della futura difesa in un eventuale giudizio. Sicché sarà sempre bene evitare di specificare troppo i termini della propria difesa, lasciando così la possibilità, al proprio avvocato, di trovare la giusta via per una tutela giudiziaria adeguata.

Se la difesa invece ha ad oggetto delle norme di legge, sarà opportuno indicarne gli estremi. Ma, sul punto, sarà sempre meglio consultarsi prima con un avvocato che, di certo, potrà chiarire con maggiore precisione la corretta interpretazione delle norme.

Di solito la risposta alla diffida termina con la formula di stile: «Pertanto nulla vi è dovuto» che sintetizza tutto il senso della contestazione, ossia l’assenza di qualsiasi debito.

La lettera andrà infine datata e firmata.  

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note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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