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Lo sai che? Minore picchia un compagno: i genitori pagano i danni se non lo hanno educato bene

Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 gennaio 2012

Se il minore adotta un comportamento violento nei confronti di un altro, i genitori sono tenuti al risarcimento della vittima in quanto responsabili per non aver educato correttamente il loro bambino.

Quando il minore compie un illecito civile la responsabilità grava sui genitori, se il fatto è riconducibile a carenze nella loro attività educativa.

È quanto affermato dalla Cassazione [1], chiamata a giudicare il caso di un ragazzino che, durante una partita di calcio, ha volontariamente provocato lesioni personali a un compagno.

I Supremi Giudici, ribaltando il verdetto dei precedenti gradi di giudizio [2], hanno condannato i genitori al risarcimento del danno [3]. Su di essi, infatti, ricade il dovere di impartire ai figli il rispetto delle regole di convivenza, in tutti gli ambiti in cui il minore agisce.

Agli stessi genitori [4] – secondo la Corte spetta dimostrare il contrario, cioè di aver impartito un’adeguata educazione, tenuto conto dell’età e dell’indole del minore, nonché delle condizioni sociali in cui lo stesso vive.

Risulta evidente, però, che si tratta di una prova diabolica [5], quasi impossibile da raggiungere. Come si fa a dimostrare il percorso educativo fatto intraprendere al proprio figlio?

La sentenza in commento ha il merito di mettere in luce una verità sacrosanta: fare i genitori è, senza dubbio, il mestiere più difficile al mondo.

di BIAGIO FRANCESCO RIZZO

note

[1] Cass., sent. 06.12.2011, n. 26200.

[2] Sia in primo grado che in appello si stabilì la colpa esclusiva del minore.

[3] Sulla base dell’art. 2048 comma 1 c.c., che recita: “il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante”.

[4] Su cui grava, ai sensi dell’art. 2048 c.c., una presunzione di colpa.

[5] L’espressione, che sta a significare una prova impossibile da raggiungere, prende spunto da questo ragionamento: non è possibile dimostrare che “il diavolo esiste”. Ma non si può nemmeno provare che “il diavolo non esiste”.


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