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Pensione di inabilità dipendenti pubblici

13 Novembre 2020 | Autore:
Pensione di inabilità dipendenti pubblici

Lavoratori delle pubbliche amministrazioni inabili alle mansioni, a proficuo lavoro o con inabilità totale: trattamenti pensionistici.

I lavoratori delle pubbliche amministrazioni, qualora siano riconosciuti inabili alle mansioni svolte, a proficuo lavoro o allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, possono aver diritto a un trattamento pensionistico erogato dalla gestione Inps dipendenti pubblici (ex Inpdap).

Ma chi ha diritto alla pensione di inabilità dipendenti pubblici e come si calcola? I requisiti per l’accesso al trattamento sono differenti a seconda dello stato di invalidità riconosciuto, ossia della specifica riduzione della capacità lavorativa del dipendente, nonché della cassa a cui è iscritto l’interessato.

Gli iscritti presso la gestione Inps dipendenti pubblici possono infatti appartenere a una delle seguenti casse: Ctps (Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato), Cpdel (Cassa dipendenti enti locali), Cpi (Cassa pensioni insegnanti), Cpug (Cassa pensioni ufficiali giudiziari) e Cps (Cassa pensioni sanitari).

Lo stato invalidante può essere valutato da una specifica commissione medica costituita presso l’Asl, oppure dalla Commissione medica di verifica Cmv o dalla Commissione medica ospedaliera Cmo. Le Commissioni mediche di verifica sono dipendenti dalla Direzione dei servizi del tesoro del Ministero dell’economia e delle finanze ed hanno sede nei capoluoghi di regione, di norma presso gli uffici della locale Ragioneria territoriale dello Stato, che svolge tutte le attività di segreteria.

Pensione di inabilità per i dipendenti pubblici

Così come i lavoratori del settore privato, anche i dipendenti pubblici possono avere diritto al riconoscimento della pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

Per la precisione, la pensione di inabilità viene riconosciuta ai dipendenti pubblici che, in seguito alla visita da parte della competente commissione medica (Asl, Cmv, Cmo), siano stati riconosciuti «nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».

Sono destinatari della pensione d’inabilità tutti i dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria (Ago), ossia alle casse Ctps, Cpi, Cpug, Cpi, Cps, Cpdel.

Il diritto alla pensione di inabilità spetta alle seguenti condizioni [1]:

  • anzianità contributiva di almeno 5 anni, di cui almeno tre accreditati nel quinquennio precedente la decorrenza del trattamento pensionistico;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio;
  • riconoscimento dello stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa conseguente a infermità non dipendente da causa di servizio.

La pensione decorre dal giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro: essendo una prestazione vitalizia, cessa di essere corrisposta alla morte del pensionato. È reversibile ai superstiti aventi diritto.

Ammontare della pensione di inabilità per i dipendenti pubblici

L’assegno spettante è calcolato in base all’anzianità contributiva:

  • per i lavoratori che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si utilizza il metodo retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo;
  • per i lavoratori che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si utilizza il metodo retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo;
  • il calcolo è, invece, esclusivamente contributivo, per chi non ha contributi al 31 dicembre 1995.

Ricordiamo che, mentre il sistema di calcolo retributivo si basa sulle ultime retribuzioni e sull’anzianità contributiva collocata entro determinati periodi, alla quale è attribuito un rendimento, il sistema di calcolo contributivo si basa sulla contribuzione accreditata e sull’età pensionabile. Sia le retribuzioni (nel sistema retributivo) che i contributi (nel metodo contributivo) sono rivalutati, ma con coefficienti- tassi diversi.

L’anzianità maturata dal pensionato inabile è aumentata del numero di settimane mancanti dalla data del pensionamento al compimento di 60 anni d’età, sino ad un massimo di 2080 settimane, pari a 40 anni. La pensione può essere inoltre incrementata al milione.

La pensione per inabilità permanente ed assoluta è incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, in Italia o all’estero, ed è revocata nel caso in cui vengano meno le condizioni per la sua concessione.

Se ne ricorrono i requisiti, a seguito della revoca può essere corrisposto un trattamento pensionistico, considerando nell’anzianità contributiva utile il servizio effettivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, incrementato dai contributi figurativi accreditati nel periodo di godimento della pensione di inabilità revocata.

Pensione per inabilità a proficuo lavoro

Il dipendente pubblico, a seguito degli accertamenti sanitari da parte della commissione medica, può vedersi riconosciuta l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro [2]: in questo caso, l’invalidità riscontrata dev’essere tale da non consentire alcun proficuo impiego presso l’amministrazione pubblica presso cui si presta servizio.

La pensione di inabilità, per la precisione, è riconosciuta ai dipendenti pubblici che, in seguito alla visita da parte della commissione medica competente (Asl, Cmv, Cmo) siano stati riconosciuti “inabili assoluti e permanenti a qualsiasi proficuo lavoro”: in sostanza, è accertato che il dipendente pubblico non è più idoneo a svolgere in via permanente attività lavorativa in modo proficuo, cioè continuativo e remunerativo.

Il riconoscimento permanente di questo stato invalidante comporta la dispensa per inabilità e la necessaria cessazione dal servizio, a seguito della quale il dipendente interessato deve presentare la richiesta di pensione all’Inpdap; tuttavia, per fruire della pensione, il dipendente deve possedere:

  • almeno 15 annidi servizio (ovvero 14 anni, 11 mesi e 16 giorni, poiché le frazioni di mese superiori a 15 giorni si computano come mensilità intera);
  • almeno 15 anni di servizio di cui 12 effettivi se facente parte del personale del comparto Difesa, sicurezza e soccorso pubblico [3].

La pensione è calcolata come la generalità dei trattamenti ex Inpdap, ma senza l’applicazione di maggiorazioni, contrariamente a quanto previsto in relazione al trattamento per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

Pensione per inabilità alle mansioni

Il dipendente pubblico, a seguito degli accertamenti sanitari da parte della commissione medica Asl, può vedersi infine riconosciuta l’inabilità assoluta e permanente alle mansioni svolte: in questo caso, l’inabilità non rende impossibile lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, ma è limitata ai compiti concretamente svolti dal lavoratore.

Se l’amministrazione non è in grado di offrire un impiego con mansioni equivalenti a quelle proprie della qualifica posseduta dall’invalido, questi, a seguito della cessazione dal servizio, ha diritto al trattamento di pensione. Qualora siano offerte mansioni inferiori, la giurisprudenza prevalente ritiene che il dipendente possa legittimamente rifiutare la variazione e, dunque, ottenere la dispensa dal servizio e la conseguente pensione.

Per fruire della pensione, il dipendente deve possedere:

  • almeno 15 annidi servizio (ovvero 14 anni, 11 mesi e 16 giorni);
  • almeno 15 anni di servizio di cui 12 effettivi se facente parte del personale del comparto Difesa, sicurezza e soccorso pubblico [3];
  • se iscritto presso la Cassa dipendenti enti locali o della sanità pubblica, deve avere alle spalle un servizio pari o superiore a 20 anni(ossia 19 anni, 11 mesi e 16 giorni).

La pensione è calcolata come la generalità dei trattamenti ex Inpdap, ma senza l’applicazione di maggiorazioni.

Il trattamento pensionistico di inabilità, eccedente l’ammontare del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, è cumulabile nella misura del 70% con i redditi da lavoro autonomo e del 50% con i redditi da lavoro dipendente. Nel caso di reddito da lavoro autonomo le relative trattenute non possono, in ogni caso, superare il valore pari al 30% di tali redditi.

Per approfondire, leggi: “Lavorare con la pensione d’inabilità, è possibile?“.


note

[1] Art. 2 Co. 12 L. 335/1995.

[2] Art. 42 DPR 1092/1973.

[3] Art. 52 DPR 1092/1973.

[4] Artt. 71 e 129 DPR 3/1957.


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