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Miscellanea Banche, abolito l’anatocismo: niente più interessi su interessi

Miscellanea Pubblicato il 18 dicembre 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 18 dicembre 2013

Gli istituti di credito non potranno applicare interessi sugli interessi già calcolati, ma potranno farlo solo sulla sorte capitale.

Il cosiddetto “anatocismo” potrebbe essere cancellato per sempre: se le banche non metteranno i freni al Parlamento, le due Camere potrebbero approvare, già nelle prossime settimane, un emendamento alla legge di stabilità che porrà fine alla pratica, degli istituti di credito, di calcolare gli interessi sugli interessi passivi già maturati dai clienti. L’anatocismo, infatti, non è altro che il calcolo degli interessi su una somma formata dal capitale originario e dagli interessi che esso, nei mesi precedenti, aveva già prodotto (in pratica, si ha che gli interessi producono altri interessi).

Con un emendamento che dispone la modifica del Testo unico bancario [1], verrebbe quindi  stabilito che gli interessi periodicamente capitalizzati non possono più produrre interessi ulteriori; questi ultimi, al contrario, nelle successive operazioni di capitalizzazione, andranno invece calcolati solo sulla sorte capitale. Resta fermo, peraltro, il principio secondo cui, nelle operazioni in conto corrente, deve essere assicurata alla clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori.

Insomma, nonostante l’incertezza del linguaggio (da rivedere in sede di conversione), la nuova norma impedirà alle banche la realizzazione di quel lucro che sino ad oggi hanno sempre ottenuto in danno della clientela.

Cos’è l’anatocismo?

L’anatocismo ha avuto una storia controversa nel nostro Paese [2], da sempre vittima delle volontà delle banche.

Il nostro Codice civile, per scongiurare pratiche usurarie, vieta (salvo vi siano “usi contrari”) che gli interessi scaduti possano essere capitalizzati e quindi possano produrre interessi a loro volta, a meno che il creditore lo richieda con una domanda in giudizio o a meno che il creditore e il debitore si accordino in tal senso quando si tratti di interessi scaduti e comunque si tratti di interessi dovuti per almeno sei mesi.

Fino al finire degli anni Novanta, le banche hanno sempre applicato, agli ignari correntisti, l’anatocismo, in barba al divieto del codice. La pratica veniva giustificata perché – a dire degli istituti di credito – essa era ormai entrata negli “usi“.

La Cassazione, però, ha sanzionato tale condotta, anche sul rilievo che le banche ingiustificatamente non concedevano parità di trattamento tra interessi creditori e debitori.

note

[1] Sostituzione del comma 2 dell’articolo 120 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.

[2] In particolare, dopo un duro scontro anche in Cassazione e alla Corte costituzionale sono derivati:

a) la norma sulla commissione di massimo scoperto (articolo 117-bis del Tub, quale da ultimo risultante dalla legge 60/2012 di conversione del Dl 29/2012);

b) la norma sulla nullità delle clausole stipulate in violazione dell’articolo 117-bis (articolo 27-bis, comma 1, dl 1/2012);

c) la normativa contenuta nel dm 30 giugno 2012, emanato dal ministro dell’Economia quale presidente del Cicr, recante la disciplina della remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti in attuazione dell’articolo 117-bis del Testo unico bancario;

d) la norma di cui all’articolo 120, comma 2, Tub, che oggi contiene la prescrizione in ordine alla parità di trattamento tra interessi creditori e debitori.

 

Autore immagine: 123rf.com


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