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Casa coniugale: si perde se il figlio ci sta solo nei weekend?

15 Gennaio 2021
Casa coniugale: si perde se il figlio ci sta solo nei weekend?

La casa assegnata all’ex coniuge non può essere revocata se il figlio, non indipendente economicamente, ci torna solo nei fine settimana.

Tu e tuo marito vi siete separati dopo 16 anni di matrimonio: un tempo lunghissimo in cui il vostro rapporto ha affrontato alti e bassi. Da quando vi siete lasciati, le cose tra voi sembrano andare meglio. Lui ti corrisponde ogni mese il mantenimento e tu sei rimasta a vivere nella vostra casa, piena di tanti ricordi. Di recente, però, tuo marito ti ha manifestato la volontà di riprendersi l’immobile di sua proprietà, in quanto i figli sono ormai maggiorenni e, quasi sempre, sono via per ragioni di studio. Tu sei preoccupata perché non sapresti dove altro andare.

In questo articolo faremo il punto della situazione sulla casa coniugale: si perde se il figlio ci sta solo nei weekend? È noto che con la separazione o il divorzio, il coniuge che convive con i figli ha il diritto di continuare ad abitare nell’appartamento che è stato il centro di aggregazione della famiglia per tutta la durata del matrimonio. Naturalmente, è una situazione solo temporanea, in quanto il coniuge proprietario potrebbe chiedere la revoca del provvedimento di assegnazione se i figli si rendono indipendenti oppure il beneficiario contrae nuove nozze o si trasferisce altrove.

Secondo la Cassazione, tuttavia, la revoca non è giustificata qualora i figli maggiorenni, non ancora autosufficienti, tornino a casa solo nei fine settimana. Se l’argomento è di tuo interesse, allora ti invito a proseguire nella lettura.

Casa coniugale: a chi viene assegnata in caso di separazione?

Quando un matrimonio finisce, è necessario decidere alcuni aspetti, come ad esempio il mantenimento, l’affidamento dei figli minori, l’assegnazione della casa coniugale, ecc.

Devi sapere che il genitore collocatario, cioè quello che convive con i figli, ha il diritto di rimanere ad abitare nella casa in cui tutta la famiglia ha vissuto fino a quel momento. Si tratta di una misura volta a consentire ai figli, soprattutto se minori, una crescita serena senza ulteriori stravolgimenti delle loro abitudini di vita. Pensa a cosa accadrebbe se un bambino, già sofferente per la separazione dei genitori, dovesse trasferirsi in un altro appartamento e lasciare gli amici, la sua cameretta, ecc.

Se, invece, la coppia non ha figli, il discorso cambia perché la casa spetterà al suo legittimo proprietario, il quale potrà anche adire le vie legali qualora l’ex coniuge non intenda lasciare l’immobile spontaneamente.

Casa coniugale: chi paga le spese?

Naturalmente, l’assegnatario deve sostenere alcune spese relative alla casa coniugale, come quelle condominiali ordinarie, la tassa sui rifiuti, eventuali costi di manutenzione ordinaria dello stabile e l’Imu (se si tratta di un appartamento di lusso).

Tutte le altre spese, tra cui quelle condominiali straordinarie, sono invece dovute dal proprietario dell’immobile.

Quanto al mutuo, solitamente le rate sono poste a carico di un solo coniuge (ad esempio, il marito) nonostante il debito continui a gravare, nei confronti della banca, su entrambi i coniugi. Tuttavia, se la separazione è consensuale, le parti potrebbero accordarsi anche diversamente, vale a dire che sia la moglie ad accollarsi l’intero mutuo.

Casa coniugale: si perde se il figlio ci sta solo nei weekend?

Partiamo da un esempio.

Tizio e Caia si sono separati perché negli ultimi anni non andavano più d’amore e d’accordo. All’udienza, il giudice ha assegnato la casa coniugale a Caia in quanto genitore collocatario. Dopo qualche anno, però, il figlio maggiorenne Mevio si trasferisce in un’altra città per studiare giurisprudenza. Il ragazzo torna a casa solo nei fine settimana per passare un po’ di tempo con i genitori e gli amici d’infanzia.

Come ti ho già spiegato poc’anzi, quando una coppia si separa, il giudice assegna la casa coniugale al genitore collocatario, allo scopo di tutelare l’interesse del ragazzo a rimanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuto. Tale diritto perdura fino al raggiungimento dell’indipendenza economica della prole.

Ne consegue che se un figlio va via di casa ed ha un lavoro stabile, allora è ammessa la revoca dell’assegnazione della casa coniugale che tornerà nel possesso del legittimo proprietario. In casi del genere, infatti, viene meno la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di uno dei genitori.

Nessuna revoca, invece, è giustificata se i figli tornano a casa solo nei weekand e non sono autosufficienti economicamente. In tal caso, la Cassazione ha ritenuto comunque integrato il requisito della convivenza con il genitore collocatario [1].

Casa coniugale: la revoca

Come puoi facilmente intuire, il provvedimento del giudice che, a seguito della separazione, assegna la casa ad uno dei coniugi può essere revocato in presenza di alcune circostanze. In particolare, il diritto di abitazione cessa in caso di:

  • trasferimento altrove del genitore assegnatario;
  • cessazione della coabitazione tra il genitore collocatario e i figli;
  • raggiungimento dell’autosufficienza economica della prole;
  • morte del coniuge assegnatario.

Naturalmente, la revoca non opera in automatico, ma è necessario adire nuovamente il giudice che ha pronunciato la separazione. Una volta ottenuto il provvedimento, vi è la possibilità di agire, anche forzatamente, per ottenere il rilascio dell’immobile. In parole povere, se l’ex coniuge assegnatario oppone resistenza, si può rientrare nel possesso dell’appartamento anche contro la sua volontà.


note

[1] Cass. ord. n. 23473/2020 del 27.10.2020.


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