Diritto e Fisco | Articoli

La valenza probatoria dei messaggi, email e chat

11 Novembre 2020
La valenza probatoria dei messaggi, email e chat

Prove nel processo: quando gli sms e la posta elettronica riescono a superare il vaglio del giudice. 

Il problema della valenza probatoria di messaggi, email e chat è che non c’è alcuna legge che le disciplina. Salvo per la Pec (la posta elettronica certificata) che è equiparata a una tradizionale raccomandata a.r. e che, come tale, fa piena prova dell’invio, del ricevimento e del suo contenuto, tutti gli altri strumenti informatici non hanno mai ottenuto una regolamentazione normativa. 

Pertanto, nel silenzio del legislatore, i giudici equiparano le email, i messaggi e le chat a semplici “riproduzioni meccaniche” come, ad esempio, le fotocopie.

Questo indirizzo si è, per fortuna, col tempo evoluto. Se infatti la fotocopia non lascia alcuna traccia della sua esecuzione, i dispositivi dai quali vengono inviate email ed sms mantengono al loro interno dei dati. Ed ecco che, poco alla volta, si è arrivato a riconoscere una propria valenza probatoria a messaggi, email e chat. In che modo? Cerchiamo di scoprirlo qui di seguito.

Il problema della prova di email, sms e chat

La questione di fondo è che per email ed sms inviati in chat non c’è un’attestazione di un pubblico ufficiale – come quella che il postino effettua per le raccomandate – a certificare sia l’invio che il ricevimento del messaggio. Sicché, il destinatario dell’email o dell’sms potrebbe sempre dire di non aver ricevuto nulla e che non c’è alcuna certezza in merito all’avvenuta comunicazione. Tanto più se si considera che, coi moderni software di fotoritocco, la stampa di una chat può ben essere alterata nel contenuto, facendo figurare messaggi che mai sono esistiti.

Allora come dimostrare che si è spedita un’email o un sms? In assenza di una certificazione ufficiale bisogna ricorrere a una diversa prova che possa essere, se non certa (come potrebbe invece trattarsi della dichiarazione di un notaio), almeno “presuntiva”. 

La prima di queste prove, per quanto banale possa apparire, è rappresentata dalla risposta del mittente. 

Così, una persona che risponde a un’email non potrà mai dire di non averla mai ricevuta, perché altrimenti non avrebbe come giustificare la sua reazione.

Facciamo due esempi.

Mario riceve un sms dal proprio datore di lavoro con cui questi gli comunica il licenziamento. Mario impugna il licenziamento entro i canonici 60 giorni, sostenendo di non averlo ricevuto in forma scritta così come prescritto dalla legge. Secondo i giudici, però, il fatto di aver contestato il licenziamento è la dimostrazione di averlo ricevuto, sicché si può ritenere che la comunicazione sia andata a buon fine e che il licenziamento stesso sia valido.

Antonio spedisce una mail con delle pesanti accuse nei confronti di Marco. Marco gli risponde anticipandogli che lo avrebbe trascinato, per questo, in tribunale. Antonio replica dicendo di non temere il giudizio di un giudice. Così Marco cita Antonio in giudizio per ottenere il risarcimento del danno causato dall’ingiuria. Antonio si difende sostenendo di non aver mai inviato la mail, ma Marco lo sconfessa producendo la risposta che Marco stesso aveva spedito.

La stampa delle chat e delle email

Una semplice stampa o uno screenshot delle conversazioni ricevute con email o chat non elimina il problema della prova. Tali riproduzioni hanno la stessa valenza delle fotocopie. La legge, in questi casi, dice che le fotocopie e tutte le riproduzioni meccaniche assumono valore di prova documentale solo a patto che la parte contro cui esse sono prodotte non le contesti. 

Facciamo un esempio.

Luca vanta un credito verso Sabrina così agisce contro di lei in tribunale. Sabrina sostiene che il credito si è prescritto. Luca si difende producendo una mail di sollecito spedita a Sabrina con cui l’avrebbe diffidata a pagare. Sabrina però sostiene di non aver mai ricevuto tale mail. In un caso del genere, Sabrina ha contestato il documento prodotto da Luca che pertanto non avrà alcun valore. Se però Sabrina non avesse sollevato tale contestazione, la mail stampata da Luca avrebbe avuto la validità di una qualsiasi prova documentale e, quindi, sarebbe valsa a far vincere la causa a Luca.

A riguardo, però, la Cassazione ha più volte ripetuto che la contestazione della riproduzione meccanica non può limitarsi a una mera formula di stile, un generico “mi oppongo”: la parte deve anche essere convincente e chiarire al giudice le ragioni per cui dubitare dell’autenticità del documento.

Roberto produce una fotografia da cui si evince che Daniela, la moglie, si è incontrata con un altro uomo. Per difendersi, Daniela sostiene che la foto è stata scattata quando i due erano ancora fidanzati, ancorandosi al fatto che la stessa apparirebbe più magra e con un vestito che non usa più. Il dubbio gettato da Daniela vale a convincere il giudice e, quindi, a rendere inutile la prova documentale.

Come superare il problema della facile contestazione di una stampa? Si potrebbe chiamare a testimoniare una persona che dichiari di aver effettivamente letto, sul dispositivo della parte in causa, la mail o l’sms non appena arrivato. Oppure si potrebbe portare la mail o la chat a un notaio, stamparla e chiedere al pubblico ufficiale di autenticare la riproduzione meccanica con una data certa. In questo modo si riuscirà quantomeno a dimostrare il momento esatto in cui il documento è stato formato.

Le perizie informatiche

Altro sistema per dare certezza a chat ed sms sono le perizie informatiche. Società specializzate in questo campo riescono a fornire una perizia giurata in merito al contenuto della chat dopo aver preso in mano il dispositivo in cui la stessa è contenuta.

Si tratta chiaramente di società private i cui costi devono essere sostenuti dalla parte che se ne vale.

Il deposito del cellulare

C’è un ultimo modo per dimostrare chat ed sms ed è quello di depositare il proprio dispositivo mobile (smartphone e tablet) nella cancelleria del giudice affinché sia lo stesso magistrato a visionarne il contenuto e attestare l’esistenza della comunicazione incriminata. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube