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Etilometro: come contestare omologazione e taratura

15 Gennaio 2021 | Autore:
Etilometro: come contestare omologazione e taratura

Si può contestare l’inattendibilità o il malfunzionamento dell’apparecchio, se non è stato sottoposto alle approvazioni amministrative e verifiche tecniche? 

Se leggi le nostre news del mattino ti sarai certamente imbattuto in una nuova ed interessante sentenza sull’etilometro “fuorilegge” perché omologato a nome di una società «inesistente» [1]. Si tratta di un apparecchio ampiamente diffuso in Italia (per la cronaca, il Drager Mk III 7110) e questa nuova posizione della giurisprudenza rischia di invalidare molte sanzioni penali e multe per guida in stato di ebbrezza.

Il motivo che ha indotto i giudici a bocciare l’etilometro (che aveva misurato un valore altissimo di alcool nel sangue di un imputato) non è un cavillo, ma riguarda l’omologazione, cioè una delle essenziali verifiche previste dalla legge per l’approvazione amministrativa e tecnica dello strumento, affinché esso possa essere utilizzato dalle forze di polizia su strada in occasione dei controlli mediante l’alcoltest. Così come è prevista un’altra importante verifica di funzionamento dell’apparecchio durante il suo ciclo di vita, una revisione che controlla il mantenimento delle caratteristiche di affidabilità: la taratura.

Ma come contestare l’omologazione e la taratura dell’etilometro? Siccome nella maggior parte dei casi la guida in stato di ebbrezza costituisce reato (con conseguenze molto pesanti a carico del trasgressore) vanno applicate le regole sulla formazione della prova proprie del processo penale, senza dimenticare i criteri di riparto dell’onere probatorio previsto per le opposizioni a sanzioni amministrative.

Sul punto si è espressa anche la Cassazione, per stabilire chi deve provare il corretto funzionamento dell’apparecchio o, di converso, i suoi malfunzionamenti che possono aver reso inattendibile la misurazione dell’alcoltest. Questo onere, come vedremo, è ripartito tra il cittadino e la pubblica amministrazione e il suo mancato assolvimento può comportare l’annullamento del verbale e la declaratoria di insussistenza del reato.

Guida in stato di ebbrezza

La guida in stato di ebbrezza è un reato, previsto e punito dal Codice della strada [2] che scatta quando il valore del tasso alcolemico del conducente supera 0,8 grammi per litro di sangue. Fino a 1,5 g/l c’è l’arresto fino a 6 mesi e l’ammenda da 800 a 3.200 euro, con sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno; oltre questa soglia la pena è dell’arresto da 6 mesi a 1 anno e dell’ammenda da 1.500 a 6.000 euro, con patente sospesa da 1 a 2 anni.

Le pene sono raddoppiate e la patente è revocata se il tasso del conducene è superiore a 1,5 g/l. Quando il valore è compreso nella fascia tra 0,5 e 0,8 g/l non c’è reato ma una violazione amministrativa, punita con la sanzione del pagamento di una somma da 532 a 2.127 euro e la sospensione della patente da 3 a 6 mesi.

L’etilometro e l’alcoltest

L’etilometro è un apparecchio che misura il quantitativo di alcool contenuto nell’aria espirata e determina il valore del tasso della sostanza presente in quel momento nel sangue. Questa misurazione, il ben noto alcoltest, viene fatta in modo speditivo, sul posto dove avviene il controllo di polizia. Il risultato è un po’ meno preciso rispetto a quello ottenuto con le analisi svolte sul prelievo di sangue ma è molto più rapido.

Gli strumenti più moderni garantiscono in genere una misurazione accurata, ma il grado di precisione dipende anche dalle condizioni concrete dell’apparecchio e dalla sua vetustà. Per questo l’etilometro deve essere inizialmente omologato, per risultare conforme alle caratteristiche tecniche previste dal Codice della strada [3] e individuate con appositi Decreti ministeriali  e poi va periodicamente sottoposto a taratura, per verificarne l’efficienza di funzionamento.

L’omologazione dell’etilometro

La legge [4] prevede una particolare procedura per l’approvazione iniziale degli etilometri, mediante un apposito procedimento amministrativo di omologazione. Gli etilometri, infatti, rientrano tra gli strumenti tecnici per l’accertamento delle violazioni alle norme di circolazione stradale.

La competenza è del Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) al quale il costruttore dell’apparecchio o l’importatore deve presentare domanda, corredata di relazione tecnica e della documentazione che comprova l’efficienza dello strumento. Se l’esito della verifica amministrativa (che prevede anche alcune prove di impiego) è positivo, il ministero omologa il prototipo e autorizza il richiedente alla produzione e alla commercializzazione del prodotto. Da questo momento le forze di polizia potranno acquistarlo e assumerlo nella propria dotazione d’impiego.

Quando l’omologazione è invalida

Nella sentenza del Tribunale di Bologna che abbiamo menzionato in apertura, l’omologazione avvenuta è stata ritenuta non a norma e da qui la misurazione della concentrazione del sangue eseguita con tale etilometro nei confronti dell’imputato di guida in forte stato di ebbrezza è stata ritenuta invalida e inutilizzabile come prova a carico.

Il giudice ha esaminato il libretto dell’etilometro ed il certificato di omologazione ed ha riscontrato la presenza di alcuni difetti formali, soprattutto per il fatto che l’autorizzazione era stata rilasciata ad un soggetto diverso dal produttore (si trattava di una società controllata del medesimo gruppo industriale): queste irregolarità sono state ritenute «idonee ad inficiare la validità dell’accertamento» e dunque sulla possibilità di utilizzare lo strumento per eseguire gli alcoltest su strada nei confronti dei conducenti.

La taratura periodica dell’etilometro

Inoltre da una consulenza tecnica effettuata dalla difesa e acquisita agli atti del giudizio è risultato che l’apparecchio era in funzione da più di 16 anni: la sentenza sottolinea che si tratta di «un lasso di tempo eccessivamente lungo, poiché più aumenta l’età e più lo strumento perde la sua capacità di rilievo ed erra nel suo risultato». Nonostante ciò, erano mancate le regolari verifiche periodiche – effettuate con notevoli ritardi rispetto alla tempistica prevista – e la tenuta del libretto di manutenzione è risultata «lacunosa», con annotazioni carenti o disordinate.

La taratura dell’etilometro deve essere effettuata annualmente da un laboratorio appartenente ad un Ente certificatore (il Csrpa, Centro Superiore Ricerche e Prove Autoveicoli) e l’esito delle misurazioni va riportato sul libretto metrologico dell’apparecchio.

La giurisprudenza, a partire da un intervento della Corte Costituzionale nel 2015 [5], ritiene indispensabile la taratura periodica di «qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico», poiché esso «è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione. Si tratta di una tendenza disfunzionale naturale direttamente proporzionata all’elemento temporale».

Come contestare il verbale

Secondo la Corte di Cassazione [6] il verbale di accertamento compiuto con l’etilometro deve riportare l’attestazione di avvenuta omologazione e della verifica periodica di «corretta calibratura» (che potrebbe non coincidere con la taratura di cui abbiamo parlato, ma anche in un test di autodiagnosi, dunque privo dell’attestazione del laboratorio del Csrpa).

In ogni caso, dalla violazione di questo obbligo «può discendere l’invalidità dell’accertamento stesso», precisa la Suprema Corte. E la menzione di tali operazioni amministrative e tecniche nel verbale di accertamento serve proprio a garantire al cittadino la controllabilità del rispetto di queste prescrizioni di legge da parte della pubblica amministrazione.

Così la sentenza del Tribunale di Bologna da cui siamo partiti sottolinea che «grava sull’accusa la prova del fatto costitutivo del reato e quindi del buon funzionamento dell’apparecchio mediante il quale sono stati eseguiti i controlli»; in particolare, quando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione».

In concreto, dunque, in un processo che vede un imputato per il reato di guida in stato di ebbrezza, se la difesa evidenzia la mancanza o l’irregolarità dell’omologazione iniziale e delle periodiche tarature o altri difetti, sarà il pubblico ministero a dover dimostrare il regolare funzionamento dell’etilometro, perché da ciò dipende la circostanza essenziale del fatto-reato da provare, cioè il superamento della soglia limite di alcool nel sangue.

La medesima regola può essere trasfusa nei giudizi amministrativi di opposizione alle sanzioni irrogate, in quanto l’onere della prova del fatto costitutivo della pretesa incombe sulla pubblica amministrazione. Per approfondire leggi anche questi articoli:


note

[1] Tribunale di Bologna, sent. n. 1088/2020 del 7 luglio 2020.

[2] Art. 186 cod. strada.

[3] Art. 379 Regolamento di attuazione del Codice della strada.

[4] Art. 192 Regolamento di attuazione del Codice della strada.

[5] C. Cost., sent. n. 113 del 29.04.2015, che ha dichiarato la parziale illegittimità dell’art. 45, comma 6, del Codice della strada.

[6] Cass. ord. n. 1921/19 del 24 gennaio 2019 e Cass. sent. n.38618/19 del 19 settembre 2019.


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