Salute e benessere | Articoli

Come affrontare la depressione infantile

12 Gennaio 2021 | Autore:
Come affrontare la depressione infantile

Disturbo depressivo: quali sono i sintomi, quali sono le conseguenze, a chi bisogna rivolgersi, come avviene la diagnosi, quali sono le terapie. Le decisioni del Tribunale dei minorenni di Milano e del tribunale di Roma.

Uno dei disturbi dell’umore più diffusi in età evolutiva è la depressione. Spesso, si ritiene che questo disturbo si manifesti prevalentemente in età adulta. In realtà, la frequenza stimata nell’infanzia e, soprattutto, nell’adolescenza è simile a quella degli adulti. Lo dimostra un recente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui il disturbo depressivo in età evolutiva si manifesta con le seguenti frequenze: -0.3-1% in età prescolare, -0,4-2,5% in età scolare, -4-8,3% in adolescenza.

Ma quali sono i sintomi della depressione? Marcata tristezza, disperazione, irritabililità, affaticamento, spossatezza, disturbi del sonno, difficoltà nella concentrazione e nell’apprendimento, perdita di energia, isolamento, bassa autostima, autosvalutazione, agitazione o rallentamento psicomotorio. Insomma, si tratta di campanelli d’allarme abbastanza gravi che possono interferire nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

Come affrontare la depressione infantile? In cosa consiste il trattamento? Nelle forme più lievi, è consigliabile il ricorso alla terapia di supporto e cognitivo-comportamentale, mentre nelle forme più gravi è prevista la somministrazione di farmaci antidepressivi. Ovviamente, qualora dovessi sospettare che tuo figlio abbia un disturbo depressivo, è bene che tu ti rivolga ad un neuropsichiatra infantile in modo che possa fare un’attenta anamnesi e un’accurata diagnosi e possa così suggerirti la migliore terapia in relazione al suo caso specifico.

Per fornirti un quadro completo sull’argomento, abbiamo intervistato il dr. Stefano Vicari, professore ordinario dell’Università Cattolica, primario di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù e autore di numerosi libri.

Dopo l’intervista all’esperto, a seguire, ti parlerò di due interessanti pronunce giurisprudenziali. Ma procediamo con ordine, partendo proprio dalla definizione di depressione.

Cos’è la depressione?

La depressione è un disturbo dell’umore. L’umore è inteso come il colore del nostro approccio rispetto al mondo. Ci sono giornate in cui ci sentiamo particolarmente giù di morale, mentre altre giornate in cui siamo decisamente più allegri. Il melanconico non è depresso. La depressione si caratterizza per una caduta del tono dell’umore persistente nel corso del tempo (per settimane o, addirittura, per mesi).

Parliamo di depressione quando ci riferiamo a chi non ha più voglia di uscire di casa, pensa costantemente alla morte, non prova più piacere per le cose che fino a poco tempo prima lo rendevano felice.

In che modo è possibile riconoscere la depressione in età infantile?

Tra le caratteristiche della depressione troviamo l’anedonia, cioè l’incapacità di provare piacere per le attività che prima erano attivamente ricercate dal minore. Poi, coloro che soffrono di depressione cominciano a non voler più uscire di casa, a frequentare poche persone o sempre le stesse, tendono a chiudersi sempre di più, hanno una certa affaticabilità e irritabilità, soffrono di disturbi del sonno, preferiscono trascorrere molte ore nel letto, provano emozioni negative come la tristezza, hanno un’immagine svalutante di sé, cercano la conferma della loro incapacità nella vita quotidiana.

La depressione è caratterizzata da una riduzione di energie fisiche e mentali. Tra i segni che accompagnano spesso questo disturbo vi sono anche la perdita di memoria, la difficoltà a rimanere concentrati e ad apprendere.

La depressione può essere associata ad altri disturbi?

Certamente. Ad esempio, nei bambini con Adhd (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) c’è una frequente associazione con i disturbi dell’umore. Anche i bambini con autismo o con ritardo mentale possono andare incontro a depressione. Talvolta, questo disturbo può essere un sintomo di un aspetto psicotico.

In generale, i disturbi mentali tendono a presentarsi insieme. Chi non ha familiarità con queste cose, tende a confondere spesso depressione e ansia. In realtà, la depressione spesso viene associata all’ansia, invece nell’immaginario collettivo ansia e depressione vengono intese come delle alternative. Il depresso è spesso ansioso, teme il giudizio degli altri, teme l’insuccesso.

Quali sono le conseguenze della depressione?

La depressione è una delle condizioni che provoca maggiori allontanamenti dalla scuola e dal lavoro, quello che si definisce «global burden of disease». In più, l’80% dei casi di suicidio ha un disturbo depressivo.

Cosa devono fare e cosa non devono fare i genitori?

Spesso, i genitori sottovalutano certi segnali. Sarebbe già un grande passo se i genitori fossero in grado di individuare le condizioni di rischio, cioè se fossero capaci di accorgersi che il bambino inizia a presentare alcuni sintomi della depressione (come quelli di cui abbiamo parlato prima) e si rivolgessero ad uno specialista. Insomma, non devono fare finta di non vedere.

Ci tengo a sottolineare che noi parliamo di un disturbo depressivo quando certe condizioni durano da settimane o mesi, quindi non deve trattarsi semplicemente di una giornata storta. Pertanto, occorre monitorare i comportamenti dei propri figli e fare attenzione ad eventuali cambiamenti.

A chi bisogna rivolgersi? Come avviene la diagnosi?

A mio parere, in prima battuta, è sempre consigliabile rivolgersi ad un medico; in particolare, ad un neuropsichiatra. La diagnosi consiste nell’osservazione e nel colloquio con il paziente.

Come bisogna affrontare la depressione infantile? 

Nelle forme lievi, le linee guida suggeriscono di affrontare la depressione con la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Parliamo di forme lievi di depressione quando c’è un impedimento funzionale. Si tratta dei casi in cui, tutto sommato, il bambino continua a condurre la sua vita. In particolare, anche se è triste e melanconico, fa fatica a relazionarsi con gli altri, è irritabile, ha crisi di pianto, in ogni caso il piccolo si sveglia, frequenta l’ambiente scolastico, ecc. Quindi, in questi casi, è sufficiente il trattamento psicologico.

In caso di forma grave di depressione, in cui si manifesta l’autolesionismo e si fa spazio l’intenzione suicidaria, allora è bene andare da un neuropsichiatra. In tal caso, bisogna iniziare un trattamento farmacologico.

Depressione infantile: giurisprudenza

Dopo averti spiegato come affrontare la depressione infantile nell’intervista al dr. Stefano Vicari, a seguire ti parlerò di due interessanti casi decisi dal Tribunale dei minorenni di Milano e dal tribunale di Roma.

Depressione infantile: la condotta del minore

Il Tribunale dei minorenni di Milano ha analizzato il caso di un minore alla soglia della maggiore età, afflitto da gravi problemi d’ordine neurologico e psichiatrico, attestati da ripetute, attendibili, motivate, concordanti relazioni medico-legali. In particolare, il minore aveva manifestato una marcata aggressività verso i genitori, pesantemente minacciati e insultati, e una condotta violenta e prevaricatrice nei loro confronti. Inoltre, il minore aveva realizzato atti di autolesionismo, accompagnati da minacce di suicidio.

Poi, vi era un cronico e totale rifiuto di adempiere gli obblighi scolastici. In più, erano ricorrenti alcune manifestazioni di idee grandiose e del tutto sproporzionate rispetto alle proprie capacità. Il minore era reduce da un ricovero in un istituto psichiatrico del Paese di provenienza, ma ancora insuperabilmente contrario ad ogni trattamento curativo ambulatoriale. In questo caso, la necessaria protezione fisica e terapeutica può essere assicurata solo ai sensi e per effetti di cui alla normativa sui trattamenti sanitari obbligatori (l. n. 180 e n. 833 del 1978).

Pertanto, il Tribunale dei minorenni, pur concordemente adìto dai genitori, non ha potuto che dichiarare la propria incompetenza ed il “non luogo a provvedere” sul ricorso parentale.

Autolesionismo a scuola

Chi risponde dei danni alla persona subiti da un alunno a causa di un atto di autolesionismo durante l’orario di permanenza all’interno dell’istituto scolastico? Secondo i principi della responsabilità contrattuale di cui all’articolo 1218 del Codice civile, è chiamato a risponderne l’istituto scolastico stesso, nel momento in cui la custodia e la vigilanza sono state poste in essere in maniera inadeguata e negligente, tenendo in considerazione l’età dei soggetti da sorvegliare.


note

[1] Trib. minorenni Milano 13.04.2010.

[2] Trib. Roma 17.02.2003.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

6 Commenti

  1. La condizione di cui si parla in questo articolo ben approfondito è quella a cui mai ci saremmo immaginati di trovarci noi genitori. Figli, piccoli, con depressione. I ragazzi dovrebbero essere più spensierati che mai, dovrebbero poter avere il cuore leggero e non essere mai turbati. Eppure, purtroppo, il malessere dilaga in questa società

  2. Ho notato i sintomi descritti all’inizio in mio foglio. all’inizio ho pensato si trattasse semplicemente di un periodo No, in cui gli adolescenti di solito si trovano quando iniziano a frequentare le ragazzine e magari su prendono anche qualche due di picche. Poi, mia moglie mi ha fatto notare che si isolava. Inoltre, ha iniziato a rinunciare ai suoi allenamenti, cosa che in una condizione normale non avrebbe mai fatto. Quindi, ci siamo preoccupati e ci siamo rivolti ad uno specialista. Fortunatamente, ho ha ricominciato a sorridere come prima e ad affrontare il malessere con consapevolezza, forza e con un approccio diverso, più maturo sul fronte psicologico

  3. A volte, si pensa che gli adolescenti stiamo una fase di trasformazione che fa dal mondo dell’infanzia al mondo degli adulti. Ma bisogna capire e far capire a chi circonda che non è una piccola fase che apri e chiudi così, ma si tratta di un periodo abbastanza lungo in cui i giovani cercano di scoprire cosa vogliono dalla vita, come raggiungere i loro obiettivi. Non tutti pensano a giocare ai videogames dalla mattina alla sera e a chattare sui social. Ci sono ragazzi che a 18 anni si preparano la valigia e si arruolano nell’arma rinunciando a tante cose. Poi, nella vita, c’è chi ha un temperamento più forte e affronta i problemi in un certo modo e chi si butta giù. Un mio parere…

  4. Quello che molti forse non hanno capito e come è chiaramente specificato nell’articolo è che la depressione è un disturbo dell’umore. Non è un periodo di passaggio, non è una fase, né una tappa della vita in cui i giovani possono “Inciampare”: Ma si tratta di un DISTURBO! Cioè non si ha il controllo di quello che si vive, di quello che si percepisce. Ecco perché è importante l’intervento di esperti se si vuole riuscire a gestire questa condizione e uscirne

  5. Spesso si ritiene che i bambini siano sempre felici e non abbiano preoccupazioni. Ma non sempre è così. Mio nipote ha vissuto un periodo molto brutto di depressione dopo la separazione dei suoi genitori. Noi parenti gli siamo stati vicini. Lui era molto arrabbiato con i genitori perché si sentiva la causa della loro rottura e accusava loro di non essere abbastanza pazienti. Allora, per farlo tranquillizzare lo ospitavamo in casa così poteva giocare con i cuginetti, ma non era più come prima. Non aveva la solita gioia e l’entusiasmo di prima. Il suo umore era a terra. Allora, ha iniziato una terapia con specialisti ed ora pian piano sta riprendendo il sorriso

  6. Mio figlio era molto irritabile, scontroso, aveva reazioni smisurate ad avvenimenti insulsi, aveva una bassa autostima, temeva di non riuscire a misurarsi con le piccole sfide di ogni giorno, soffriva di insonnia. Era diventato svogliato anche a scuola e non giocava con i suoi compagni. Insomma, eravamo disperati a casa. Poi, ci siamo rivolti ad un bravo neuropsichiatra che insieme alla sua equipe di esperti ci hanno aiutato a migliorare il suo umore e a ricominciare. Anche se ogni tanto ancora ha i suoi momenti No.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube