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Reintegra del lavoratore e sanzioni a carico del datore di lavoro

11 Novembre 2020
Reintegra del lavoratore e sanzioni a carico del datore di lavoro

Distinzione tra il licenziamento nullo e annullabile: solo nel primo caso l’azienda è tenuta a versare le sanzioni civili per l’omessa contribuzione.

Una recente e interessante sentenza della Cassazione [1] distingue il caso del licenziamento nullo e di quello annullabile. Quando c’è reintegra sul lavoro del dipendente ingiustamente licenziato, il datore di lavoro è tenuto a ricostruire la sua posizione previdenziale e quindi a versare i contributi per il periodo durante il quale il dipendente stesso non ha lavorato. Ma solo nel caso di licenziamento nullo, oltre ai contributi, l’azienda è tenuta a pagare anche le sanzioni civili [2] previste dalla legge per il caso di omissione contributiva. Invece, nel caso di licenziamento annullabile, tale sanzione non è dovuta. Ecco la sintesi delle principali pronunce della Cassazione sul tema.

Licenziamento illegittimo e reintegrazione nel posto di lavoro: sanzioni civili per omissione contributiva 

In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una sentenza dichiarativa e l’annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva, poiché nel primo caso, il datore di lavoro, oltre che a ricostruire la posizione contributiva del lavoratore ora per allora, è tenuto al pagamento delle sanzioni civili per omissione ex art. 116, comma 8, lett. a), l. n. 388/2000, mentre, nel secondo caso, il datore di lavoro non è soggetto a tali sanzioni, trovando applicazione la comune disciplina della mora debendi nelle obbligazioni pecuniarie, fermo restando che, per il periodo successivo all’ordine di reintegra, sussiste l’obbligo di versare i contributi periodici, oltre al montante degli arretrati, sicché riprende vigore la disciplina ordinaria dell’omissione e dell’evasione contributiva.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 30 ottobre 2020 n. 24139 

Omissione contributiva: intenzione specifica di non versare i contributi 

Le sanzioni civili da omissione contributiva sono dovute in caso di licenziamento inefficace o nullo; si tratta di omissione e non di evasione contributiva perché manca quella che l’art. 116, comma 8, lett.b) della L. 23 dicembre 2000, n. 388 qualifica come “intenzione specifica di non versare i contributi”, atteso che l’omissione contributiva è invece conseguenza della (ritenuta, dal datore di lavoro) legittimità del licenziamento.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 febbraio 2018 n. 2970 

Ritardo nel versamento dei contributi 

In tema di reintegrazione per illegittimità del licenziamento, ai sensi dell’art. 18 della l. n. 300 del 1970, anche prima delle modifiche introdotte dalla l. n. 92 del 2012, nell’ipotesi di annullabilità del licenziamento, privo di giusta causa o giustificato motivo, si è in presenza di una sentenza costitutiva, sicché, trovando applicazione la comune disciplina della “mora debendi” delle obbligazioni pecuniarie, va esclusa la configurabilità di un ritardo nel versamento dei contributi previdenziali successivamente alla sentenza di reintegra, fermo l’obbligo di versamento dei contributi periodici e del montante degli arretrati.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 20 novembre 2017 n. 27450 

Illegittimità del licenziamento e reintegrazione nel posto: obbligo di pagamento dei contributi nel periodo intercorrente tra licenziamento e reintegra del lavoratore

In caso di reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, ai sensi dell’art. 18 della legge n. 300/1970 (nel testo precedente la riforma di cui alla legge 28 giugno 2012, n, 92) solo nel caso di licenziamento inefficace o nullo il datore di lavoro è soggetto al pagamento, oltre che dei contributi previdenziali non versati, anche delle sanzioni civili ai sensi dell’art. 166, legge n. 388/2000, secondo il regime dell’omissione. Nelle ipotesi di licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo non si applica invece alcun regime sanzionatorio, salva l’ordinaria disciplina codicistica della mora debendi in relazione alle somme contributive non versate. Una volta emesso l’ordine di reintegrazione, l’obbligo contributivo per il periodo successivo rivive nella sua interezza e dunque, nel caso di inadempimento, anche il relativo regime sanzionatorio.

Corte di cassazione, Sezioni unite civili, sentenza 18 settembre 2014 n. 19665


note

[1] Cass. sent. n. 24139/2020 

[2]  I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti:

a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge;

b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30 per cento; la sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Qualora la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi e semprechè il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.


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