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Covid: il rischio della chiusura delle scuole con il lockdown

11 Novembre 2020 | Autore:
Covid: il rischio della chiusura delle scuole con il lockdown

Casi positivi in aumento in tutto il Paese. Quali sono le possibili ripercussioni sugli studenti qualora si dovesse stabilire la didattica a distanza per tutte le classi?

Una nuova ondata di contagi sta investendo il nostro Paese. I casi positivi continuano a salire. Secondo l’ultimo bilancio di ieri, 10 novembre, il numero dei nuovi positivi è di 35.098, mentre sono 580 i morti, a fronte dei 217.758 dall’inizio della pandemia.

L’ultima fotografia scattata dall’Istituto superiore di sanità in Italia, come precisa il presidente Silvio Brusaferro, evidenzia che: «La maggior parte dei casi si contagia in Italia. L’età media, purtroppo, è in leggera crescita e lentamente si avvicina ai 50 anni. E parallelamente la fascia over 70 comincia ad avere un numero crescente di casi di Covid-19. Quasi tutte le Regioni sono a rischio alto o moderato».

Ma allora, vien da chiedersi se sia necessario un lockdown nazionale e, in particolare, se sia necessario arrivare alla chiusura delle scuole di cui tanto si è discusso e si continua a discutere.

Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha sottolineato a ‘Radio Anch’io’ che «In questo momento gran parte della comunità scientifica ha più volte affermato che i rischi nella scuola sono veramente minimi e sono molto calcolati, grazie al lavoro che è stato fatto dalla nostra comunità scolastica».

Poi, il ministro ha precisato che andare a scuola significa sicuramente rimanere in un luogo protetto, in quanto ci sono regole molto rigide che vengono rispettate, mentre «fuori dalla scuola non so quanto questo accada».

C’è il rischio che le scuole si trasformino in focolai? «I dati sui contagi nelle scuole li hanno le Asl e li comunicano all’Istituto superiore di Sanità che pubblica un rapporto complessivo una volta a settimana: l’ultima volta ha riferito che c’è il 3,5% di focolai rispetto a quelli di tutto il paese». «Sono dati buoni anche rispetto agli altri paesi europei», ha aggiunto Lucia Azzolina.

A questo punto, quali sarebbero i possibili rischi derivanti dalla chiusura delle scuole? Il ministro dell’Istruzione ritiene che «Rischiamo un disastro dal punto di vista psicologico, dello sviluppo formativo, sociologico, educativo di un bambino». In particolare, «Un bambino che in questo momento in Campania o in altre regioni deve imparare a leggere e a scrivere in prima elementare non può farlo semplicemente da dietro uno schermo. Dobbiamo essere prudenti ma ricordandoci che i ragazzi hanno diritto a un pezzo di normalità della loro vita».

A proposito dell’importanza di proseguire la didattica in presenza per i bambini e per gli adolescenti, in un’intervista rilasciata a Tgcom 24, il neuropsichiatra infantile Stefano Vicari ha spiegato altri elementi che non bisogna trascurare: «La chiusura delle scuole danneggia gli ultimi, oltre ai bambini e agli adolescenti in generale, certamente gli alunni che hanno delle disabilità e delle difficoltà. Per loro la scuola è occasione di integrazione e questo è impossibile con la didattica a distanza. Ovviamente i temi che il Covid ci pone in termini di salute, di tranquillità, di sicurezza, sono moltissimi. C’è da chiedersi se non ci sia un modo che vada al di là della chiusura della scuola per poter garantire comunque socialità e relazione. Beni così preziosi per i nostri ragazzi».

Al momento, ricordiamo che l’ultimo Dpcm del 3 novembre 2020 ha suddiviso l’Italia in tre diverse zone (rossa, arancione e gialla) a seconda delle criticità riscontrate nelle diverse aree.

Partiamo dalla zona gialla: qui, è prevista la didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso dei laboratori; mentre è prevista la didattica in presenza per le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e scuole medie. Gli studenti delle scuole elementari e medie devono indossare la mascherina anche seduti al banco.

Anche nella zona arancione, il Dpcm ha stabilito la didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso dei laboratori. La didattica in presenza è prevista per le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e scuole medie. Gli studenti delle scuole elementari e medie devono indossare la mascherina anche seduti al banco. In più, in questa zona sono chiuse le università, salvo per le matricole e a meno che si tratti di alcune attività di laboratorio.

Nella zona rossa, in cui la situazione Covid è più critica, è prevista la didattica a distanza non solo per le scuole superiori, ma anche per le classi di seconda e terza media. Sono chiuse le università, salvo specifiche eccezioni. Restano aperte soltanto le scuole dell’infanzia, le scuole elementari e la prima media.



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8 Commenti

  1. Non dobbiamo trascurare seriamente l’impatto psicologico del covid sui bambini. Loro hanno bisogno di incontrare e socializzare con i loro compagni anche se si tratta di rimanere a 2 metri di distanza e indossando la mascherina. Si possono ridurre le ore di lezione, organizzare dei turni, ma per favore non private i nostri figli della scuola perché per quanto si possa fare didattica digitale non è la stessa cosa

  2. Molti pensano che se si mette la didattica a distanza anche le maestre sono contente. Beh, vi dico una cosa: non è affatto così. Poi, ci vediamo al rientro alla didattica in presenza e al recupero delle lezioni e delle lacune che hanno i bambini ed i ragazzi. E’ inevitabile che con la didattica a distanza qualcosa venga meno, anche a livello di attenzione e di impegno scolastico e poi a pagarne non sono solo i ragazzi ma anche gli insegnanti

  3. Per me, la scuola non è poi così sicura. E la Azzolina cosa vorrebbe insinuare? Che noi a casa non seguiamo i nostri figli? Che non gli facciamo rispettare le regole? Che non stiamo abbastanza attenti? Che le nostre case sono meno sicure delle scuole?

  4. Attenzione che qui si va degenerando…. Nessuno ha detto che la casa è meno sicura della scuola, ma che comunque i nostri ragazzi hanno bisogno di andare a scuola per tanti motivi. Per stare meglio al passo con le lezioni, per apprendere meglio, per essere seguiti come si deve (cosa che è più difficile stando dietro ad uno schermo), per socializzare e per avere anche una piccola parvenza di normalità in questo periodo caotica che sta mettendo a dura prova tutti noi. Io soffro di insonnia da quando è iniziata questa maledetta pandemia e nonostante ciò cerco di stare dietro a tutto e di aiutare mio figlio, ma non è semplice per noi adulti…figuriamoci per i più piccoli

  5. La Azzolina per me non è il massimo, però devo dire che su questo ha ragione. I più piccoli non devono risentire ulteriormente di questa situazione e devono essere accompagnati e accolti a scuola dove devono apprendere stando a contatto con gli insegnanti e con i compagni di classe. Davvero, come vi immaginate che si impari a leggere e a scrivere qualora dovessero chiudere anche le scuole primarie? Ma siamo impazziti? E se non apprendono ora quando vogliamo che imparino le basi? sapete quante lacune potrebbero avere da grandi?

  6. La cosa che mi insospettisce non è tanto la banda di genitori preoccupati per l’istruzione e per la crescita dei propri figli, ma quei genitori che vogliono affibbiare i bambino alle scuole perché non sono in grado di occuparsene e non vogliono averli tutto il giorno in casa e se li hanno in casa poi li mettono davanti ad una televisione o ai videogiochi e se ne fregano del tempo da trascorrere con loro. Sapete cosa succede se chiudono le scuole? Questi genitori anziché seguirli nelle lezioni a distanza, poi gli danno pc e tablet e li abbandonano a loro stessi.

  7. Mio figlio sta seguendo la didattica a distanza alle elementari perché c’è stato qualche caso covid a scuola quindi con un’ordinanza hanno chiuso le scuole del nostro Comune. Devo dire che alcune maestre si applicano molto con gli alunni, cercano di essere pazienti e cortesi, mentre altre se ne fregano altamente e si mettono a parlare del più e del meno. Allora, anche qui si può notare lo stesso impegno con cui certi insegnanti si adoperano per l’istruzione dei bambini in un momento così delicato

  8. Io mi auguro solo che da tutta questa situazione i nostri ragazzi non sviluppino de disturbi come depressione, ansia, attacchi di panico, perché davvero a mio parere questo virus sta mettendo tutti in ginocchio. Loro sembra che non capiscono ma vivono più di noi questo disagio, il fatto di non potersi vedere dopo aver fatto i compiti a casa con i loro amichetti, di non poter uscire al parco giochi, di non poter andare a trovare i nonni. Di queste mancanze ne risentiranno, ne sono certa.

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