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Conti correnti cointestati: 6 cose da sapere

11 Novembre 2020
Conti correnti cointestati: 6 cose da sapere

Rapporti tra marito e moglie, parenti ed eredi: come difendersi dalle controversie che possono sorgere in caso di conto cointestato a due o più persone. L’ipotesi della simulazione. 

È assai diffusa la pratica di cointestare un conto corrente al coniuge, al figlio, al convivente o a qualsiasi altro familiare. Ma ci sono alcuni aspetti giuridici, legati a tale tipologia di contratto bancario, che bisogna conoscere. Ad esempio, qual è la sorte degli eventuali debiti? Che succede se uno dei cointestatari preleva dal conto più della propria quota? Cosa avviene alla morte di uno dei contitolari del conto e come fa l’altro a prendere la sua parte?

Ecco allora 6 cose da sapere sui conti correnti cointestati. 

Cointestare un conto corrente è una donazione?

Il conto corrente può nascere già cointestato oppure lo può diventare in un momento successivo. In questo secondo caso, si verifica una donazione. Il titolare del conto, infatti, nell’aggiungere al proprio nome quello del cointestatario, non fa altro che eseguire una donazione della metà della provvista depositata in banca. 

Questo può avere delle importati ricadute al momento della chiusura del conto: il cointestatario avrà infatti diritto alla metà del deposito a meno che l’altro dimostri che la cointestazione era solo fittizia, una simulazione per consentirgli di compiere liberamente le operazioni bancarie. Facciamo un esempio.

Mario e Marta sono sposati in regime di separazione dei beni. Mario cointesta a Marta il conto corrente su cui gli viene accreditato mensilmente lo stipendio. I due divorziano cosicché Marta pretende metà del conto. Mario però riesce a non dare nulla all’ex moglie dimostrando al giudice che il conto era alimentato solo dai propri redditi e che la cointestazione era una simulazione realizzata per consentire a Marta di provvedere alle spese necessarie al ménage domestico.

Conto cointestato: sono possibili altre percentuali?

Di solito, se non è previsto un apposito accordo, il conto cointestato si presume di proprietà di tutti i cointestatari per quote uguali. Quindi, in presenza di due contitolari, ciascuno avrà il 50% del conto. Nulla vieta, però, che si possa concludere un accordo per quote diverse (ad esempio, il 90% e il 10%, l’80% e il 20%, ecc.).

Conto cointestato: che succede alla morte di uno dei due titolari?

Alla morte del titolare di un conto corrente, ciascun erede può pretendere dalla banca la propria parte solo dopo aver presentato la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate (è sufficiente che un solo erede effettui la dichiarazione). 

Il conto verrà quindi diviso tra tutti gli eredi in proporzione alla rispettive quote ereditarie. 

Se il conto è cointestato, però, il cointestatario potrà continuare a prelevare, anche prima della dichiarazione di successione, fino a metà del conto. L’altra metà invece verrà divisa tra gli eredi. Se il cointestatario è anche erede (ad esempio, il coniuge), questi parteciperà alla divisione del 50% caduto in successione.

Resta salva la possibilità per gli eredi di dimostrare la simulazione della cointestazione e, quindi, dividere l’intero conto e non solo metà. Ecco un esempio pratico.

Una donna anziana, che non può muoversi di casa, decide di cointestare il proprio conto alla nipote affinché questa possa prelevare dalla banca i soldi necessari alla spesa e alle medicine. Senonché, alla morte della donna, la nipote rivendica dagli altri eredi una metà del conto tutta per sé. Gli altri eredi possono però opporsi dimostrando che la contestazione voluta dalla nonna era diretta solo a una migliore gestione del conto e non era invece rivolta a realizzare una donazione della metà dello stesso.

Conto cointestato tra coniugi: cosa succede?

Si può avere un conto corrente cointestato sia in caso di coppia coniugata in separazione dei beni che in comunione dei beni. Le regole restano le stesse. Il conto resta di proprietà comune fino allo scioglimento del conto stesso. Se la coppia si separa, è diritto di uno dei due cointestatari chiede al giudice anche la divisione del conto (oltre a quella di tutti gli altri beni nel caso della coppia in comunione). Il giudice, in assenza di diverse pattuizioni, dividerà il conto a metà tra il marito e la moglie.

Mattia e Sophia sono sposati in separazione dei beni. I due decidono, all’inizio del matrimonio, di aprire un conto corrente cointestandolo. Alla fine del matrimonio, Sophia chiede la metà del conto. Il giudice gliela concede.

Resta la possibilità, per come anticipato nel punto precedente, di dimostrare che la cointestazione era solo fittizia e simulata. In tal caso, il coniuge beneficiario della cointestazione non avrà diritto alle somme. 

Rocco, occupato, cointesta il conto alla moglie Roberta, disoccupata, affinché badi alla casa. Alla cessazione del matrimonio, Roberta pretende metà del conto corrente benché sposata in separazione dei beni. Il giudice non gliela concede perché Rocco riesce a dimostrare che il conto era alimentato solo dal proprio stipendio e che la cointestazione era solo simulata.

Potrebbe infine succedere che una coppia, in comunione dei beni, abbia un conto intestato a un solo coniuge. In caso di separazione tra i coniugi, il conto andrà diviso tra i due, anche se non cointestato. 

Saverio è sposato con Adriana in comunione dei beni. Il primo ha un conto corrente su cui riceve gli stipendi. Alla separazione tra i due, Adriana riceve dal giudice metà dei risparmi nel frattempo accumulati da Saverio sul conto corrente, avendone pienamente diritto proprio per via della comunione dei beni.

Conto cointestato: che succede se uno dei contitolari preleva di più?

Non succede di rado che uno dei cointestatari del conto prelevi più della propria quota. Si tratta di un comportamento lecito solo nella misura in cui l’altro abbia prestato a ciò il proprio consenso. Se, invece, tale autorizzazione non c’è, il contitolare leso dovrà agire contro l’altro per rivendicare la propria quota.

Non ha la possibilità di agire però contro la banca, che non è tenuta a verificare se uno dei cointestatari preleva più della propria quota. Si tratta infatti di un’ipotesi di «solidarietà attiva»: in pratica, ciascuno dei creditori della banca (i cointestatari) può pretendere l’intera prestazione senza che questa possa negargliela. Sono salvi però i rapporti interni tra le parti, da regolare in separata sede.

Attilio cointesta un conto con il proprio socio Roberto. Il conto è a firma disgiunta. Un giorno, Roberto preleva tutti i risparmi in banca e poi sparisce. Attilio pretende di fare causa alla banca che ha consentito a Roberto di prelevare più della propria metà, ma il giudice non gli dà ragione. Infatti, la banca era autorizzata a dare a Roberto anche tutta la provvista.

Conto cointestato: che succede in caso di debiti?

Per gli eventuali debiti accumulati sul conto avviene qualcosa di speculare a quanto appena visto per il credito: la banca può pretendere l’intero pagamento da uno solo dei cointestatari. Quest’ultimo, una volta versata la propria quota, potrà rivalersi sull’altro nella misura del 50%. In questo caso, si parla di «solidarietà passiva».

Giovanna e Luca sono due conviventi che hanno un conto cointestato su cui è appoggiato un mutuo acceso da Luca. Luca non paga più le rate mensili sul mutuo. Sicché, il conto va in rosso. Giovanna diventa condebitrice insieme a Luca delle mensilità non pagate.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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