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Le abitudini che portano al successo

11 Novembre 2020 | Autore:
Le abitudini che portano al successo

Cosa porta un uomo al successo oltre al lavoro, al tempo e alla fiducia in se stesso?

Un giorno venne un mental coach in Calabria a fare una lezione. Chiese agli organizzatori del luogo di portare la case history di un imprenditore locale di successo e quelli suggerirono il mio nome. Venni così invitato a parlare sul palco della mia esperienza professionale. Il mental coach ci tenne a presentarmi. Esordì dicendo che, con la tenacia e la forza di volontà, chiunque può arrivare al successo, anche uno sfigato avvocato di periferia. Non furono esattamente le sue parole ma il senso era inequivocabilmente questo.

Da buon calabrese sfigato allora cacciai fuori tutto il mio orgoglio e iniziai il mio discorso così: «Avete sentito finora parlare di successo!» Bene! È tutto sbagliato. Nella vita non conta il successo, ma il fallimento. Sono i fallimenti che ti rendono forte e che ti portano inesorabilmente al successo. Bisognerebbe organizzare corsi per imparare ad accettare i propri fallimenti piuttosto che a raggiungere il successo. Perché il successo, prima o poi, dopo tanti fallimenti, arriva da solo. Invece ciò che la gente non sa fare è imparare a fallire, a rialzarsi dopo le cadute».

La mia frase suscitò un certo imbarazzo sia nella platea che nello speaker. Forse, sono stato troppo forte ma, come ho già detto in un mio precedente video, se vuoi imparare a correre devi prima saper cadere. Quando insegnai a mio figlio a pattinare, lo vidi prima cadere a ripetizione dandogli numerose pacche sulle spalle. Non puoi pensare di raggiungere il successo se al primo fallimento cadi in depressione. 

Il rapporto che c’è tra successo e fallimento è di 1 a 100. Solo a fronte di 100 insuccessi puoi sperare di raggiungere un risultato. Ma se al novantanovesimo fallimento decidi di ritirarti non conoscerai mai il successo a cui eri destinato.

C’è un racconto nella novellistica calabrese. Un uomo di mediocre intelligenza decide di attraversare l’oceano Atlantico a nuoto. Arrivato a metà però si tira indietro, sconfortato dalla distanza ancora da percorrere. Senza sapere però che per tornare a casa dovrà percorrere gli stessi chilometri che gli sarebbero rimasti.

Secondo Churchill, il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere il proprio entusiasmo.

La differenza tra fallimenti e successi è un po’ come l’acqua fredda e l’acqua calda sotto la doccia: l’acqua fredda ti arriva subito e ti gela in un istante, mentre per l’acqua calda devi sempre attendere un bel po’ prima che scorra.

L’unico posto in cui “successo” viene prima di “sudore” è il dizionario. 

Giudica il tuo successo da ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo. Ogni sforzo è già un successo. È vero: una volta che arriva, il successo copre una miriade di errori. E tutti si dimenticheranno magicamente dei tuoi fallimenti. Anche perché il successo accade sempre in privato mentre il fallimento avviene davanti a tutti. Ed è forse questa la ragione per cui ciascuno di noi, consciamente o inconsciamente, ambisce al successo: il riscatto. Che sia un riscatto economico, sociale, anche nei confronti di una donna. Il riscatto e l’ambizione spingono l’uomo al successo. Dumas diceva che non vi è nulla di meglio del successo per guarire dall’orgoglio. E Woody Allen disse che l’80% del successo è farne sfoggio.

Ed allora ho pensato a descrivervi quelle che, secondo me, sono le abitudini che portano al successo.

Successo è tempo per il lavoro

Potrei liquidarvi in due secondi con queste parole: avere successo significa avere tempo per fallire e ritentare. Si lavora meglio in team proprio per questo: per avere più tempo e, quindi, più chance di successo. Il tempo da dedicare al tuo progetto che sottrarrai ai tuoi bisogni personali è tempo che guadagnerai per raggiungere il successo. 

Se ci pensate, il discorso non fa una piega: il problema del successo è la mortalità. Se fossimo immortali non ci porremmo mai il problema del successo, sapendo che prima o poi chiunque lo raggiunge con l’esperienza.  

La prima abitudine che quindi ti porta al successo è svegliarti presto la mattina e finire tardi la sera. 

E qui ti troverai già davanti a tanta gente che sostiene il contrario, che il lavoro ti rende schiavo. È l’esatto contrario: il lavoro ti rende libero. 

Come ho già detto in un precedente video, il momento più bello della mia professione l’ho raggiunto quando ho detto a un cliente, venuto al mio studio per essere difeso in una causa, che non lo avrei fatto semplicemente perché ritenevo che avesse torto marcio. E lì ho capito che la cosa più importante della nostra vita è la libertà.

Non bisogna lavorare solo per vivere, così come non bisogna vivere solo per lavorare. Ma bisogna lavorare per sentirsi liberi.

La perseveranza

Torniamo al tempo. Chi riesce a trovare tempo per lavorare deve essere anche in grado di non sprecarlo: deve quindi avere un focus, una visione e, soprattutto, la perseveranza. Bisogna aver chiaro il proprio obiettivo e raffinare questa direzione poco alla volta che si cammina. 

La perseveranza – diceva ironicamente Bierce – è una virtù con cui la mediocrità consegue un successo inglorioso. In buona sostanza, con la perseveranza chiunque può avere successo, anche una persona di media intelligenza.  

Per quanto mi riguarda, ho sempre trovato fondamentale svegliarmi con una forte carica fisica e mentale. Quella carica che, nei primi tempi, ho raggiunto pensando a quante persone, alle mie spalle, criticavano il mio operato e lo deridevano. Ogni volta che avevo qualche difficoltà pensavo alle facce compiaciute dei miei detrattori. E lì ho tirato fuori l’energia per dimostrare a tutti che ero molto più forte di loro, delle loro critiche e dei fallimenti. 

Oscar Wilde diceva che ogni tuo successo ti crea un nemico; per essere simpatico occorre essere mediocri. Chiunque può condividere le sofferenze di un amico, ma occorre una natura molto raffinata per condividere il successo di un amico.

Per riprendere le espressioni di un noto imprenditore italiano, la mia formula del successo si riassume in tre parole: lavoro, lavoro, lavoro.

Devi amare il tuo lavoro. Devi lavorare per il piacere di lavorare. Se fai qualcosa solamente per denaro non avrai successo. 

Lo sport e la sicurezza in se stessi

Una seconda abitudine per avere successo è curare il corpo con lo sport. La sicurezza in sé stessi, anche sotto l’aspetto fisico, può essere un importante volano. Era lo stesso Freud a dire che la sicurezza interiore è la chiave del successo. Secondo lo psicanalista austriaco, un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.  

Amicizie e partner

La porta del successo però te la schiudono anche le amicizie. E non intendo con questo le conoscenze forti. Parlo dei tuoi soci, delle persone che lavorano al tuo fianco, che devi selezionare sulla base delle tue stesse caratteristiche: amore per il lavoro, dedizione, caparbietà. Anche il partner è importantissimo: è la persona che hai a più stretto contatto. È sacrosanto il detto che dietro un uomo di successo c’è sempre una grande donna. 

Molti uomini debbono il loro successo alla loro prima moglie – diceva John Backus – e la loro seconda moglie al loro successo.

La pianificazione della giornata

Un’importante abitudine che porta al successo a mio avviso è la pianificazione della giornata. Bisogna essere i datori di lavoro di se stessi. Bisogna avere un forte “super-io” che ci ponga davanti, prima ancora che a degli obiettivi, a dei compiti da svolgere, per quanto ripetitivi e noiosi, comunque quotidiani. 

Immaginate di avere una vocina dentro di voi a dettare le vostre azioni. «Ora fai questo, ora fai quest’altro». E per evitare che queste azioni siano solo il frutto del proprio arbitrio dettato dalla pigrizia, è necessario programmarle in anticipo. 

Prendete un foglio e fate una time-sheet della vostra giornata lavorativa: «dalle ore tot alle ore tot bisogna fare questo» e costi quel che costi dovrete farlo. «Dalle ore tot alle tot bisogna fare quest’altro» e così via. 

Insomma, siate voi il vostro sergente di Full Metal Jacket. 

Sappiate scegliere gli obiettivi

Sappiate rapportare gli obiettivi alle vostre capacità ed esigenze. Se avete 40 anni e iniziate a svolgere ora un percorso, non potete pensare di diventare Presidenti della Repubblica. Rapportate le vostre ambizioni al tempo che avete a disposizione e alle vostre potenzialità. 

Con la consapevolezza che c’è un solo tipo di successo per il quale vale davvero vivere: quello di fare della propria vita ciò che si desidera. 

E se poi non riuscirete ad avere il successo che speravate, consolatevi con questa considerazione: «La punizione del successo consiste nel fatto di dover frequentare delle persone che prima si potevano evitare».    


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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