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Oscurati siti di live streaming e canali Telegram

11 Novembre 2020 | Autore:
Oscurati siti di live streaming e canali Telegram

Oltre 50 milioni gli utenti, di cui circa 5 milioni solo in Italia, godevano di contenuti coperti dal diritto d’autore e visibili su siti illegali di live streaming e canali Telegram attraverso contratti di abbonamento con Iptv pirata.

Sequestrate e oscurate oltre 5.500 risorse informatiche tra server di trasmissione, piattaforme di gestione, siti vetrina e siti di live streaming, oltre a 350 canali Telegram. A smascherare l’organizzazione internazionale, che aveva reso possibile la trasmissione dei contenuti illegali alla propria clientela, sono stati i finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche insieme al personale del Servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni della Polizia di Stato.

L’operazione ‘The Perfect Storm‘, a contrasto al fenomeno della pirateria audiovisiva attraverso la trasmissione non autorizzata su rete internet, la cosiddetta ‘Iptv’ – Internet Protocol Television, è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica Giovanni Melillo e diretta dal Procuratore Aggiunto Vincenzo Piscitelli e dal Sostituto Procuratore Valeria Sico. L’operazione, come riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, si è avvalsa dei canali di cooperazione giudiziaria internazionale tramite l’Agenzia Europea Eurojust, mediante il desk italiano, diretto dal Procuratore Filippo Spiezia, coadiuvato dai Sostituti Procuratori Aldo Ingangi e Angela Continisio.

Contratti di abbonamento con le Iptv pirata

In contemporanea con la riproduzione di numerosi eventi on demand, tra cui partite di calcio dei principali campionati europei, centinaia di migliaia di utenti che avevano stipulato contratti di abbonamento con le Iptv pirata, hanno all’improvviso visualizzato sui propri dispositivi un pannello che li avvertiva che il sito tramite il quale stavano illegalmente visionando il programma era stato sottoposto a sequestro.

La Guardia di Finanza infatti, come riporta la nota stampa dell’agenzia Adnkronos, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, a partire dal pomeriggio del 6 novembre scorso, ha avviato il progressivo spegnimento da remoto delle piattaforme, dei server e delle smart card utilizzate dai pirati, nonché l’oscuramento dei siti web e dei canali Telegram dediti alla vendita e riproduzione dei contenuti dell’Iptv illegale.

L’azione di preliminare oscuramento e il successivo monitoraggio hanno consentito di individuare ulteriori 350 siti vetrina e 370 canali Telegram oggetto di un nuovo sequestro d’urgenza disposto dalla Procura che ha azzerato ogni residua possibilità per l’organizzazione di riprodurre contenuti video in violazione delle norme a tutela del diritto d’autore.

Indagini: il sistema piramidale

Le indagini hanno permesso di identificare un sistema articolato, a carattere piramidale, rappresentato da piattaforme informatiche di ultima generazione, alimentate simultaneamente da numerose sorgenti di contenuti in Europa e finalizzate alla trasformazione dei segnali audiovideo protetti da diritto d’autore riconducibili alle principali pay TV e servizi c.d. ‘Over The Top’ (Netflix, Dazn, Disney+), in flussi dati sistematicamente redistribuiti attraverso Server identificati in data center collocati in tutto il mondo.

Attraverso questa tecnica, i criminali informatici, a fronte di transazioni economiche disposte anche attraverso criptovalute, erano in grado di alimentare migliaia di servizi illegali di Iptv, nonché servizi web di live streaming, applicazioni mobili e canali Telegram.

Chi c’era al vertice del team pirata?

Si faceva chiamare “Eros Mistero della luce” il 42enne di Isernia al vertice del Team Dvs sgominato dai finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche insieme a personale del Servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni della Polizia di Stato.

Capo e promotore dell’organizzazione, si occupava di coordinare gli interventi di esperti programmatori e soggetti preposti alla mitigazione di minacce hacker verso l’infrastruttura pirata, nonché di seguire le fonti di approvvigionamento (Smart Card Sky anonime prepagate) encoder, decoder, server di rilancio, piattaforme Xtream Codes.

Per consentire la divulgazione della Iptv illegale si serviva di “reseller” che si occupavano della commercializzazione esclusiva del servizio Iptv fornito dal gruppo di carattere internazionale e operativo in diversi paesi europei.

Solo “Eros”, si legge nell’ordinanza del Gip del Tribunale di Napoli Fabio Provvisier, “appare il vero e unico dominus del sistema illecito, la Dvs Team, da lui anche creato, apparendo invece tutti gli altri indagati solo dei collaterali partecipi, essendo lui il capo, promotore e coordinatore delle attività di tutti gli altri, finalizzata alla corretta e proficua gestione dell’infrastruttura pirata”.

Le conseguenze

Nel corso dell’Action Day, fissato contemporaneamente in tutti i Paesi coinvolti nella giornata di ieri, è stata data esecuzione a una misura di custodia cautelare in carcere in Italia; un provvedimento di sequestro e confisca per equivalente pari a euro 10.619.000 euro nei confronti di 23 indagati con contestuale esecuzione di perquisizioni in Italia ed all’estero; provvedimenti di sequestro di oltre 5.500 risorse informatiche utilizzate dall’organizzazione per la diffusione e la vendita illegale di contenuti in violazione del diritto d’autore ubicate in territorio nazionale ed in ognuno dei Paesi esteri che ha fornito la propria collaborazione; 30 decreti di perquisizione e sequestro presso le centrali di ritrasmissione del segnale pirata in Italia ed all’estero; 100 perquisizioni domiciliari e locali nei confronti dei principali re-sellers italiani; un provvedimento di sequestro di 334 account PayPal destinati alla raccolta dei profitti dell’attività illecita; perquisizioni e sequestri di attrezzatura e denaro o altre utilità in 12 paesi europei, tra cui Malta, Spagna, Germania, Bulgaria, Grecia, Lituania, Slovenia, Svezia, Belgio, Romania, Olanda e Francia.

Le attività sono state svolte sull’intero territorio nazionale ed in altri 12 Paesi membri con il coordinamento dell’Agenzia Europea Eurojust ed in ulteriori 5 Paesi extra UE (USA, Regno Unito, Russia, Ucraina e Svizzera) mediante l’attività di raccordo info-operativo svolta dal II Reparto del Comando Generale del Corpo ed hanno richiesto l’intervento di oltre 600 finanzieri appartenenti a 91 diversi Comandi territoriali del Corpo e oltre 300 appartenenti ai collaterali esteri.

Alle operazioni ha partecipato inoltre un’aliquota di personale altamente specializzato appartenente al Servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni della Polizia di Stato, che ha fornito il proprio prezioso supporto tecnico alle ponderose attività di digital forensics presso le principali centrali di ritrasmissione del segnale pirata.



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