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Donazione: come evitare problemi fiscali

11 Novembre 2020
Donazione: come evitare problemi fiscali

La semplice scrittura privata che sancisce la donazione non è sufficiente a vincere le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. 

Una recente pronuncia della Cassazione spiega come evitare problemi fiscali con le donazioni. Si tratta di un importante suggerimento che bisognerebbe tenere sempre a mente tutte le volte in cui, in buona o malafede, si ricevono dei soldi sul proprio conto corrente. 

Si pensi al caso di una persona che voglia regalare a un’altra una somma di denaro. Quando si tratta di piccole cifre, nell’ottica di poche decine di euro (si pensi a una donazione tramite PayPal di 50 euro), non c’è bisogno né di andare dal notaio, né di redigere scritture private. Gli importi in questione sono infatti esentasse e quindi non vanno dichiarati al Fisco. Tale chiarimento è stato fornito dalla stessa Agenzia delle Entrate. È estremamente improbabile che, per cifre di tale entità, l’amministrazione finanziaria possa fare controlli.

Le cose cambiano quando invece le somme diventano di valore più rilevante. A questo punto, si possono verificare due ipotesi. Se la donazione è «di non modico valore» sarà necessario procedere tramite atto notarile e due testimoni. In questo caso, non ci saranno problemi con il Fisco, atteso che l’atto pubblico offre un’assoluta certezza sia sulla sua esistenza che sulla data di realizzazione.

Il problema si pone per gli importi di poche centinaia di euro, che non necessitano di notaio e che potrebbero insospettire il Fisco. Come? E in che modo difendersi? In questo breve articolo, di commento alla sentenza della Cassazione, spiegheremo come evitare problemi fiscali in caso di donazioni. Ma procediamo con ordine.

I controlli sui bonifici ricevuti sul conto da parte dell’Agenzia delle Entrate

Come saprai bene, lo Stato controlla il tuo conto corrente. In particolare, l’Agenzia delle Entrate può tenere traccia di tutte le movimentazioni in entrata e uscita e chiederti giustificazione delle stesse fino a sei anni dopo (cinque anni dalla presentazione della relativa dichiarazione dei redditi). 

Questo significa che, se sul tuo conto ci dovessero essere dei versamenti non giustificati, il Fisco potrebbe presumere che si tratti di evasione fiscale e recuperare a tassazione gli importi in questione, oltre ovviamente all’applicazione delle sanzioni.

Cosa potresti fare per difenderti? C’è sempre il vecchio trucco delle donazioni: sostenere cioè che si è trattato di importi ricevuti in regalo da altre persone o magari di rimborsi spese. Ma è un trucco da quattro soldi, che non reggerebbe nemmeno un minuto. A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. La ragione è semplice: una semplice scrittura privata tra le parti, che ben potrebbe essere retrodatata e quindi sottoscritta all’occorrenza, in caso di controlli, non ha alcun valore nei confronti dell’ufficio delle imposte.

Il Fisco non si fida dei contribuenti. Ben potrebbe essere infatti che due persone si mettano d’accordo per giustificare un versamento sul conto solo dopo che sia intervenuta la richiesta di chiarimenti da parte dell’ufficio delle imposte. E allora come difendersi?

Donazioni: come evitare problemi con il Fisco

Per dare certezza alla scrittura privata con cui viene disposta una donazione è necessario darle una «data certa», certificata cioè da un pubblico ufficiale. E questo può essere, oltre al notaio, anche il postino: si pensi a una donazione che viene affrancata e spedita tramite raccomandata a.r. dalle parti a se stesse, in modo da ricevere poi l’atto con il timbro postale. 

La data certa per antonomasia la offre anche la registrazione della donazione (adempimento che si effettua presso l’Agenzia delle Entrate) che tuttavia non è obbligatorio (soprattutto perché a pagamento).

Un ulteriore sistema è spedire l’atto come testo di una Pec (non quindi come allegato perché la Pec non dimostra il contenuto degli allegati). La Posta elettronica certificata infatti fa fede come una raccomandata a.r.

Altri modi per contestare gli accertamenti fiscali

Per contestare l’accertamento di un bonifico ricevuto sul conto si potrebbe anche sostenere che si tratti del ricavato di una vendita di seconda mano o di un prestito ricevuto da terzi. In entrambi i casi, si pone sempre lo stesso problema: la prova che va fornita al Fisco deve avere la data certa. La semplice scrittura privata non vale a dimostrare la buona fede del contribuente. 

La vicenda

Nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto corretto l’accertamento fiscale a carico di un professionista che aveva giustificato le movimentazioni bancarie con scritture private (donazioni) senza data certa.

Con un’interessante motivazione, gli Ermellini hanno affermato che «l’art. 2704 c.c., in mancanza di una delle situazioni tipiche di certezza della data della scrittura privata contemplate dalla prima parte della norma, non contiene un’elencazione tassativa dei fatti in base ai quali tale data deve ritenersi certa rispetto ai terzi e lascia al giudice del merito la valutazione, caso per caso, della sussistenza di un fatto, diverso da quelli indicati, idoneo secondo l’allegazione della parte, a dimostrare la data certa». Inoltre, precisa ancora la Cassazione, «la mancanza di data certa di una scrittura privata ex art. 2704 c.c. può rilevare sotto il profilo della assenza di analiticità della prova contraria che il contribuente è tenuto a fornire per superare la presunzione legale relativa di cui all’art. 32, comma 1, n. 2 del d.P.R. n. 600/1973 e, per l’IVA, di cui all’art. 51, comma 2, n. 2, del D.P.R. n. 633 del 1972».


note

[1] Cass. ord. n. 25127 del 10.11.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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