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Reato per il genitore che non sorveglia i bambini altrui che giocano e si fanno male

18 Dicembre 2013
Reato per il genitore che non sorveglia i bambini altrui che giocano e si fanno male

Ogni soggetto è responsabile delle lesioni riportate dal minore che sia stato affidato alle sue cure se non ha espressamente negato al genitore la propria disponibilità al controllo.

 

Può dare uno sguardo al mio bambino?“. Quale genitore può dire di non aver ricevuto una richiesta simile nel giardino di casa o al parco col proprio figlio. Attenzione però: dare la propria disponibilità a chi chiede di controllare il proprio figlio può costare caro.

Con una pronuncia di pochi giorni fa, infatti, [1] la Cassazione ha condannato una mamma che aveva accettato di sorvegliare il bambino altrui ed era stata poi incapace di impedire che quest’ultimo si ferisse durante il gioco. La donna è stata ritenuta responsabile del reato di lesioni colpose per le ustioni di terzo grado subite dal bambino ospitato, a seguito del lancio di una spugna infuocata da parte del proprio figlio. Secondo i giudici la donna non avrebbe adeguatamente sorvegliato i bambini affidatile, altrimenti avrebbe potuto evitare che questi giocassero con oggetti pericolosi (quale è per esempio un accendino).

Nel momento in cui i figli dei vicini giocano nel proprio cortile di casa insieme ai propri figli, il padrone di casa assume tacitamente l’obbligo di sorvegliarli. Ciò discende dal semplice fatto che i bambini, stando nell’abitazione altrui o nelle sue pertinenze, entrano sotto la custodia e l’affidamento del padrone di casa, indipendentemente dal suo consenso espresso a che stiano lì a giocare.

Se l’adulto non si oppone alla loro presenza, accetta tacitamente gli obblighi di sorveglianza e si assume la responsabilità di eventuali incidenti. Egli, infatti, nel momento in cui gli vengono affidati dei bambini, assume gli stessi doveri di sorveglianza che ha nei confronti dei propri figli e risponde, anche penalmente, degli eventi dannosi da loro subiti.

È necessario non sottovalutare gli impegni e le responsabilità che derivano quando si accetta di prendere in cura un minore.

Secondo i giudici, infatti, anche il solo fatto di non manifestare un aperto dissenso a una richiesta del genere va interpretato come implicita volontà ad assumersi la responsabilità della vigilanza e del controllo del bimbo.

Ogni genitore dovrà, perciò, rispondere dei danni subiti non solo dal proprio figlio, ma anche dai figli altrui affidatigli in custodia.

E non occorre, tra l’altro, che sia stato sottoscritto dalle parti un contratto specifico perché ci si possa trovare gravati di una simile responsabilità. Infatti, sottolinea la Suprema Corte, l’obbligo di custodia e vigilanza proprio di taluni soggetti (si pensi agli operatori scolastici quando i figli si trovano a frequentare la scuola) può scaturire anche da molteplici situazioni della vita ordinaria non necessariamente formalizzate in un atto scritto.


note

 

[1] Cass. sent. n. 50606 del 16.12.13.

Autore immagine: 123rf.com


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