Diritto e Fisco | Articoli

Quando scattano i controlli sul conto corrente?

12 Novembre 2020
Quando scattano i controlli sul conto corrente?

Quali contribuenti sono soggetti a maggiori verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate e del Fisco?

Chi rischia i controlli sul conto corrente? Esiste una tipologia di contribuente più esposta alle verifiche fiscali?

In un precedente articolo, abbiamo spiegato come lo Stato controlla i conti correnti. In questa sede, vedremo invece quando scattano i controlli sul conto corrente ossia i casi in cui tale accertamento viene effettuato. Ma procediamo con ordine.

Come avvengono i controlli sul conto corrente?

Esistono due modalità con cui i conti correnti vengono sottoposti al controllo del Fisco. La prima è quella tradizionale: i verificatori si recano in banca e chiedono copia di tutte le documentazioni inerenti un determinato correntista. La banca è tenuta a fornire tutto ciò che le viene richiesto.

La seconda modalità è, invece, l’accesso all’Anagrafe dei conti correnti (vedi link ad inizio articolo). Si tratta, in questo caso, di un controllo che avviene tramite collegamento telematico a una banca dati alimentata annualmente dalle informazioni fornite dalle stesse banche. Qui, i verificatori non hanno bisogno di “alzarsi dalla scrivania” potendo svolgere le verifiche comodamente dall’ufficio. 

In entrambi i casi, il contribuente oggetto di controllo non ha il diritto di essere informato preventivamente dell’avvio delle indagini nei suoi riguardi.

Quali operazioni sul conto corrente sono oggetto di controllo?

I privati e i professionisti possono subire solo un controllo dei bonifici ricevuti e dei versamenti di contanti sul conto. Quindi, si tratta solo delle “entrate”. I pagamenti invece, i prelievi allo sportello o al bancomat e, infine, i bonifici in uscita non sono suscettibili di alcun controllo. 

Al contrario, per gli imprenditori è possibile il controllo anche sulle spese che devono sempre trovare una giustificazione in contabilità, a meno che si tratti di importi non superiori a 1.000 euro al giorno e comunque 5.000 euro al mese.

Pertanto, l’Agenzia delle Entrate non potrà mai chiedere a un disoccupato, a un pensionato o a un lavoratore dipendente la ragione per cui, in una determinata data, ha prelevato dal conto una consistente somma di denaro: trattandosi infatti di prelievi, questi sono liberi e non soggetti a verifiche. Al contrario, potrà chiedergli come mai e per quale motivo ha ricevuto un bonifico da un’altra persona se questo non è riportato nella dichiarazione dei redditi. Oppure potrebbe chiedergli da dove proviene la somma di denaro che, in contanti, è stata versata sul conto tramite lo sportello.

Chi rischia di più i controlli sul conto corrente?

In base a quanto detto, si comprende che, essendo i controlli eseguiti per lo più tramite semplice collegamento telematico all’Anagrafe tributaria e dei conti correnti, non c’è una categoria di contribuente che rischia più delle altre. Tutti possono essere oggetto di una verifica: giovani, anziani, disoccupati e occupati, liberi professionisti o imprenditori, lavoratori dipendenti o pensionati. 

Tutt’al più, i controlli vengono “scomodati” solo per cifre di una certa entità, non certo per poche decine di euro. Anche un bonifico di 300 euro potrebbe risultare inosservato al Fisco, a meno che non diventi periodico. 

Quando scattano i controlli sul conto corrente?

Alla luce di quel che abbiamo appena detto, possiamo affermare che i controlli sul conto corrente scattano tutte le volte in cui c’è un bonifico “in entrata” o un versamento di una consistente somma di denaro in contanti se queste somme non sono riportate nel 730 o nella dichiarazione dei redditi. E, difatti, l’Agenzia delle Entrate è autorizzata, dalla nostra legge, a presumere che i soldi provenienti da versamenti di contanti o da bonifici ricevuti da parte di terzi siano di natura “reddituale”, costituiscano cioè il corrispettivo di una prestazione lavorativa e, come tale, imponibile. Il che significa che, in assenza di una valida giustificazione fornita dal contribuente, tali somme devono essere “denunciate” nell’annuale dichiarazione al Fisco.

Come difendersi in caso di controlli sul conto corrente?

Sintetizzando, si può dire che tutte le somme non giustificate che appaiono in entrata sul conto corrente danno origine a un accertamento fiscale perché si presumono il frutto dell’evasione fiscale. 

Spetta al contribuente dimostrare le valide ragioni per cui tali importi non sono stati dichiarati. E tali giustificazioni possono essere di varia natura. Si può, ad esempio, trattare di una donazione o di un prestito. Ma per vincere la partita con l’Agenzia delle Entrate non è sufficiente dedurre tali circostanze, né esibire una scrittura privata che attesta la natura del versamento. Bisogna essere in possesso di un documento con data certa. Così potrebbe essere un atto di donazione registrato o spedito a sé stessi con raccomandata a.r. O potrebbe trattarsi di un atto notarile: il pubblico ufficiale ha infatti il potere di fornire certezza al documento in questione. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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