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Atea eppure sposata in chiesa: matrimonio nullo

18 Dicembre 2013
Atea eppure sposata in chiesa: matrimonio nullo

Valida anche per lo Stato la sentenza della Sacra Rota che ha annullato il matrimonio per via della riserva mentale attribuita alla donna e conosciuta all’uomo: ella era contraria all’idea stessa delle nozze religiose.

A volte basta davvero poco per far annullare un matrimonio. Basta, per esempio, che lei, pur fingendosi cattolica, sia tuttavia radicalmente atea e contraria all’idea stessa delle nozze in chiesa.

È quanto basta perché il matrimonio sia dichiarato nullo dalla Sacra Rota e tale pronuncia sia poi recepita anche dallo Stato italiano. Lo ha confermato una sentenza di ieri della Cassazione [1].

In questo caso, secondo la Suprema Corte, vi è una “simulazione totale”, da parte della donna, e una divergenza assoluta tra “volontà” e “dichiarazione”. La donna aveva più volte manifestato di non credere nel matrimonio. E tale riserva mentale, anche se nota al marito prima del matrimonio, è sufficiente a rendere nullo il “sì” sull’altare e, quindi, tutto il matrimonio.

Verrebbe allora da chiedersi perché mai si debba desumere necessariamente che il non volersi sposare in chiesa sia anche indice di non volersi sposare affatto? Insomma, ben potrebbe una persona rifiutare il rito cattolico, ma comunque esprimere un valido consenso per gli effetti civili del matrimonio. Perché dichiarare «la nullità del matrimonio sul piano civilistico solo perché una parte è atea?

La Cassazione risponde in modo categorico: è illogica la posizione di colui che mira a una illegittima compenetrazione tra i principi dell’ordinamento canonico e quello statuale, quasi a volere mettere nel nulla il fatto che si è trattato di matrimonio concordatario, soggetto ai principi di diritto canonico con conseguenti effetti civili.

Insomma, se le prove dimostrano la “simulazione totale” da parte di uno dei due sposi, il quale dichiari di non credere nel matrimonio, per via di una visione atea della vita, il matrimonio è nullo non solo in ambito ecclesiastico ma anche in ambito civile.


note

[1] Cass. sent. n. 28220/13 del 18.12.13.


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1 Commento

  1. Mi preme evidenziare che si tratta di matrimonio concordatario, in cui il rito religioso è premessa del successivo riconoscimento civile. Una persona atea ben può convincere il partner a celebrare esclusivamente un matrimonio civile, o un matrimonio solo religioso, eventualmente seguito a distanza di tempo da uno civile, lasciando in tutti i casi indipendenti i due tipi di celebrazione e i relativi effetti. Per conto mio dovrebbe semplicemente essere abolito il matrimonio concordatario, che è solo un pastrocchio moralistico giuridico frutto di lecchinaggio ipocrita verso il Vaticano e indice della sua prepotenza e invadenza nella vita dello Stato italiano. Ben si sarebbe dovuto scindere secondo me l’annullamento civile da quello religioso, ponendo nel nulla solo quell’ultimo, ma quando c’è di mezzo il Vaticano lo Stato italiano non opera secondo buon senso, tanto meno secondo logica o secondo giustizia

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