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Risarcimento al lavoratore per sofferenza interiore

12 Novembre 2020 | Autore:
Risarcimento al lavoratore per sofferenza interiore

Danno patrimoniale, alla salute e morale in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale: i diritti della vittima.

In caso d’infortunio connesso all’attività svolta, o di malattia dovuta alle mansioni effettuate, all’ambiente lavorativo o all’esposizione a particolari rischi, il lavoratore dipendente ha sempre diritto al risarcimento, anche se non è assunto regolarmente, o se il datore non paga i premi dovuti all’Inail, l’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Più precisamente, l’Inail risarcisce il danno patrimoniale collegato alla riduzione della capacità di lavoro conseguente all’infortunio o alla malattia professionale; l’istituto risarcisce il lavoratore anche in relazione al danno biologico, ossia alla menomazione all’integrità psico-fisica dell’assicurato.

L’interessato può inoltre, nonostante sia destinatario delle tutele Inail, ottenere un ulteriore risarcimento da eventuali terzi responsabili dell’evento lesivo, beneficiando di un ristoro pari alla differenza tra l’indennizzo riconosciuto dall’Inail e il reale pregiudizio patito (cosiddetto danno differenziale).

Ma il diritto ad essere risarcito sussiste anche per le sofferenze morali e soggettive patite dall’interessato? In altri termini, spetta il risarcimento al lavoratore per sofferenza interiore?

A chiarire la questione è stata la Cassazione, con una nuova sentenza [1]: la Suprema corte, in particolare, fa riferimento non solo alle ripercussioni dell’infortunio o della malattia professionale sulla sfera di relazione ed esistenziale del lavoratore, ma anche alle gravi conseguenze subite da quest’ultimo sul piano delle sofferenze morali e soggettive. In pratica, la Cassazione distingue le conseguenze dell’evento lesivo sul piano relazionale (danno esistenziale) da quelle sul piano morale (danno morale): un conto, difatti, è la relazione dell’interessato con la realtà esterna, un conto è la relazione con sé stesso.

La sentenza della Corte in esame completa il quadro in tema di risarcimento del danno alla persona, un ambito che si è evoluto notevolmente col tempo: dal mero indennizzo per la capacità lavorativa perduta, quindi dal mero risarcimento del danno patrimoniale, si è passati a una tutela della vittima molto più ampia, che copre anche il danno all’integrità psicofisica, inteso come danno non solo psichico, ma esistenziale, alla sfera di relazione della persona. Sino ad arrivare, con la nuova pronuncia della Cassazione, a tutelare il lavoratore per le sofferenze morali patite a causa dell’incidente sul lavoro o della malattia professionale, quindi alla tutela della sfera interiore.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sui risarcimenti previsti per il lavoratore in caso d’infortunio avvenuto in occasione di lavoro, o di malattia professionale dovuta all’attività svolta (anche in relazione all’organizzazione) o all’ambiente lavorativo.

Indennizzo per la riduzione della capacità lavorativa

L’Inail offre innanzitutto degli indennizzi al lavoratore in caso di inabilità temporanea (rendita per inabilità temporanea assoluta, cure per la riabilitazione) conseguente all’evento lesivo realizzato in occasione di lavoro o a causa di una malattia professionale.

Nel caso in cui la riduzione della capacità lavorativa non sia provvisoria, ma sia valutata una volta stabilizzate le condizioni di salute del lavoratore, l’Inail riconosce delle prestazioni connesse all’inabilità permanente, assoluta o parziale, quali la rendita per inabilità permanente, l’assegno personale continuativo, l’assegno di incollocabilità.

Per approfondire: Infortunio sul lavoro e malattia, che cosa paga l’Inail.

Le prestazioni offerte dall’Inail possono essere considerate alla stregua di un risarcimento del danno patrimoniale subito dal lavoratore (sia come danno emergente che come lucro cessante): in pratica, l’interessato riceve un indennizzo che serve a compensare il minore o mancato guadagno a seguito della riduzione o dell’azzeramento della capacità di lavoro.

Risarcimento del danno biologico

L’Inail risarcisce al lavoratore anche il danno biologico: questo coincide con la menomazione all’integrità psico-fisica dell’assicurato, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica, inscindibile dalle altre.

Nello specifico, l’istituto, in caso di danno biologico verificatosi a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, liquida un indennizzo, che è corrisposto in forma di rendita se il grado di invalidità è pari o superiore al 16% ed in capitale se fra il 6 ed il 15%. L’importo dipende dall’entità del danno e dall’età dell’infortunato, ed è stabilito da apposite tabelle.

Come chiarito dalla Cassazione [2], il danno biologico può verificarsi sia in relazione all’invalidità permanente che a quella temporanea: non può, però, essere liquidato contemporaneamente, con sovrapposizione delle voci.

In altri termini, si può liquidare il danno biologico permanente soltanto dalla cessazione di quello temporaneo: la contemporanea liquidazione delle due voci dà luogo a un’inammissibile duplicazione nel risarcimento.

Danno non patrimoniale e danno biologico: sofferenza interiore

Il Codice delle assicurazioni private [3] sostituisce però il danno biologico col danno non patrimoniale: la nuova normativa, nel dettaglio, distingue il danno alla sfera delle relazioni esterne causato dalle lesioni, dal danno morale, relativo alla sfera delle relazioni interne.

Il danno sofferto, difatti, non ha soltanto un aspetto esteriore, che incide negativamente su tutte le relazioni di vita dell’interessato, ma ha anche un aspetto interiore: dolore, vergogna, disistima di sé, paura e disperazione sono un esempio delle ripercussioni dell’evento lesivo nella sfera morale.

In buona sostanza, nella valutazione del danno alla salute devono essere considerate tanto le conseguenze subite dalla vittima sul piano relazionale esterno (relazioni con gli altri e con l’ambiente in generale) quanto le conseguenze subite nella propria sfera morale o interna, quindi nel rapporto del danneggiato “con sé stesso”.

Duplicazione del risarcimento: quando?

Risarcire il lavoratore per le conseguenze subite sia sul piano relazionale esterno che interno non costituisce una duplicazione del risarcimento del danno non patrimoniale, in quanto le relazioni interiori ed esteriori appartengono a due diverse categorie; questo, al contrario del danno biologico e del danno esistenziale, appartenenti allo stesso ambito protetto dalla Costituzione [4].

Costituisce una duplicazione del risarcimento anche la liquidazione contemporanea del danno biologico collegato all’inabilità temporanea e del danno biologico collegato all’inabilità permanente.

Bisogna infine considerare che l’interessato, nonostante sia beneficiario delle tutele Inail, può aver diritto ad essere risarcito da terzi responsabili dell’evento lesivo. Le somme che il danneggiato riceve dall’Inail, come la rendita per inabilità, devono allora essere sottratte dall’ammontare dovuto allo stesso titolo dal responsabile: in caso contrario, il lavoratore conseguirebbe di fatto un doppio risarcimento.

Infortunio e malattia professionale: quali danni vanno risarciti?

Riepilogando quanto chiarito dalla Cassazione, il lavoratore che risulta inabile a causa di un infortunio o di una malattia professionale ha il diritto di essere risarcito per:

  • il danno patrimoniale, cioè il danno emergente ed il lucro cessante derivante dalla riduzione della capacità lavorativa;
  • il danno biologico, inteso come danno all’integrità psicofisica, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica;
  • il danno morale, ossia riferito alla sofferenza interiore.

Se il lavoratore ha diritto sia al risarcimento Inail che a quello da parte di eventuali terzi responsabili, qualora il dovuto si riferisca alla stessa tipologia di danno, le prestazioni ricevute dall’Inail vanno sottratte ed è liquidata la differenza, o danno differenziale.


note

[1] Cass. ord. 24473/2020.

[2] Cass. sent. 22858/2020.

[3] Art.138-139 D.lgs. 209/2005, come modificato dall’Art.1, Co.17, L. 124/2017.

[4] Art. 36 Cost.


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