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Conteggio giorni per la convocazione assemblea condominio

12 Novembre 2020
Conteggio giorni per la convocazione assemblea condominio

I cinque giorni per l’avviso di convocazione della riunione di condominio vanno considerati con riferimento alla prima o alla seconda convocazione?

In un precedente articolo, abbiamo visto che la tardiva convocazione dell’assemblea condominiale determina l’annullabilità della delibera, con azione da proporre entro massimo 30 giorni dall’assemblea stessa. In quella sede, abbiamo scoperto che il termine di cinque giorni, che vi deve essere tra la convocazione e la riunione condominiale, si considera rispettato tenendo conto non già della data di spedizione della convocazione ma di quella di ricevimento della raccomandata da parte del destinatario. È da quest’ultimo momento infatti che parte il conteggio dei giorni per la convocazione dell’assemblea di condominio. Giorni che – lo ripetiamo – devono essere non meno di cinque. 

Con una più recente ordinanza la Cassazione [1] si è occupata di un ulteriore e interessante interrogativo: il termine dei cinque giorni va riferito alla data della prima convocazione, anche se questa non si tiene, oppure alla seconda convocazione? Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in merito.

Calcolo 5 giorni assemblea condominiale: si considera la prima o la seconda convocazione?

Per comprendere la questione facciamo un esempio pratico.

Immaginiamo che un condomino riceva l’avviso di convocazione a quattro giorni dalla prima convocazione della riunione e a cinque dalla seconda. La prima convocazione non si tiene – come ormai usuale – per mancanza del quorum costitutivo. L’assemblea si riunisce così in seconda convocazione. In questo caso, il condomino in questione può far valere il difetto di comunicazione nei termini? 

Se dovessimo riferire che il calcolo dei cinque giorni si considera rispettato solo con riferimento alla prima convocazione, nell’esempio di poc’anzi giungeremmo alla conclusione dell’annullabilità della delibera. Se invece dovessimo tenere conto della data dell’effettiva riunione, approderemmo al risultato opposto. 

Ecco cosa ha detto, a riguardo, la Cassazione.

L’avviso di convocazione previsto dall’articolo 66 delle disposizioni di attuazione al Codice civile deve essere “comunicato” nel termine di almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza, avendo riguardo alla riunione dell’assemblea in prima convocazione.  

Che fare se l’avviso di convocazione per l’assemblea arriva in ritardo?

Il mancato rispetto di tale termine di ricezione dell’avviso da parte dell’avente diritto costituisce motivo di annullamento della delibera assembleare da far valere, con apposita azione giudiziaria, entro 30 giorni dalla notifica del verbale dell’assemblea per gli assenti e dalla data di votazione per gli astenuti.

Ad agire per l’annullamento della delibera, in caso non solo di tardiva, ma anche di omessa o incompleta comunicazione, può essere solo il condomino non ritualmente convocato e non gli altri al suo posto.

Come si calcolano i 5 giorni per l’avviso di convocazione dell’assemblea?

Ciò posto, ai fini della prova dell’osservanza di tale termine dilatorio è necessario che il condominio dimostri la data in cui esso è pervenuto all’indirizzo del destinatario. Con l’ulteriore conseguenza che, nell’ipotesi di invio dello stesso con lettera raccomandata a.r., ove questa non sia consegnata per la momentanea assenza del destinatario, detta data coincide con quella di rilascio, nella buca delle lettere, dell’avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale, in quanto idoneo a consentirne il ritiro [2].

Sempre con la pronuncia in commento, la Cassazione ha precisato di nuovo che ciò che conta, ai fini del rispetto del termine dei cinque giorni, è la data di ricevimento della convocazione e non quella di spedizione. Per cui, se l’amministratore di condominio invia l’avviso nel rispetto dei termini ma questo arriva a destinazione a meno di cinque giorni dalla data della prima convocazione, l’assemblea è viziata. Dunque, il mittente deve sempre prefigurarsi la possibilità di ritardi del servizio postale (ritardi che ricadono su di lui) e, quindi, inviare la lettera con un certo anticipo.


note

[1] Cass. ord. n. 24041/20 del 30.10.2020.

[2] Cass. sent. n. 23396/2017.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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