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Cosa deve fare il figlio maggiorenne per avere il mantenimento?

12 Novembre 2020
Cosa deve fare il figlio maggiorenne per avere il mantenimento?

Al figlio spetta dimostrare di aver cercato lavoro. Il maggiorenne si presume idoneo al reddito: deve attivarsi per il sostentamento in attesa della sistemazione. 

I genitori sono sempre tenuti a mantenere i figli minorenni. Se maggiorenne, però, è il figlio che deve provare di aver cercato lavoro se vuole conservare il diritto agli alimenti. 

Potrebbe sintetizzarsi con queste quattro parole la recente ordinanza pubblicata dal tribunale di Cosenza [1] che segue una nota pronuncia della Cassazione [2]. Ai giudici è stato posto il seguente interrogativo: «Cosa deve fare il figlio maggiorenne per avere il mantenimento?». Ecco la sintesi della pronuncia. 

Doveri del figlio maggiorenne per avere il mantenimento 

Il figlio maggiorenne che vuole ancora essere mantenuto dal padre deve riuscire a provare di aver cercato lavoro oltre che curato in modo adeguato la propria preparazione professionale. E ciò perché, raggiunta la maggiore età, il giovane si presume idoneo a produrre reddito. Pertanto, una volta completato il percorso di studi che ha scelto, egli deve attivarsi per cercare comunque un’occupazione che gli garantisca il sostentamento: il tutto in attesa di una sistemazione più stabile. Le aspirazioni personali del giovane devono in ogni caso essere contemperate all’andamento del mercato del lavoro che, come noto, fa i conti con il problema della disoccupazione. Dunque, non rileva il fatto che il maggiorenne non abbia raggiunto la posizione per cui aveva studiato e alla quale aspirava: egli deve fare di tutto, nel frattempo, per trovare un posto e raggiungere l’indipendenza economica dai genitori.

Come aveva già detto la Cassazione, «L’obbligo di mantenimento legale della prole cessa con la maggiore età del figlio in concomitanza all’acquisto della capacità di agire e della libertà di autodeterminazione; in seguito ad essa, l’obbligo sussiste laddove stabilito dal giudice, ed è onere del richiedente (ossia l’ex coniuge o il figlio stesso divenuto maggiorenne) provare non solo la mancanza di indipendenza economica – che è la precondizione del diritto preteso – ma di avere curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica e di avere, con pari impegno, operato nella ricerca di un lavoro.

Raggiunta la maggiore età, infatti, si presume l’idoneità al reddito, che, per essere vinta, necessita della prova delle fattispecie che integrano il diritto al mantenimento ulteriore».

Non è quindi dovuto il mantenimento se si accerta che il figlio maggiorenne guadagna una cifra che gli consente di autosostenersi (ad esempio, un importo vicino ai mille euro al mese). 

Sono cambiati i tempi rispetto al mantenimento dei maggiorenni: sull’autonomia dei figli è in corso un’evoluzione del diritto che richiama sempre più il principio di autoresponsabilità. Imporre al padre divorziato o separato di prestare assistenza economica al figlio ormai grande oltre «ragionevoli limiti», «potrebbe finire col risolversi in forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani». 

Non c’è dubbio che il mantenimento sia dovuto se ad esempio l’interessato frequenta con profitto l’università oppure ha problemi di salute. Al contrario, non spetta l’assegno se è passato un tempo ragionevole secondo dati Istat per trovare un lavoro adeguato alla formazione. Il che, di solito, viene fatto coincidere con i 30-35 anni a seconda del percorso scolastico e formativo prescelto dal giovane (ad esempio, è noto che chi opta per la carriera professionale debba attendere più tempo per una specializzazione e un’indipendenza economica).

Insomma: il maggiorenne non può pretendere che sia sempre il genitore, al posto suo, ad adattarsi a qualsiasi tipo di occupazione. Senza dimenticare che in base all’articolo 315 bis del Codice civile anche il figlio convivente con i genitori è tenuto a contribuire al ménage familiare secondo le sue possibilità.  

Quando il figlio maggiorenne ha diritto al mantenimento 

Tra le evenienze che comportano il sorgere del diritto al mantenimento in capo al figlio maggiorenne non autosufficiente, si pongono, fra le altre:

  • la condizione di una peculiare minorazione o debolezza delle capacità personali, pur non sfociate nei presupposti di una misura tipica di protezione degli incapaci; 
  • la prosecuzione di studi ultraliceali con diligenza, da cui si desuma l’esistenza di un iter volto alla realizzazione delle proprie aspirazioni ed attitudini, che sia ancora legittimamente in corso di svolgimento, in quanto vi si dimostrino effettivo impegno ed adeguati risultati, mediante la tempestività e l’adeguatezza dei voti conseguiti negli esami del corso intrapreso; 
  • l’essere trascorso un lasso di tempo ragionevolmente breve dalla conclusione degli studi, svolti dal figlio nell’ambito del ciclo di studi che il soggetto abbia reputato a sé idoneo, lasso in cui questi si sia razionalmente ed attivamente adoperato nella ricerca di un lavoro; 
  • la mancanza di un qualsiasi lavoro, pur dopo l’effettuazione di tutti i possibili tentativi di ricerca dello stesso, sia o no confacente alla propria specifica preparazione professionale.

note

[1] Trib. Cosenza sent. n. 1668/20

[2] Cass. sent. n. 17183/20.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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