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Spiare le email del coniuge: cosa si rischia

18 Gennaio 2021 | Autore:
Spiare le email del coniuge: cosa si rischia

Intercettare i messaggi è reato, ma è scriminato se si producono le conversazioni nella causa di separazione: così il caso del keylogger deciso dalla Cassazione.

Hai il sospetto che tua moglie ti tradisca e così decidi di installare un software che ti consente di conoscere il contenuto delle sue email: quelle che scrive e quelle che riceve. È un modo fraudolento di carpire le conversazioni che avvengono mediante la corrispondenza elettronica; alcuni programmi informatici (chiamati keylogger) consentono di farlo addirittura in tempo reale, registrando ciò che accade sulla tastiera e sul monitor e, dunque, mentre i messaggi vengono digitati.

I contenuti vengono inviati sul dispositivo di chi ha installato questo software all’insaputa dell’intercettato; così lo “spione” può apprenderli in diretta, visionando le mail nello stesso momento in cui vengono scritte e trasmesse. Perciò il loro contenuto può essere conosciuto dall’intercettante ancor prima che i messaggi giungano all’effettivo destinatario.

Fatto sta che la tua “indagine” dà esito positivo: attraverso quelle email trovi le prove del tradimento e decidi di produrre i messaggi di posta elettronica che lo comprovano nel giudizio di separazione, per ottenere l’addebito nei confronti della tua ex. A questo punto, però, devi uscire allo scoperto e ti chiedi cosa si rischia a spiare le email del coniuge: temi di aver commesso un reato e non sai nemmeno se puoi utilizzare quei contenuti come prova dell’infedeltà coniugale.

Sul punto, la giurisprudenza civile è divisa: alcune pronunce sottolineano che se le email sono state acquisite in violazione della privacy, e dunque in modo illegale, non possono essere utilizzate nella causa di separazione; altre sentenze invece lo ritengono possibile, salve le conseguenze penali a carico dell’autore dell’illecito.

Per affrontare il problema conviene quindi partire dall’analisi del rischio maggiore, quello di subire un processo penale per le captazioni fraudolente e abusive. Ci aiuterà una nuova sentenza della Cassazione, che ha annullato la condanna di un marito che aveva utilizzato nella separazione le mail intercettate alla moglie ed aveva fatto leva sul fatto che il sistema di intercettazione era stato installato sul computer di casa, con il consenso del coniuge, per controllare la figlia adolescente nelle sue attività su Internet.

Le email come prova dell’infedeltà

I messaggi di posta elettronica possono avere valore di prova nel giudizio di separazione o di divorzio se la parte contro cui sono prodotte non li contesta in modo preciso, sottolineandone la falsità, come prevede la legge [1].

Qui non rileva il fatto che le email siano state reperite in maniera illecita e all’insaputa del coniuge, ma soltanto il contenuto probatorio del documento, ad esempio le conversazioni con l’amante. Così si può divorziare per delle email e ci sono numerose sentenze che hanno pronunciato l’addebito della separazione basandosi sulle email prodotte in giudizio a prescindere dalle modalità della loro acquisizione.

Come si può violare la casella email altrui

Talvolta è possibile leggere le email altrui semplicemente impossessandosi della password di accesso all’account di posta elettronica; in altri casi c’è un’attività più sofisticata, compiuta attraverso l’installazione di “programmi spia” che consentono di acquisire il contenuto dei messaggi dirottandoli dalla loro destinazione o anche intercettandoli nel momento in cui vengono trasmessi o ricevuti.

La tecnologia moderna rende queste attività molto semplici (il che non vuol dire che non siano illecite, come vedremo tra poco): tuo marito o tua moglie può violare la tua email installando a tua insaputa sui tuoi dispositivi (computer, tablet e smartphone) un piccolo software che non dà segni della sua presenza ma lavora costantemente per acquisire i messaggi inviati e ricevuti in modo che lui, o lei, possano prenderne conoscenza senza che tu te ne accorga.

Scoprire se qualcuno spia il pc o il cellulare non è affatto semplice e richiede l’uso di sistemi particolari; spesso ci si rende conto solo a distanza di tempo di essere stati intercettati nelle proprie conversazioni via sms, sistemi di messaggistica come WhatsApp o, appunto, di posta elettronica.

Keylogger: cos’è e come funziona

Uno dei metodi più insidiosi per carpire i messaggi altrui è il keylogger: si tratta di un programma che è in grado di rilevare in diretta tutto ciò che viene digitato sulla tastiera. Questo software può essere inoculato molto facilmente sul dispositivo dell’utente bersaglio e, di solito, l’installazione avviene attraverso trojan (particolari tipi di virus) che agiscono in automatico e funzionano come un’app occulta. A dispetto della privacy, esistono molte soluzioni, anche gratuite, che consentono tecnicamente di farlo.

Da quel momento, tutte le operazioni svolte su quel dispositivo vengono intercettate e catturate segretamente, e trasmesse a colui che ha realizzato questo meccanismo di captazione, che così è in grado di apprendere i testi, volendo anche in tempo reale.

Leggere email altrui: quali reati?

È quanto accaduto nel caso recentemente deciso dalla Corte di Cassazione [2] al quale abbiamo accennato in apertura: un marito aveva installato un keylogger sul computer in uso alla moglie (ed anche alla figlia, e ciò ha giocato a suo favore) e poi aveva prodotto, nel giudizio di separazione, la corrispondenza rilevante come prova del tradimento.

L’uomo era stato condannato in primo ed in secondo grado per tre diversi reati:

  • la violazione di corrispondenza [3], che si ha quando qualcuno prende cognizione del contenuto di messaggi a lui non diretti, compresi quelli informatici, telematici o effettuati con ogni altra forma di comunicazione a distanza;
  • l’installazione abusiva di apparati o strumenti, come i programmi spia, al fine di intercettare comunicazioni o conversazioni tra altre persone [4];
  •  l’intercettazione fraudolenta di comunicazioni informatiche o telematiche [5] che era stata effettuata mediante il keylogger.

Quando l’intercettazione è scriminata

La difesa dell’imputato in Cassazione ha fatto leva sull’esercizio di un diritto [6]: è la scriminante che esclude la punibilità dei reati perché commessi allo scopo di far valere legittimamente un proprio diritto davanti all’autorità giudiziaria, in questo caso il giudice della separazione al quale erano stati prodotti i contenuti dei messaggi illecitamente acquisiti.

La Suprema Corte ha rilevato che l’utilizzo in giudizio delle conversazioni di posta elettronica intercettate e carpite con il keylogger esclude il reato di diffusione delle conversazioni a terzi: non c’è violazione della privacy perché i contenuti delle email “rubate” non erano stati divulgati al pubblico, ma soltanto prodotti al Tribunale civile incaricato di stabilire le condizioni della separazione coniugale.

Ma gli Ermellini hanno escluso anche la sussistenza del reato di violazione della corrispondenza, perché esso quando parla di «corrispondenza» si riferisce alla comunicazione in senso «statico», cioè scatta quando il messaggio è già fissato su un supporto, mentre nel caso esaminato il flusso di comunicazioni era stato acquisito nel momento «dinamico» della loro formazione, mentre le conversazioni venivano digitate sulla tastiera.

Rimangono i reati di installazione abusiva e di intercettazione fraudolenta, ma essi non scattano perché a giudizio della Cassazione manca il dolo, costituito da una condotta «fraudolenta», cioè compiuta all’insaputa del soggetto intercettato: l’uomo ha dimostrato che il sistema di intercettazione era stato installato, di comune accordo con la moglie per controllare le attività su internet della figlia minore e in età adolescente. E nel processo non era stata accertata l’epoca di installazione del keylogger, per cui questa deduzione non ha potuto essere smentita. Inoltre, anche se poi il software era stato utilizzato per spiare la moglie, tutti i reati contestati risultano prescritti.

Leggi anche Cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge.


note

[1] Art. 2712 Cod. proc. civ.

[2] Cass. Sez. V Penale, sent. n. 30735/20 del 4 novembre 2020.

[3] Art. 616 Cod. pen.

[4] Art. 617 bis Cod. pen.

[5] Art. 617 quater Cod. pen.

[6] Art. 51 Cod. pen.


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