Ecco quale sarà la prossima pandemia

12 Novembre 2020
Ecco quale sarà la prossima pandemia

Il Coronavirus, in questo momento, monopolizza le attenzioni. Ma ci sono altre patologie che rischiano di diventare il male globale nel futuro prossimo.

I malati di tumore rischiano. In tempo di pandemia ancora di più. Non si contano gli appelli a garantire l’assistenza sanitaria a questi pazienti anche in piena emergenza Coronavirus.

Ritardare le cure, per molti, può significare diminuire drasticamente le proprie speranze di vita (ne abbiamo parlato qui: Tumori: ecco che succede a ritardare le cure). E laddove ci sono strutture che riescono ad assicurare standard di assistenza alti, nonostante la pressione della pandemia, a volte può anche succedere che sia il paziente a non fidarsi ad andare in ospedale, per paura del contagio.

Un bilancio di questa situazione è stato tracciato oggi, durante la prima sessione dei lavori del Cracking Cancer Forum 2020. Ne dà conto l’agenzia di stampa Agi. «Con questi numeri la prossima pandemia sarà il cancro», ha detto Attilio Bianchi, direttore generale dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione G. Pascale di Napoli.

La sua è una provocazione, sottolinea l’Agi, ma il bollettino è impietoso. «Ogni anno i tumori fanno da 13 a 15 milioni di vittime – ha proseguito -. Se fosse una guerra sarebbe ogni giorno sui giornali e invece in qualche modo quasi non fa massa».

Secondo Oscar Bertetto, direttore del Dipartimento Rete Oncologica Piemonte-Valle d’Aosta, «non è vero che stiamo garantendo i percorsi oncologici». Per Bertetto «c’è una estrema carenza di servizi diagnostici, in molte strutture non possiamo inviare pazienti perché non sono state separate dalle aree Covid. Abbiamo bisogno di avere spazi Covid free al di fuori degli ospedali».

Tra gli interventi degni di nota anche quello di Gianni Amunni, direttore generale dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispro), che si è concentrato sui danni dello stop agli screening per due o tre mesi: una ferita inferta alla prevenzione.

«Ha dato un fermo a una delle azioni più forti contro il tumore, cioè l’anticipazione diagnostica, e in generale c’è stata una riduzione delle attività – sostiene Amunni -. Abbiamo avuto un danno per la salute che può ripetersi ma che non deve ripetersi e che produrrà esiti che vedremo nei prossimi mesi e anni. La spinta emergenziale ci ha insegnato però alcune cose e ad arrangiarsi anche sul piano organizzativo, ci sono state esperienze di delocalizzazione di alcune funzioni e credo che queste esperienze emergenziali siano una grande occasione per tornare alla normalità con un profondo cambiamento del paradigma dell’assistenza oncologica».



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