Covid: i rischi per i diabetici

12 Novembre 2020
Covid: i rischi per i diabetici

L’interruzione delle cure mette in pericolo i malati cronici in carenza di insulina, più esposti a forme gravi di Coronavirus.

Chi soffre di diabete non deve interrompere le cure. Rischia non solo – come tutti, in questo momento – di prendere il Covid, ma di svilupparlo in una forma più aggressiva.

L’appello arriva dal Centro cardiologico Monzino (Ccm) di Milano, che avverte: «Il diabete rende più grave e a volte letale l’infezione Covid-19. Occorre garantire la continuità di cura per chi soffre di questa malattia cronica che colpisce quattro milioni di italiani ed è strettamente legata alle malattie cardiovascolari».

Dati delle autorità sanitarie americane dicono che il 30% delle persone morte o ricoverate per Coronavirus negli Stati Uniti soffriva di diabete. La malattia, inoltre, si accompagna spesso anche ad altri problemi di salute, come l’ipertensione, l’arteriosclerosi, le disfunzioni renali. Il che pone il paziente in quella condizione chiamata «comorbilità» che consiste in una concomitanza di problematiche che, laddove si aggiunga anche il Covid, possono complicare irrimediabilmente il quadro clinico.

Il 14 novembre sarà la Giornata mondiale del diabete. Una malattia cronica sulla quale la sensibilizzazione è necessaria, viste le gravi conseguenze che può provocare. Per esempio, un diabetico rischia da 2 a 4 volte più di una persona che non soffra di questa malattia di avere un ictus o un infarto.

C’è, infatti, un legame tra diabete e patologie cardiache, «quasi che un problema alimentasse l’altro», ha spiegato all’Adnkronos Salute Stefano Genovese, dell’Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie metaboliche del Ccm.

«La pandemia ha causato in molti casi una brusca interruzione delle cure dei pazienti con malattie croniche, che si sono spesso auto-isolati per paura del contagio – sottolinea Genovese -. È fondamentale mettere queste persone nella posizione di poter gestire la loro malattia da casa, sviluppando al massimo la telemedicina».

Il Monzino insiste su questa strada da tempo: «È stato pioniere in Italia nel monitoraggio domiciliare del paziente cardiovascolare e sull’applicazione di nuove tecnologie», afferma Genovese. Dall’inizio dell’emergenza Covid, le visite sono diventate televisite: il paziente invia la sua documentazione ai medici e ha un consulto con loro in videochiamata. Circa trecento pazienti, finora, sono stati seguiti in questo modo. E sembrano apprezzare la praticità e sicurezza del metodo.

«Contiamo che il nostro modello venga esteso ad altri centri sul territorio – suggerisce Genovese – perché siamo convinti che tutto il sistema sanitario debba evolversi verso la “telesalute” per assicurare la continuità di cura soprattutto in condizioni critiche come la pandemia Covid-19».



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