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Eredità: differenza tra matrimonio e convivenza

13 Novembre 2020
Eredità: differenza tra matrimonio e convivenza

Successione: le regole per coppie sposate e per coppie di conviventi di fatto, con o senza patto di convivenza. 

Cosa succede quando muore una persona sposata e cosa invece quando muore il partner di una convivenza di fatto? Quali sono i diritti del coniuge superstite sull’eredità e quali invece quelli del convivente? 

Matrimonio e convivenza trovano proprio nel regime della successione la loro differenza principale. Se infatti in tema di mantenimento dei figli le tutele sono le stesse, quando invece si tratta di dividere il patrimonio ereditario la legge pone delle importanti distinzioni. Distinzioni che approfondiremo in questo breve articolo. Ecco allora, in materia di eredità, la differenza tra matrimonio e convivenza.

Eredità e matrimonio

Nel momento in cui una coppia si sposa, un coniuge diventa automaticamente erede dell’altro. Anche se l’uno dovesse morire il giorno dopo del matrimonio, avrebbe diritto a una parte del patrimonio del defunto.

I diritti di successione non si perdono neanche in caso di separazione. Ci vuole il divorzio affinché il legame si spezzi definitivamente e un coniuge non possa più accampare pretese sul patrimonio dell’altro. Se però la separazione avviene con “addebito”, non è possibile pretendere l’eredità. L’addebito si verifica quando, nel corso del giudizio di separazione, il giudice accerta che il matrimonio è cessato per una grave colpa di uno dei due coniugi. Le colpe che portano all’addebito sono il tradimento, l’abbandono del tetto coniugale, le violenze fisiche o psicologiche, il disinteresse verso le condizioni di salute dell’altro, la lesione dell’altrui privacy o la commissione di gravi reati.

Il coniuge superstite ha diritto a una quota dell’eredità del defunto per come definita nel testamento o, in assenza di testamento, dalla legge. In più, ha il diritto di abitazione nella casa coniugale fino alla propria morte. Dalla casa pertanto non può essere sfrattato dagli altri eredi che ne dovranno tollerare la presenza vita natural durante.

Se non c’è testamento, il marito o la moglie è sempre erede del defunto. In particolare: 

  • se il coniuge è l’unico superstite e non ci sono figli, fratelli e ascendenti del defunto, il coniuge prende tutta l’eredità;
  • se insieme al coniuge c’è un figlio unico (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto) 1/2 eredità + dir. abitazione va al coniuge e l’altra metà al figlio;
  • se, insieme al coniuge, ci sono 2 o più figli (anche se viventi fratelli e ascendenti del defunto), al coniuge va 1/3 eredità + dir. abitazione mentre ai figli i 2/3 eredità in parti uguali;
  • se, oltre al coniuge c’è uno o più ascendenti del defunto (in assenza di figli e fratelli del defunto): 2/3 eredità + dir. abitazione va al coniuge e 1/3 eredità in parti uguali tra gli ascendenti;
  • se, insieme al coniuge, c’è 1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli e ascendenti del defunto): 2/3 eredità + dir. abitazione va al coniuge e 1/3 eredità ai fratelli in parti uguali;
  • se, insieme al coniuge, c’è uno o più ascendente/i + 1 o più fratelli del defunto (in assenza di figli): 2/3 eredità + dir. abitazione vanno al coniuge mentre il restante 1/3 eredità viene divisa tra gli altri.

Anche con il testamento però non si può disciplinare la divisione dell’eredità a proprio piacimento. Difatti, il coniuge superstite è un erede legittimario: ha cioè sempre diritto a una quota dell’eredità. Questa quota viene definita sulla base di quanti altri eredi legittimari sono in vita. Il tutto secondo la seguente tabella.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli)– al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto)Al figlio unico va ½ dell’ereditའdell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto)Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figliAi genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendentiSi può liberamente disporre dell’intera eredità

Eredità e convivenza

Cosa succede nel caso di morte di un convivente? La legge ha previsto una serie di misure e di tutele nel caso di morte di uno dei conviventi.

Innanzitutto, il superstite ha diritto a un permesso lavorativo.

Se muore il convivente, poi, il partner superstite può ottenere copia della cartella clinica dell’altro, nonostante l’opposizione degli eredi.

Secondo la legge sul trapianto degli organi, i medici delle strutture ospedaliere devono fornire informazioni sulle opportunità terapeutiche per le persone in attesa di trapianto nonché sulla natura e sulle circostanze del prelievo di organi al coniuge oppure al convivente more uxorio o, in mancanza, ai figli maggiori d’età o, in mancanza di questi ultimi, ai genitori o al rappresentante legale.

Cosa succede invece alla casa familiare? Se muore il proprietario, il convivente ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i 5 anni. 

Il convivente proprietario della casa familiare per tutelare l’altro convivente in caso di propria morte può anche intestare la casa ad entrambi (in tal modo, il convivente diventa comproprietario) o lasciargli il diritto di usufrutto a titolo gratuito.

Se invece la casa è in comproprietà, si viene a creare una comproprietà tra il convivente superstite e gli eredi del defunto.

Se la casa era in affitto, alla morte del convivente conduttore (o anche in caso di suo recesso dal contratto), il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

Vediamo ora come si divide l’eredità in caso di morte del convivente. In mancanza di un testamento, il convivente superstite non ha alcun diritto sull’eredità del defunto in quanto non rientra tra gli eredi.

Il contratto di convivenza può contenere delle clausole che regolano gli aspetti economici e patrimoniali in caso di morte di un convivente.

Invece, se c’è il testamento le cose cambiano e il testatore può nominare erede il convivente, lasciargli la casa di proprietà o l’usufrutto o il diritto di abitazione sulla stessa; prevedere un obbligo di mantenimento dell’altro convivente come legato a carico di un suo erede. Tutto ciò non può però pregiudicare i diritti degli eredi legittimari (ossia i soggetti legati da un vincolo di parentela stretta con il defunto a cui la legge assicura comunque una porzione dell’eredità: il coniuge anche separato, figli e nipoti e, in loro mancanza, i genitori). 

In assenza di tali soggetti, il testatore può disporre dei propri beni come meglio crede, essendo tutto il patrimonio disponibile.


note

Autore immagine it.depositphotos.com


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