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Imposte sul reddito: fino a quando Equitalia può procedere alla riscossione?

19 dicembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 dicembre 2013



Termini di decadenza e di prescrizione: entro quando va notificata la cartella di pagamento ed entro quando Equitalia può iscrivere ipoteca? Quando si prescrivono le imposte sui redditi?

 

In caso di mancato pagamento delle imposte sui redditi, la legge prevede termini precisi entro i quali notificare la cartella di pagamento al contribuente moroso e termini entro i quali, una volta notificato l’atto, Equitalia può procedere alla riscossione. A tal proposito occorre distinguere tra termini di decadenza e termini di prescrizione il cui mancato rispetto comporta conseguenze differenti.

L’Agenzia delle Entrate deve notificare l’avviso di pagamento per le imposte sul reddito [1] non pagate entro il 31 dicembre:

– del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è presentata) [2];

– del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale della dichiarazione stessa.

– del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

Si tratta di termini di decadenza: cioè se l’Agenzia delle Entrate non notifica la richiesta di pagamento entro i termini sopra indicati, perde il potere di agire contro il contribuente attraverso la riscossione tramite ruolo. L’eventuale  notificata oltre i termini di decadenza è nulla [3].

L’Agenzia delle Entrate può, tuttavia, agire in via giudiziaria per far valere le proprie pretese purché provveda entro dieci anni dal giorno in cui il tributo è dovuto. Infatti, le imposte erariali (Irpef, Irap ecc.) si prescrivono in dieci anni [4], decorsi i quali la pretesa dell’Agenzia delle entrate si estingue e non può essere in alcun modo fatta valere.

Si distingue, dunque, tra termine di decadenza (entro il quale occorre attivare il procedimento di accertamento e di riscossione tributaria) e termine di prescrizione (entro il quale la pretesa creditoria “vive” e può essere fatta valere dal Fisco, anche in via giudiziaria).

Dal momento della notifica della cartella: il termine

Una volta notificata la cartella di pagamento nei termini, Equitalia può attivare le procedure di riscossione coattiva entro il termine di prescrizione dei tributi decorrente dalla data della notifica.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria tale termine di prescrizione entro il quale attivare la riscossione dopo la notifica della cartella è di dieci anni (termine proprio dei tributi erariali che ne sono oggetto).

Secondo alcuni giudici, tuttavia, il termine di prescrizione, successivo alla notifica della cartella e decorrente da quest’ultima, sarebbe quello breve di cinque anni [5].

Secondo tale teoria l’eventuale pignoramento effettuato oltre il termine di cinque anni dalla notifica della cartella è illegittimo e il contribuente può contestarlo con opposizione all’esecuzione.

In sintesi, riepilogando, per la riscossione delle imposte sui redditi non pagate esistono i seguenti termini:

Termine di decadenza entro il quale deve essere notificata la cartella esattoriale (la notifica oltre tale termine fa decadere l’Agenzia delle Entrate dalla possibilità di agire contro il contribuente moroso avvalendosi della procedura di riscossione mediante ruolo; essa, tuttavia, potrà agire in via giudiziaria finché il tributo non si prescrive);

termine di prescrizione decennale entro il quale l’Agenzia delle Entrate può pretendere, mediante riscossione o mediante azione giudiziaria, il pagamento delle imposte.

note

[1] Art. 25 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

[2] Nonché entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19 e 20 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

[3] Commissione Trib. Prov. di Messina sent. n.163/8/13.

[4] Cass. sentenze n. 10590/2007, n. 6256/2003.

[5] Commissione Trib. Reg. Catania, sent. n. 496 del 22.12.2011. Cfr. anche Trib. Cosenza. sent. n. 1455/2013 dell’8.05.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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4 Commenti

  1. sempre che il cittadino, e in grado di pagare, quello che lo stato, pretende (dal su detto contribuente) ma se non e in grado di pagare, per ovvi motivi, vista la situazione economica attuale, LO STATO DOVREBBE aiutare se e in grado di farlo, Ma non emanare leggi del cavolo, e mettere il contribuente in uno stato drammatico fino a farlo togliere la vita, perché a questo punto sarebbe lo stato ad’ essere condannato per omicidio volontario,

  2. si può chiedere la rateizzazione della cartella equitalia di circa 1.000
    euro per tasse dell’ irpef 2014 con scadenza dicembre 2015.grazie

  3. Ho ricevuto una notifica da Equitalia per una riscossione IRPEF per indennità di fine rapporto di lavoro dipendente Anno 2012 di 194,00€ così suddivisi € 138,81 debito presunto iniziale + € 2,19 Interessi ritaro iscrizione D.P.R. n.602/73 IRPEF + € 41,64 Sanzione Pecuniaria x omesso ritardo versamento IRPEF.
    Avendo nel 2013 presentato il 730 redditi 2012 attraverso il CAF io credo che la notifica dovrebbe essere rivolta al CAF stesso in quanto responsabile del calcolo IRPEF e relativa stesusa del 730 o mi sbaglio?
    Ad ogni modo, perché l’Agenzia delle Entrate mi manda una notifica dopo più di 4 anni dalla presentazione del 730 da parte del CAF pretendendo interessi e sanzioni?
    Se è vero che dovevo restituire tale somma non avrebbero potuto inviarmela subito senza aspettare tutto questo tempo per poi pretendere interessi e relativa sanzione pecuniaria?
    Cordialità.

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