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Come si deve dividere lo stipendio?

13 Novembre 2020
Come si deve dividere lo stipendio?

Matrimonio: moglie e marito restano proprietari dei due stipendi ma ciascuno deve contribuire alle esigenze dell’altro.

Tra moglie e marito, specie quando a lavorare è uno solo, come si deve dividere lo stipendio? La risposta è sempre uguale sia per le coppie in comunione che in separazione dei beni: bisogna tenere conto dello spirito di solidarietà e dell’obbligo di assistenza che il matrimonio comporta. 

Le differenze tra i due regimi patrimoniali si vedono però all’atto dell’eventuale separazione: qui, le coppie in regime di separazione dei beni vivono, di certo, sonni più tranquilli. 

Cerchiamo di fare un passo indietro e vediamo, più da vicino, come si deve dividere lo stipendio.

Obbligo di assistenza materiale e di contribuzione ai bisogni della famiglia

Tra gli obblighi del matrimonio (come la fedeltà e la convivenza), la legge prevede l’obbligo di assistenza e di contribuzione ai bisogni della famiglia. 

L’obbligo di assistenza si sdoppia nell’assistenza morale e in quella materiale. La prima consiste nel classico conforto che un coniuge deve avere verso l’altro, specie nei momenti di difficoltà come la malattia o la disoccupazione. Secondo la giurisprudenza, l’assistenza morale si traduce anche nel dovere dei rapporti sessuali. La seconda, invece, consiste nell’obbligo di prendersi cura del coniuge e di tutte le sue esigenze economiche, semmai ne dovesse avere bisogno. Così, in una coppia ove a lavorare è una sola persona, questa non può tenere lo stipendio tutto per sé ma dovrà riservarne una parte per soddisfare i bisogni del partner. Tale soddisfazione si può tradurre nell’elargizione di una somma mensile oppure nel materiale acquisto dei beni. 

In entrambi i casi, il tenore di vita dei due coniugi deve essere uguale. Non è quindi possibile che una persona con uno stipendio elevato riconosca al coniuge disoccupato solo lo stretto indispensabile per sopravvivere. Difatti, l’assistenza materiale deve essere proporzionata alle proprie capacità economiche.

Quanto invece all’obbligo di contribuzione ai bisogni della famiglia, questo consiste nel dovere di entrambi i coniugi – anche quello privo di lavoro – di occuparsi delle necessità e del ménage domestico, ivi compresi i bisogni dei figli. A tale dovere si può assolvere, per chi lavora, con la destinazione di una parte del proprio stipendio (si pensi al marito che mette a disposizione della moglie un tot mensile per fare la spesa) e, per chi non ha un’occupazione, con il lavoro domestico (si pensi alla moglie che fa la casalinga).

Divisione dello stipendio tra moglie e marito

Sia nelle coppie in comunione che in separazione dei beni, ciascuno dei due coniugi resta proprietario del proprio stipendio, ma ciò non vuol dire che lo possa spendere come vuole. Dovrà invece attenersi alle seguenti norme. 

Quando a lavorare sono entrambi i coniugi e il loro reddito è sostanzialmente uguale, non c’è alcun obbligo di assistenza materiale, atteso che le condizioni economiche dei due sono similari. Resta però l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia secondo le due modalità che abbiamo appena elencato (in natura o con il denaro). Tutto ciò potrebbe attuarsi in vari modi come, ad esempio:

  • moglie e marito accendono un conto corrente cointestato, alimentato dai rispettivi guadagni, da destinare alle spese per la gestione domestica e della famiglia;
  • senza una divisione così puntuale come quella del conto corrente (non richiesta dalla legge), ciascun coniuge si occupa delle spese comuni (a volte l’uno, a volte l’altro). La legge non richiede infatti una ripartizione netta e paritaria degli esborsi per la contribuzione alle esigenze familiari, ben potendo essere possibile che uno dei due spenda più dell’altro;
  • il marito dà una quota del proprio stipendio alla moglie (o viceversa) che, oltre al lavoro, si prende cura della casa con i lavori domestici.

Quando a lavorare è un solo coniuge, quest’ultimo dovrà provvedere alle esigenze materiali dell’altro e a quelle della famiglia, in proporzione alle proprie capacità reddituali. Come detto, il contributo da fornire (con denaro o in natura) all’altro coniuge dovrà essere proporzionato al reddito percepito.

Eventuali soluzioni praticabili sono:

  • il coniuge che lavora elargisce mensilmente una quota del proprio stipendio all’altro;
  • il coniuge che lavora si occupa della spesa e di tutte le necessità materiali dell’altro, acquistandole direttamente.

 Alla luce di ciò, non sarà possibile che uno dei coniugi mantenga un tenore di vita più alto dell’altro.

Gli obblighi di assistenza materiale e di contribuzione ai bisogni della famiglia non implicano però uno spostamento della titolarità dello stipendio che resta unicamente di proprietà del suo percettore. 

Le regole che abbiamo appena elencato valgono sia per le coppie in comunione dei beni che per quelle in separazione dei beni.

Come si divide lo stipendio in caso di separazione?

Se marito e moglie dovessero separarsi, la divisione del conto in banca ove è stato depositato lo stipendio seguirà regole diverse a seconda del regime patrimoniale della coppia.

Nelle coppie in separazione dei beni, i risparmi depositati in banca non vengono divisi tra i coniugi.

Nelle coppie in comunione dei beni, invece, l’eventuale giacenza sul conto corrente andrà divisa in parti uguali, anche se la stessa è stata alimentata dallo stipendio di uno solo dei due coniugi. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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7 Commenti

  1. Trovo molto utile questo approfondimento. Le giovani coppie ad oggi non sanno come gestire la convivenza. C’è chi non ha lo spirito di sacrificio che avevamo noi genitori e non hanno lo stesso spirito di solidarietà per contribuire alle spese della famiglia

  2. Bisogna dire che se mia moglie non lavora e fa la casalinga, ma pretende di sperperare il mio stipendio andando da estetista e parrucchiere, acquistando vestiti e borse di lusso, io non posso mica darle la mia carta con il rischio che a fine mese ci arriviamo con le cosiddette pezze …. ci siamo capiti. Quindi, dopo che ho visto alcuni suoi comportamenti irresponsabili, ho deciso di mettere una parte del mio stipendio ad uso della famiglia, accompagnandola io stesso durante la spesa al supermercato e offrendole un tot al mese per i suoi acquisti come cosmetici e altre spese personali. Lei ha accettato la mia decisione, per forza, altrimenti l’alternativa era mettersi a lavorare

  3. Ecco, mi ritrovo in questo ragionamento. Io e mia moglie lavoriamo entrambi e contribuiamo alle spese della famiglia, Certo, nessuno dei due bada al centesimo, ma riusciamo a compensare le varie spese organizzandoci bene, specialmente in questo periodo di pandemia in cui la situazione è più complicata dal punto di vista finanziario. Viviamo una vita modesta. Per fortuna, nessuno dei due spende soldi inutilmente, anche se ogni tanto ci concediamo qualche regalino o strappo alla regola e riusciamo a fare, quando possibile, qualche viaggio.

    1. Se entrambi i coniugi sono occupati e percepiscono un reddito dovranno, ciascuno in proporzione alle proprie entrate, contribuire ai bisogni della famiglia. Non è possibile – salvo ovviamente diverso accordo – lasciare solo all’uomo il compito di provvedere alle necessità dei figli mentre la donna spende tutto il suo stipendio in vestiti; e viceversa non può l’uomo costringere la donna a pensare alle esigenze familiari per sperperare la busta paga al gioco o in vizi.

  4. Durante questo periodo, non potendo uscire a fare acquisti, mia moglie ha fatto la spesa online. Io stavo tranquillo, lei usa tranquillamente la mia carta. Lei ha usato metà del mio stipendio per acquistare trucchi, creme, vestiti e scarpe nuove. Ma poi cosa se ne doveva fare visto che siamo stati in lockdown. lei si è giustificata dicendo che doveva approfittare e fare spese online. Ora, a me sembra una grande sciocchezza perché sono soldi che dovevano essere destinati alla spesa ecc.

  5. Mia moglie ha sempre voluto fare la casalinga e dedicarsi alla famiglia. Io sono pienamente d’accordo perché è sufficiente il mio reddito per consentirle di stare a casa e occuparsi di nostro figlio piccolo. Però, a mio parere, lei non è in grado di gestire i soldi, non sa risparmiare e non è capace di organizzare la spesa ed altri acquisti. Ora, per evitare che faccia acquisti azzardati e si lasci andare in spese superflue, vorrei sapere se posso nascondere un conto corrente a mia moglie. Aspetto un vostro chiarimento. Vi ringrazio per le informazioni che ci date ogni giorno

    1. Il marito può nascondere un conto corrente alla moglie, senza però che questa sia la scusa per farle mancare la dovuta assistenza materiale che il codice civile impone a chi è sposato. Inoltre, non esiste l’obbligo specifico per il marito di dire alla moglie quanto guadagna, esiste certamente il divieto di costringere quest’ultima a un tenore di vita più sacrificato rispetto alle proprie possibilità economiche, cosa che succede quando si nascondono i soldi per sé e non li si destina alle esigenze della famiglia.

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