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Movimento 5 Stelle: via alla resa dei conti

13 Novembre 2020
Movimento 5 Stelle: via alla resa dei conti

Il partito deve tirare le somme di un mese di stati generali e decidere, da adesso in poi, chi vuole essere, da chi farsi guidare e con chi allearsi.

Via i rami secchi dal Movimento 5 Stelle. Il weekend conclusivo dei cosiddetti «stati generali», una specie di primo congresso pentastellato, assomiglia per forza di cose a un redde rationem. La faglia che da tempo si è aperta tra l’ala governista (Luigi Di Maio) e quella «purista» del Movimento delle origini (Alessandro Di Battista) rischia di scatenare un terremoto che il partito non può permettersi.

Il reggente Vito Crimi ne parla come di una «ripartenza». È tempo di rifondarsi. Di fare ordine. Di mettere all’angolo gli elementi più «riottosi», se necessario. E di ripartenza si tratta, certamente, essendo il M5S partito di maggioranza relativa in Parlamento e principale azionista del Governo insieme al Pd. Il fatto che un’alleanza simile fosse impensabile fino a non troppo tempo fa è indice della metamorfosi dei grillini.

Repubblica ne parla come di un futuro già scritto, nei termini di una conventio ad excludendum: «The show must go on», bisogna fare quadrato col Pd anche alle amministrative, quindi via il ribelle Di Battista; si profila un direttorio con i nomi più in vista – e più allineati – del partito, che verrà messo ai voti sull’ormai mitica piattaforma Rousseau.

Come verrà scelto è nodo ancora da sciogliere. Ma già circolano i nomi di chi potrebbe esserne alla guida, come Paola Taverna per esempio, che non sarebbe, però, un vero e proprio capo politico ma, come spiega il giornale di Maurizio Molinari, una specie di primus inter pares.

A Di Maio spetterebbe in ogni caso un ruolo di primo piano, malgrado le sue dimissioni da capo politico del partito. Ad imporlo è la legittimazione che si è guadagnato nel tenere le fila del rapporto col Pd e nell’essere parte attiva del Governo.

Non si voterà, invece, sulla famosa regola dei due mandati, «perché quella non si discute», spiegano dal Movimento. Ma in «zona Di Battista» si vocifera sia solo questione di tempo.

Questo weekend, alla sessione conclusiva degli stati generali, parleranno trenta big pentastellati, tra i quali Di Maio e Di Battista, per la prima volta ufficialmente schierati l’uno contro l’altro a un congresso di partito. Ma salvo sorprese dell’ultim’ora, il trionfo dei governisti è servito.


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Foto: Facebook


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