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Quando le cartelle esattoriali vanno in prescrizione

15 Novembre 2020
Quando le cartelle esattoriali vanno in prescrizione

Come capire se la cartella esattoriale è andata in prescrizione e come difendersi. 

Spesso, i lettori ci chiedono quando le cartelle esattoriali vanno in prescrizione. A riguardo esistono due tesi. Una di queste fissa una prescrizione uguale per tutte le cartelle; un’altra, invece, prevede una prescrizione diversa a seconda dell’imposta o delle sanzioni richieste in pagamento. 

Impossibile stabilire in anticipo quale delle due interpretazioni sposerà il singolo tribunale, tanto più se si tiene conto che entrambe le tesi sono state confermate dalla stessa Cassazione. Siamo quindi dinanzi a un conflitto interpretativo tutt’ora non sopito.

Sarà pertanto bene conoscere i due orientamenti per comprendere quali chance di vittoria si hanno in caso di opposizione alla cartella esattoriale per intervenuta prescrizione.

Parleremo meglio di tutto ciò nel seguente articolo. In particolare, spiegheremo quando scatta la prescrizione della cartella esattoriale e come fare per non pagare la cartella una volta prescritta. Ma procediamo con ordine.

Quando le cartelle esattoriali vanno in prescrizione

Come anticipato in apertura esistono due interpretazioni in merito alla prescrizione delle cartelle esattoriali, una più vicina al contribuente, l’altra invece più favorevole al Fisco. Vediamole singolarmente.

Prescrizione delle cartelle in cinque anni

Secondo alcune sentenze della Cassazione [1], tutte le cartelle si prescrivono in cinque anni, a prescindere dal tipo di importo in esse indicato. Quindi, sia che si tratti di multe stradali che di imposte dovute allo Stato, di contributi previdenziali o di canone Rai. 

Farebbe eccezione solo il bollo auto che si prescriverebbe sempre in tre anni.

Il termine di prescrizione decorre sempre dal giorno successivo alla notifica della cartella. Se invece il contribuente era momentaneamente assente all’arrivo del postino, il termine decorre dal giorno di invio della cosiddetta “seconda raccomandata informativa”, quella cioè con cui l’ufficio postale comunica il tentativo – non andato a buon fine – di consegnare la cartella a casa del contribuente.

Prescrizione delle cartelle a seconda del tipo di imposta

Una seconda interpretazione, più tradizionale, vuole che la prescrizione vari a seconda del tipo di imposta riportata in cartella. E così avremmo che i termini di prescrizione delle cartelle esattoriali sono di 10 anni per le imposte dovute all’Erario (ossia allo Stato) e di 5 anni per le imposte dovute agli enti locali nonché per le sanzioni. In particolare:

  • Iva: termine di prescrizione 10 anni;
  • Irpef: termine di prescrizione 10 anni;
  • Irap: termine di prescrizione 10 anni;
  • Ires: termine di prescrizione 10 anni;
  • Imposta di bollo: termine di prescrizione 10 anni;
  • Imposta di registro: termine di prescrizione 10 anni;
  • Imposta catastale: termine di prescrizione 10 anni;
  • Canone Rai: termine di prescrizione 10 anni;
  • Diritti Camere di Commercio: termine di prescrizione 10 anni;
  • Imu / Ici / Tasi: termine di prescrizione 5 anni; 
  • Tari (imposta sui rifiuti): termine di prescrizione 5 anni;
  • Tosap: termine di prescrizione 5 anni;
  • Multe stradali per violazione del codice della strada: termine di prescrizione 5 anni;
  • Contributi Inps: termine di prescrizione 5 anni;
  • Contributi Inail: termine di prescrizione 5 anni;
  • Bollo auto: termine di prescrizione 3 anni.

Come capire se una cartella di pagamento è andata in prescrizione

Per comprendere se una cartella esattoriale è caduta in prescrizione, bisogna considerare la data dell’ultima notifica ricevuta a casa e di lì contare i termini che abbiamo elencato poc’anzi. 

La cartella potrebbe essere stata seguita da un’intimazione di pagamento (notificata sempre da Agenzia Entrate Riscossione) che potrebbe aver interrotto i termini di prescrizione facendoli decorrere nuovamente da capo, per un uguale periodo, a partire dal giorno successivo.

Mario riceve una cartella esattoriale per Imu nel 2010. Nel 2016, però, riceve un sollecito di pagamento. Il sollecito è nullo perché è intervenuto oltre i termini di prescrizione (compiuti ormai nel 2015). Se invece il sollecito fosse intervenuto prima, ossia entro i cinque anni, la prescrizione si sarebbe interrotta e sarebbe ricominciata da capo. Così, se Mario avesse ricevuto il sollecito nel 2014, la cartella si sarebbe prescritta non già nel 2015 ma nel 2019.

Come difendersi da una cartella caduta in prescrizione?

Per difendersi da una cartella prescritta non è possibile fare ricorso. E questo per la fin troppo banale considerazione che i termini per fare ricorso al giudice sono di 60 giorni dalla notifica della cartella. Se è vero però che la cartella è caduta in prescrizione, significa che sono decorsi ben più di 60 giorni. Dunque, il ricorso sarebbe tardivo e verrebbe rigettato.

Il contribuente allora deve attendere che l’Agenzia Entrate Riscossione faccia il successivo passo notificando un nuovo atto (un sollecito di pagamento, un preavviso di iscrizione di fermo o di ipoteca, un pignoramento). In tal caso, dovrà fare ricorso contro quest’ultimo atto in quanto basato su un titolo – la precedente cartella – ormai caduto in prescrizione. 

Se invece il ricorso non viene coltivato, il successivo atto diventa definitivo e non c’è più modo di opporsi e far valere la prescrizione. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi:


note

[1] Tra le tante cfr. Cass. sent. n. 30362/2018 del 23.11.2018.


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