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La polizia può fermarmi senza motivo?

16 Novembre 2020 | Autore:
La polizia può fermarmi senza motivo?

Poteri della polizia e diritti del cittadino: tutto ciò che devi sapere se le autorità ti fermano per strada, dalla perquisizione all’esibizione dei documenti.

Ammettiamolo: quando vediamo la polizia che controlla i documenti di una persona che è stata fermata in strada, magari mentre passeggiava tranquillamente, si fa largo dentro di noi il sospetto che quell’individuo abbia commesso qualcosa di sbagliato. Ciò accade perché è molto diffusa la convinzione per cui la polizia o i carabinieri possano fermare solamente quando vi siano indagini a carico di qualcuno. È proprio così oppure la polizia può fermare senza motivo?

Come succede quasi sempre, la verità sta nel mezzo: la polizia può fermare chiunque, anche se ciò in genere avviene solamente quando vi sono delle indagini in corso ed è opportuno effettuare controlli specifici su persone che potrebbero avere a che fare con l’investigazione, ad esempio possibili testimoni o individui coinvolti direttamente nel caso. Per quanto riguarda il controllo degli automobilisti, invece, sicuramente saprai che la polizia gode di ampio potere discrezionale, visto che le autorità sono legittimate a verificare il possesso dei requisiti per potersi mettere alla guida. Se l’argomento ti interessa e hai cinque minuti di tempo, prosegui nella lettura: vedremo insieme se la polizia o i carabinieri possono fermare le persone senza motivo.

La polizia può chiedermi i documenti senza motivo?

La polizia non può fermarti per strada e chiederti di mostrare i documenti: la legge, infatti, non impone di portare con sé i documenti di riconoscimento.

Questa regola trova un’eccezione: secondo la legge [1], la polizia ha facoltà di ordinare alle persone pericolose o sospette di munirsi, entro un dato termine, della carta di identità e di esibirla ad ogni richiesta degli ufficiali o degli agenti di pubblica sicurezza.

A parte questa eccezione, dunque, nessun poliziotto può fermarti e chiederti di mostrargli i documenti mentre passeggi tranquillamente in strada.

La polizia può chiedermi le generalità senza motivo?

La polizia non può fermarti per chiederti i documenti, ma può fermarti e chiederti le generalità. In questo caso, sussiste un vero e proprio obbligo giuridico di rispondere alle forze dell’ordine.

Secondo il Codice penale [2], chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206 euro.

Ancora più grave è la condotta di chi mente fornendo false generalità: secondo la legge [3], chi, interrogato sull’identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, dichiara il falso a un pubblico ufficiale o a persona incaricata di un pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La legge è chiara nel limitare la responsabilità penale solamente alle ipotesi in cui, su richiesta di un pubblico ufficiale in servizio, si taccia sulla propria identità o si menta; nessun obbligo è imposto riguardo all’esibizione di documenti.

La polizia può fermarmi per strada senza motivo?

La polizia può fermarti per strada senza motivo, ad esempio mentre stai passeggiando per conto tuo? La risposta è positiva: nell’esecuzione dei propri compiti di prevenzione degli illeciti, la polizia può fermare e identificare le persone senza dover fornire spiegazioni.

Come sopra chiarito, il controllo consiste essenzialmente nella richiesta delle proprie generalità. Una volta che la polizia ha preso i tuoi dati, ti lascerà andare senza alcun problema.

Va però specificato che, generalmente, la polizia ferma le persone solamente quando ve ne sia una ragione, anche se questa non deve essere illustrata.

Ciò accade quando, ad esempio, gli agenti sono in servizio in una determinata zona ove è accaduto in precedenza un crimine oppure dove pensano possa avvenire qualche illecito. Facciamo un esempio.

In città, c’è un parco notoriamente frequentato da spacciatori nelle ore serali. Tizio e Caio, mentre passeggiano nelle prossimità, sono fermati dalla polizia che chiede loro di identificarsi.

Un barista chiama la polizia perché all’interno del suo locale c’è una rissa. Giunte sul posto, le autorità fermano le persone che erano nei paraggi per cercare di ricostruire l’accaduto.

Insomma: se è vero che la polizia può fermare chiunque senza un motivo specifico e che non è tenuta a fornire giustificazioni, è anche vero che, nella pratica, le forze dell’ordine fermano solamente quando il controllo sia utile al loro lavoro, magari alle indagini segrete che sono in corso.

Ciò si spiega per una ragione molto semplice: in Italia, il numero degli appartenenti alle forze dell’ordine è insufficiente per potersi permettere di effettuare controlli a tappeto senza che ve ne sia una reale necessità. La polizia si concentra pertanto solamente sui fermi che possono essere davvero utili.

Cosa succede se la polizia mi prende i dati?

Quando la polizia ti ferma per strada o mentre sei alla guida della tua vettura, provvede a prendere nota dei tuoi dati personali. Ciò non significa che hai commesso un illecito: si tratta semplicemente di un’operazione che le forze dell’ordine eseguono dopo aver effettuato un controllo.

Cosa succede se la polizia ti prende i dati? Accade che queste informazioni finiranno all’interno del centro elaborazione dati (Ced) e saranno consultabili da qualsiasi membro delle forze dell’ordine.

Il centro elaborazione dati è l’enorme database in cui le autorità fanno confluire tutte le informazioni raccolte nello svolgimento dei propri compiti.

Non si tratta soltanto delle notizie apprese durante il compimento di indagini, ma anche di quelle di cui si è avuta conoscenza effettuando normali controlli di routine (controllo di patente e libretto mentre si è in auto, ad esempio).

I tuoi dati personali, in riferimento a tutto ciò che può riguardare una sanzione amministrativa ma anche una denuncia successivamente archiviata o un semplice controllo alla guida, saranno dunque a disposizione della polizia, la quale potrà sapere se in passato sei stato trovato con uno spinello oppure se sei stato querelato, anche se poi il caso si è concluso con l’archiviazione oppure l’assoluzione.

La banca dati a disposizione delle forze dell’ordine serve per favorire i controlli da parte dell’autorità di pubblica sicurezza. Facciamo un esempio.

La polizia ti ferma mentre sei alla guida della tua auto. È tutto perfettamente in regola ma la polizia, accedendo telematicamente alla banca dati con i tuoi precedenti, scopre che non molto tempo prima sei stato sanzionato perché trovato in possesso di marijuana. In un caso del genere, la polizia, se nutre dei sospetti, potrà procedere a perquisizione personale o a perquisizione dell’autovettura.

La polizia può fermarmi perché sono brillo?

La polizia può fermarti se cammini in strada in evidente stato di ubriachezza? Sicuramente sì.

Un ubriaco per strada può essere fermato dalla polizia in quanto l’ubriachezza in luogo pubblico, pur non essendo un reato, è un illecito amministrativo, sanzionabile dunque con una multa.

Secondo la legge chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 51 a 309 euro [4].

Non occorre alcun alcoltest: il semplice fatto di trovarti per strada in evidente stato di ubriachezza legittima le autorità a multarti.

La polizia può fermarmi e portarmi in questura?

La polizia può fermarti e portarti in questura solo se rifiuti di collaborare, cioè di identificarti fornendo le tue generalità [5].

Secondo la legge, se la persona fermata rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità, la polizia giudiziaria la accompagna nei propri uffici e la trattiene per il tempo strettamente necessario per l’identificazione e comunque non oltre le dodici ore ovvero, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le ventiquattro ore, nel caso che l’identificazione risulti particolarmente complessa oppure occorra l’assistenza dell’autorità consolare o di un interprete, ed in tal caso con facoltà per il soggetto di chiedere di avvisare un familiare o un convivente.

All’identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini può procedersi anche eseguendo, ove occorra, rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici nonché altri accertamenti.

Insomma: se mentre passeggi per strada la polizia ti ferma e ti chiede le generalità, davanti al tuo rifiuto può costringerti ad andare in questura per l’identificazione. Non hai nemmeno il diritto di chiamare il tuo avvocato.

La polizia può fermarmi e perquisirmi?

La polizia può perquisirti solamente se autorizzata dal giudice oppure nelle ipotesi in cui vi sia il fondato sospetto che tu abbia commesso determinati reati (spaccio, ecc.) oppure che tu abbia delle armi con te.

Dunque, solo nelle ipotesi di urgenza e solo quando vi sia il fondato sospetto che siano stati commessi particolari reati, è possibile procedere a perquisizione personale senza decreto del giudice.

È altresì possibile procedere in tal senso quando si esegue un’ordinanza di custodia cautelare, cioè quando si va a prelevare una persona per condurla in carcere o restringerla ai domiciliari.

Ad ogni modo, la perquisizione personale deve avvenire sempre nel rispetto della tua dignità: ciò significa che non è possibile perquisirti davanti a tutti. Se ci si trova in un luogo pubblico (una piazza, ad esempio), allora la polizia dovrà condurti in un luogo un po’ più appartato.

Polizia stradale: quali documenti può chiedere?

Diversa è la situazione se la polizia (o altra autorità) ti ferma mentre sei alla guida di un veicolo a motore: in tal caso, la legge [6] autorizza le forze dell’ordine a chiedere il documento di circolazione e la patente di guida, nonché ogni altro documento che, ai sensi delle norme in materia di circolazione stradale, deve essere portato con sé a bordo (ad esempio, il certificato assicurativo).

Dunque, il controllo della polizia mentre si è alla guida è sicuramente più penetrante, potendosi spingere alla richiesta della patente e del libretto, documenti dai quali la polizia evincerà non solo le caratteristiche del veicolo, ma anche i dati personali del conducente.

Anche in questo caso, non sussiste alcun obbligo di mostrare la propria carta d’identità; dunque, se la polizia stradale, non contenta delle indicazioni presenti sulla patente (sulla quale, ad esempio, potrebbe mancare la residenza), ti chiede anche il documento d’identità, non sei tenuto a mostrarlo. Al contrario, sussiste l’obbligo di fornire oralmente le proprie generalità.

È appena il caso di ricordare, peraltro, che il Codice della strada autorizza la polizia non solo a controllare la documentazione predetta, ma anche ad ispezionare il veicolo al fine di verificare l’osservanza delle norme relative alle caratteristiche e all’equipaggiamento del veicolo medesimo.

Il conducente che rifiuta di mostrare patente e libretto alla polizia che lo ha fermato mentre era alla guida non commette reato: secondo il Codice della strada, chiunque viola quest’obbligo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 a 345 euro.

La polizia può perquisire la mia auto?

Come appena ricordato, quando la polizia ferma un conducente può effettuare un’ispezione del veicolo al fine di verificare che esso sia conforme alle norme di circolazione e alle caratteristiche riportate sul libretto stesso.

Qualora abbia fondati sospetti, la polizia può perfino procedere alla perquisizione, sia del veicolo che della persona: è il caso in cui si presume che si stia nascondendo droga oppure armi. In casi del genere, bisogna collaborare con la giustizia. Non si ha diritto a un avvocato, a meno che non sia immediatamente reperibile.

Se sei formalmente indagato, la polizia dovrà leggere i tuoi diritti, tra i quali c’è quello di rimanere in silenzio e di nominare un avvocato di fiducia.

Posso fare un video della polizia che mi ferma?

In linea di massima, si possono fotografare e filmare le forze dell’ordine mentre sono in servizio, sono impegnati in operazioni, presidiano manifestazioni pubbliche: insomma, generalmente quando stanno esercitando le loro funzioni.

Le uniche eccezioni, secondo il Garante della Privacy [7], sussistono nei singoli casi in cui l’autorità pubblica abbia posto espliciti divieti: il riferimento è a ordinanze specifiche che proibiscano la diffusione di immagini delle forze dell’ordine in un determinato luogo e in un determinato momento, per esempio per ragioni di sicurezza o perché c’è il segreto istruttorio.

Non va dimenticato, inoltre, che alle foto e ai video delle forze dell’ordine si applicano le norme del Codice della Privacy: valgono, cioè, come i dati personali di un normale cittadino. Dunque, non è possibile riprendere il volto dei poliziotti o altri tratti che siano idonei a identificarli, per poi divulgare la ripresa.

Per approfondire questo specifico argomento, ti rinvio alla lettura dell’articolo “Quando è consentito filmare le forze dell’ordine?“.


note

[1] Art. 4, R.D. 18 giugno 1931, n. 773, e art. 294 del relativo regolamento di esecuzione.

[2] Art. 651 cod. pen.

[3] Art. 496 cod. pen.

[4] Art. 688 cod. pen.

[5] Art. 349 cod. proc. pen.

[6] Art. 192 cod. str.

[7] Garante della privacy, nota 14755 del 5 giugno 2012.

Autore immagine: Canva.com


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