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Contratto di lavoro intermittente: come funziona

20 Gennaio 2021
Contratto di lavoro intermittente: come funziona

Con il contratto a chiamata al lavoratore viene richiesto di eseguire la prestazione di lavoro solo in caso di effettiva necessità.

Ti hanno chiamato per un colloquio di lavoro per lavorare presso un ristorante. Hai superato la selezione e ti hanno proposto l’assunzione con contratto di lavoro intermittente. Non conosci questa tipologia contrattuale e vuoi sapere quali diritti ti garantisce e come funziona.

In alcuni casi, il datore di lavoro non ha bisogno della prestazione di lavoro del dipendente in maniera continuativa nel tempo ma solo in saltuari momenti. La tipologia contrattuale che può essere utilizzata in tali ipotesi è il contratto di lavoro intermittente. Ma come funziona questa forma di impiego?

Come vedremo, nel nostro ordinamento, il contratto a chiamata non può essere sempre sottoscritto dalle parti. La legge consente, infatti, l’utilizzo di questa tipologia contrattuale solo se il lavoratore ha determinati requisiti anagrafici oppure se sussistono le ipotesi oggettive previste dalla contrattazione collettiva o dalla legge.

Contratto di lavoro intermittente: cos’è?

Il contratto di lavoro intermittente, comunemente detto contratto a chiamata e a volte indicato tramite la parola inglese job on call, è una tipologia contrattuale pensata per tutte quelle situazioni in cui l’azienda ha bisogno di prestazioni di lavoro discontinue e saltuarie. Basti pensare ad un ristorante, ad un albergo, ad un’azienda che organizza eventi o ad un parco divertimenti. Queste attività hanno dei picchi di lavoro in momenti specifici dell’anno per poi avere interi periodi di non-lavoro.

Durante i momenti di massima attività, queste aziende hanno bisogno di un contratto che consenta loro di chiamare il dipendente solo per il tempo strettamente necessario.

Il contratto di lavoro a chiamata è il contratto, che può essere stipulato a tempo indeterminato oppure a tempo determinato, con il quale il lavoratore si mette a disposizione del datore di lavoro che può utilizzare la sua prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente [1].

La particolarità del contratto a chiamata è, quindi, insita nella discontinuità della prestazione di lavoro. Il lavoratore che firma un contratto di lavoro intermittente, teoricamente, potrebbe non essere mai chiamato per andare a lavorare.

Il vincolo assunto dal lavoratore può essere più o meno intenso e, a tale riguardo, si può distinguere tra:

  • contratto a chiamata con disponibilità: in questo caso il lavoratore si obbliga, in caso di chiamata, a rispondere affermativamente salvo legittimi e documentati impedimenti e, in cambio, riceve l’indennità di disponibilità dal datore di lavoro;
  • contratto a chiamata senza disponibilità: il lavoratore può accettare o meno la chiamata a sua discrezione.

Contratto di lavoro intermittente: quando è possibile?

Secondo numerosi operatori del diritto del lavoro, il contratto a chiamata rappresenta la forma più estrema di precarizzazione dei rapporti di lavoro. Proprio per questo, nel nostro ordinamento, non è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro intermittente.

Tale tipologia contrattuale, infatti, può essere utilizzata solo nei seguenti casi:

  1. ipotesi soggettiva: è sempre possibile assumere con contratto a chiamata lavoratori che abbiano meno di 24 anni di età, purché le prestazioni di lavoro si svolgono entro il venticinquesimo anno, oppure lavoratori con più di 55 anni di età;
  2. ipotesi oggettiva: è possibile assumere lavoratori con contratto a chiamata nelle ipotesi oggettive individuate dai contratti collettivi oppure nelle ipotesi oggettive indicate in un apposito decreto ministeriale [2].

Inoltre, la legge prevede dei limiti anche al numero di giornate lavorative di utilizzo del lavoratore a chiamata. In particolare, con l’eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, si prevede che ciascun lavoratore a chiamata non possa lavorare per lo stesso datore di lavoro per un numero di giornate superiore a 400 nell’arco di 3 anni solari. Se tale soglia massima viene superata il contratto a chiamata si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno indeterminato.

Contratto a chiamata: quale retribuzione?

Dal punto di vista retributivo, il lavoratore a chiamata percepisce la stessa retribuzione spettante ad un lavoratore subordinato standard che svolge le medesime mansioni, con il medesimo livello di inquadramento. Ovviamente, la retribuzione del lavoratore intermittente viene riparametrata al periodo di effettivo lavoro svolto. Non è, dunque, vero che il contratto a chiamata è più favorevole per il datore di lavoro dal punto di vista del costo del lavoro.

Parimenti, devono essere riparametrati all’effettivo periodo di servizio svolto tutti gli altri istituti indiretti come ferie, permessi retribuiti, tredicesima, quattordicesima, etc.


note

[1] Artt. 13 ss. D. Lgs. 81/2015.

[2] Regio decreto n. 2657 del 6.12.1923.


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