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Chi non paga le spese condominiali ha diritto al voto?

15 Novembre 2020
Chi non paga le spese condominiali ha diritto al voto?

In assemblea può essere precluso il diritto di voto ai morosi e a chi è indietro con i pagamenti delle spese condominiali?

Un lettore, indietro con i pagamenti delle quote condominiali, si è visto negare il diritto al voto nel corso di un’assemblea. Per tale ragione, ritiene la delibera viziata e nulla. Prima di rivolgersi al giudice per impugnare la decisione assunta dal condominio nel corso di tale riunione, ci chiede se chi non paga le spese condominiali ha diritto al voto. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Diritto al voto: si può derogare?

Il diritto al voto è conseguenza di una norma inderogabile del Codice civile secondo cui le decisioni in assemblea sono assunte secondo millesimi e teste, ossia in proporzione al valore degli edifici e in base al numero dei partecipanti all’assemblea. La legge fissa una serie di maggioranze diverse a seconda dell’importanza della votazione. 

Come ha chiarito la Cassazione in un precedente del 2017 [1], non esiste alcun connubio indissolubile tra l’obbligo di contribuire alle spese condominiali e il diritto di voto. Trattandosi di due aspetti giuridici diversi della vita in condominio, l’uno non può subordinare l’esistenza dell’altro. In altri termini, il regolamento o una delibera dell’assemblea non può derogare alle norme in materia di diritto al voto.

Si può impedire di votare a chi non paga le spese condominiali?

Alla luce di quanto detto, anche chi non paga le spese condominiali ha diritto al voto. Né l’amministratore, né l’assemblea hanno il potere di interdire ai morosi la possibilità di partecipare all’assemblea. Sicché, resterebbe l’obbligo di inviare anche a loro l’avviso di convocazione all’assemblea. Se ciò non dovesse avvenire, non solo la delibera sarebbe viziata e nulla, ma neanche vincolante. 

Questo significa in pratica che, se l’amministratore, in forza della decisione invalida così assunta dall’assemblea, dovesse richiedere al condomino escluso dalla votazione la propria quota millesimale per le spese deliberate nella riunione stessa, non avrebbe alcun titolo per farlo né potrebbe agire contro di lui con un decreto ingiuntivo. In buona sostanza, il condomino non convocato o a cui non è stato consentito il libero esercizio del diritto al voto non dovrebbe pagare alcuna spesa approvata dall’assemblea.

Come recuperare le spese condominiali dal moroso

Il fatto di non essere stato convocato o di non aver potuto votare in assemblea, se anche rende nulla l’assemblea stessa, non tocca però le morosità preesistenti che comunque restano e vanno saldate. Tuttavia, l’unico modo per procedere alla riscossione delle quote non corrisposte è la procedura giudiziale prevista dal Codice civile: ossia la richiesta di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. 

Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo prevede che il debitore debba pagare immediatamente, dopo la notifica dello stesso, e non già dopo 40 giorni come invece avviene per i decreti ingiuntivi ordinari.

Per ottenere il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, l’amministratore deve presentare in assemblea il bilancio consuntivo e il piano di riparto affinché siano approvati. 

In assenza del consuntivo, l’amministratore può comunque procedere alla riscossione delle quote condominiali, ma il decreto ingiuntivo sarà ordinario e non “provvisoriamente esecutivo”. In altre parole, il debitore avrà 40 giorni di tempo per pagare. 

Si può derogare ai criteri millesimali di ripartizione delle spese?

Secondo la sentenza della Cassazione richiamata in apertura [1], i condomini possono derogare, tramite convenzione contrattuale, al criterio di ripartizione delle spese previsto dal Codice civile. Il principio da tenere in mente, secondo la Suprema Corte, è – come detto – che non esiste alcun connubio indissolubile tra l’obbligo di contribuire alle spese condominiali e il diritto di voto: questo in quanto criterio legale delle spese in misura proporzionale al valore delle proprietà di ciascun condomino è liberamente derogabile tramite un regolamento di condominio approvato all’unanimità. Ciò non toglie però che il regolamento, anche se unanime, non possa spingersi sino a vietare a uno o più condomini il diritto al voto.


note

[1] Cass. sent. n. 4844/2017.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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