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Coppie di fatto: come si divide lo stipendio del convivente?

15 Novembre 2020
Coppie di fatto: come si divide lo stipendio del convivente?

Convivenza: non è prevista la comunione dei beni ma c’è sempre l’obbligo di provvedere ai bisogni familiari.

Il diritto ha di fatto equiparato, in numerose tutele, le coppie di fatto a quelle sposate. Tuttavia, alcune differenze radicali restano tutt’oggi. Lo abbiamo visto in un precedente articolo con riferimento all’eredità. 

Inoltre, per le coppie di fatto non esistono i tradizionali obblighi del matrimonio come quello della coabitazione e della fedeltà. Né è possibile optare per un regime patrimoniale come la comunione dei beni, salvo concludere un patto di convivenza. Ed allora, alla luce di tali problematiche, come si divide lo stipendio del convivente in una coppia di fatto? Cosa dice a riguardo la nostra legge? Dopo aver già visto come si deve dividere lo stipendio tra moglie e marito, cerchiamo ora di focalizzare la nostra attenzione sulle coppie di fatto.  

Coppie di fatto e comunione dei beni

Nelle coppie sposate, lo stipendio resta di esclusiva proprietà del percettore che ne può disporre come vuole. Ma con due importanti limitazioni. La prima: egli deve comunque contribuire ai bisogni della famiglia e prestare, all’altro coniuge, se privo di risorse economiche per badare a sé stesso, il sostegno materiale (con denaro o in natura, acquistando i beni di cui ha bisogno). La seconda limitazione scatta solo in caso di separazione di una coppia in regime di comunione dei beni: quando moglie e marito si dicono definitivamente addio, il conto corrente, anche se intestato a uno solo dei due e alimentato solo dal reddito di questi, deve essere diviso in parti uguali (dal giudice o con accordo pacifico). 

Nelle coppie di fatto, non esiste il regime della comunione dei beni. Pertanto, in caso di separazione, il conto corrente con lo stipendio accreditato non va diviso, restando così di proprietà del relativo percettore. 

Sono però previste due eccezioni. La prima è quella di un conto corrente cointestato. Se il conto dovesse essere intestato sia all’uomo che alla donna, i due ne resteranno contitolari anche dopo essersi lasciati. Saranno loro stessi a decidere se e quando dividere i soldi. Se non dovessero trovare l’accordo, ciascuno dei due può rivolgersi al tribunale affinché disponga la separazione. 

Potrebbe però succedere che la cointestazione del conto sia solo fittizia, una simulazione per consentire, al partner privo di reddito, di disporre delle risorse necessarie a provvedere al ménage domestico. In tali ipotesi, dimostrando l’esistenza di una simulazione (ad esempio, con la prova che il conto è alimentato solo dai redditi di uno dei due partner) si può evitare la divisione del denaro depositato in banca.

La seconda eccezione si verifica in presenza di una coppia che abbia deciso di firmare un patto di convivenza con adozione del regime della comunione dei beni. In tali ipotesi, saranno gli stessi partner a stabilire cosa entra nella comunione e cosa no. Potrebbero così decidere di dividere lo stipendio di uno dei due o meno. Tutto è rimesso all’autonomia delle parti.

Coppie di fatto: come si divide lo stipendio del convivente?

Se è vero che lo stipendio del partner resta di proprietà solo di quest’ultimo, che può decidere di spenderlo come vuole, è anche vero che, nelle coppie di fatto (quelle cioè di conviventi), sussiste il dovere di contribuzione ai bisogni familiari previsto per le coppie sposate e quello di occuparsi delle necessità del partner. 

In buona sostanza, ciascuno dei conviventi è soggetto agli obblighi di solidarietà familiare previsti originariamente per le coppie sposate. 

Sono obblighi che derivano dall’aver scelto un percorso di vita comune e stabile.

La legge non dice quanto un convivente debba contribuire alle necessità della famiglia e dell’altro: non fissa cioè importi predeterminati o in percentuale, ma certo non sarebbero tollerabili situazioni di grave disuguaglianza all’interno dello stesso nucleo familiare (si pensi a un uomo che lavora e che conduce un tenore di vita elevato a fronte della compagna che invece, disoccupata, non può provvedere alle proprie necessità). 

La violazione di tale obbligo, se nelle coppie sposate porta alla separazione con addebito, in quelle di fatto però non ha conseguenze giuridiche. Il più delle volte, infatti, il partner “abbandonato” si limiterà a lasciare l’altro senza poter, in questo caso, pretendere il mantenimento. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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