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Come capire se tuo figlio è vittima di bullismo?

22 Gennaio 2021
Come capire se tuo figlio è vittima di bullismo?

Quali sintomi presenta chi subisce comportamenti aggressivi e vessatori? Il rapporto asimmetrico tra bullo e vittima e i riflessi emotivi e comportamentali. 

Secondo i dati diffusi dall’Istat nel 2019, su un campione significativo di ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, il 50% ha dichiarato di essere stato vittima, nell’ultimo anno, di un episodio offensivo. Di questo 50%, quasi il 20% ha affermato che questi episodi si sono ripetuti, seppur sporadicamente, nell’arco di diversi mesi. Il 9,1%, invece, si è definito vittima di bullismo.

I dati sono in lieve aumento rispetto al campionamento rilevato nel 2014 e preoccupa un progressivo aumento del fenomeno, che è in grado di compromettere l’integrità psichica di chi è colpito da ripetuti comportamenti aggressivi e denigratori. In termini pratici, tale salita della curva significa che sempre più famiglie vivono, da vicino, il disagio dei propri figli bullizzati. Se sei finito su questa pagina, probabilmente hai già notato dei comportamenti strani da parte di tuo figlio e, preoccupato, hai iniziato a fare le opportune ricerche.

Ma come capire se tuo figlio è vittima di bullismo? Te lo diciamo noi, in questo articolo, nel quale abbiamo raccolto tante informazioni che ti saranno utili per cogliere tutte quelle spie e quei segnali che permettono di individuare personalità colpite da atteggiamenti prepotenti da parte di un bullo.

Come fa il bullo a scegliere la sua vittima?

Il bullo non sceglie mai la sua vittima per puro caso, come se fosse una carta all’interno di un mazzo. Chi assume atteggiamenti di prepotenza nei confronti degli altri deve sincerarsi che non prevalgano le proprie sensazioni di paura. Partendo da questo presupposto, da un lato, il bullo tende a costruire un gruppo che lo spalleggi, dall’altro, prende di mira persone che lui percepisce come diverse.

È importante focalizzarsi sull’ultima espressione che abbiamo riportato perché si prefigura come la radice da cui si diparte il fenomeno del bullismo. L’individuo in età infantile e adolescenziale assorbe con molta facilità i pregiudizi e i timori che scaturiscono da ciò che lo circonda e non conosce.

Un bambino abituato ad ascoltare il disprezzo riversato dai familiari nei confronti di qualunque persona che abbia la pelle nera, riporterà, fuori dalle mura di casa, lo stesso malessere (qualora vivesse in condizioni di scarsa integrazione sociale, come può essere una classe multi-etnica).

Soggetti che presentano un colore della pelle diverso dal proprio, ragazzi con una dizione non canonica o che abbiano un orientamento sessuale non condiviso, rappresentano probabili vittime, soprattutto tra gli adolescenti.

Nell’età della scuola primaria, invece, l’individuo sprovvisto di idonee strutture emotive può bullizzare la sua vittima semplicemente perché porta gli occhiali o l’apparecchio per i denti.

Come agisce questa errata percezione nella psicologia del bullo? Lui – la vittima – è diverso e, quindi, rimarrà solo. Questo, darà l’opportunità alla persona arrogante di fare il gradasso, senza che nessuno corra in soccorso della persona perseguitata.

I riflessi del comportamento del bullo sulla vittima: come riconoscerli?

Come abbiamo detto, il bullo sceglie la sua vittima ragionando sulla base di quello che avverte come difformità. Pertanto, gli insulti e gli atti persecutori posti in essere nei confronti di chi è tormentato faranno leva proprio su quella caratteristica.

Che riflessi hanno gli atti e gli epiteti sgradevoli nella mente e sui comportamenti di un bambino? I contraccolpi possono essere suddivisi in due categorie:

  • di tipo emotivo;
  • di tipo comportamentale.

Riflessi emotivi

Le emozioni, per un bambino o un adolescente, sono un vero e proprio arcipelago di isole dentro cui è facile perdersi. Figuriamoci quanto possa essere difficile, per la vittima di un bullo, orientarsi dentro sensazioni a lui completamente nuove.

Considerando il bullismo come una patologia, essa presenta anche dei sintomi.

Rabbia

Andrea è un bambino che ha problemi alla vista. I genitori, consapevoli dell’importanza di correggere i vizi oculari il prima possibile, gli fanno mettere gli occhiali e per questo, Andrea viene puntualmente insultato da un compagno di classe.

Il messaggio recepito dalla vittima è: ho questo problema per colpa dei miei genitori. Il piccolo addosserà le colpe delle persecuzioni non alla mancanza di meccanismi di adattamento da parte del bullo, bensì ai genitori, colpevoli di avergli messo gli occhiali.

Per questo, il bambino potrebbe avere improvvisi scatti di rabbia nei confronti delle persone a lui più care. Queste manifestazioni emotive intense sono, nella maggior parte dei casi, estemporanee e raramente onnipresenti. I bimbi bullizzati, infatti, vivono un doppio disagio: da un lato, in casa, si sentono al sicuro, ma d’altro canto, le mura di casa perimetrano il luogo in cui sono più a contatto con i genitori, che colpevolizza.

La rabbia, però, potrebbe prendere le mosse anche da una scintilla diversa. La vittima, infatti, non capisce come facciano i genitori a non accorgersi di quanto gli stia accadendo. Il sentimento di ostilità nei confronti della madre e del padre, quindi, si traduce in un disperato grido di aiuto.

Isolamento

Purtroppo, gli atteggiamenti del bullo vanno a segno quando, dall’altra parte, c’è un bambino o un adolescente con una bassa autostima. In questo modo, l’insulto agisce come un veleno che finisce con l’infettare tutte le relazioni sociali della vittima.

Il motivo è chiaro. Nella mente di chi subisce il bullismo, scatta un malsano meccanismo di autodifesa: se una persona mi prende in giro per un determinato tratto, vuol dire che anche altre persone possono farlo.

Quindi, il bambino tende a isolarsi, a non esporsi, a non instaurare relazioni interpersonali perché in questo modo può non rendere manifesta quella che viene additata come diversità.

Umore apparentemente altalenante

Oltre alle improvvise accensioni di violenza, la vittima di bullismo presenta spesso un umore altalenante. Gioia e spensieratezza sembrano cedere il posto a malessere e tristezza senza alcun motivo apparente. In realtà i motivi ci sono, ma sono difficili da cogliere. Tale difficoltà prende le mosse dal fatto che il bimbo perseguitato da un bullo raramente racconta cosa succede a scuola o, più in generale, con gli altri amici. Un riserbo del genere è giustificato dal timore di essere etichettato come codardo, o semplicemente di deludere le persone che gli stanno accanto.

Pertanto, diventa difficile, per un genitore, cogliere quegli stimoli che possono provocare turbe nella mente del figlio.

Nella maggior parte dei casi, i momenti depressivi si verificano davanti al cellulare e, più nello specifico, quando il bambino bullizzato si trova davanti a immagini (e, più genericamente, stimoli) che gli ricordano la sua spiacevole condizione.

Riflessi comportamentali

Mentre i riflessi emotivi sono un qualcosa che si agita all’interno della vittima di bullismo, i riflessi comportamentali si manifestano all’esterno. Sono, quindi, campanelli d’allarme che, in alcuni casi, sono espressamente pianificati da chi è perseguitato, in tal altri sono, piuttosto, l’esito inconscio di un estremo sistema autodifensivo.

Per esempio, se l’aguzzino del bambino fosse un suo compagno di classe, molto verosimilmente il piccolo andrà a scuola controvoglia, farà difficoltà ad alzarsi dal letto o collezionerà anche molte assenze a causa di frequenti malesseri psicosomatici (mal di pancia o mal di testa). Si tratta di stratagemmi messi in atto per evitare di incontrare il bullo.

Inoltre, non sapendo come gestire la rabbia, la vittima di bullismo tende a instaurare un rapporto non sano con l’alimentazione. Potrebbe mangiare di più, per appagare il senso di vergogna e di tristezza, o di meno, in segno di auto-punizione.

Il bullismo è un reato?

In conclusione, ricordiamo che il bullismo può essere denunciato querelando la parte attiva degli atteggiamenti vessatori. Infatti, i comportamenti violenti o intenzionali sono punibili per reati di lesione e percosse, ingiurie, diffamazione, molestie o disturbo.

Un quadro normativo che vuole tutelare chi subisce questo male sociale. Per questo, sono previste anche le aggravanti quando si accerta la futilità della causa, ovvero le motivazioni razziali.



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2 Commenti

  1. Io dico sempre anche ai miei amici di parlare sempre con i propri figli e osservare i loro comportamenti verificando eventuali cambiamenti. Se il bambino non vuole andare a scuola, se tende ad isolarsi, se ha paura, se si chiude in se stesso, se cambia il suo umore… Questi sono campanelli d’allarme che devono spingerci ad indagare e parlare con lui per capire cosa sta succedendo e se c’è qualche problema a scuola

  2. Molti bambini vittime di bullismo mostrano dei segnali a volte impercettibili perché riescono a nascondere bene il loro malessere, ma noi genitori dobbiamo sempre captare questi sintomi e ascoltare nei loro silenzi la richiesta di aiuto. Basta davvero poco. Bisogna confrontarsi, favorire il dialogo, incoraggiarli a raccontarci la loro giornata a scuola e parlare dei pericoli e dei disagi a cui potrebbero andare incontro.

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