Diritto e Fisco | Articoli

Cosa fare se i vicini urlano?

15 Novembre 2020
Cosa fare se i vicini urlano?

Rumori molesti in condominio: non è sempre reato. Chi chiamare?

Quando i vicini di casa fanno rumore, si pensa sempre di interessare, in prima battuta, l’amministratore di condominio per poi rivolgersi ai carabinieri o alla polizia. Si tratta in realtà di due mosse non sempre vincenti. L’amministratore non è infatti un paciere delle liti private, né un arbitro delle stesse. La polizia invece interviene solo in caso di reato di «disturbo alla quiete pubblica» i cui presupposti non sono sempre sussistenti. Ed allora cosa fare se i vicini urlano?

Cerchiamo di fornire qualche utile e pratico consiglio qui di seguito, alla luce anche delle più recenti sentenze emesse dalla giurisprudenza. 

Se i vicini urlano è reato?

Partiamo da un concetto molto importante: non sempre il rumore è reato. Lo diventa solo quando disturba un numero indeterminato di persone. In tal caso, scatta il reato di disturbo alla quiete pubblica. Il concetto di «pubblico» è infatti riferito a una pluralità di persone come, ad esempio, tutto il condominio o il circondario. 

Come chiarito dalla Cassazione [1], affinché sussista il reato di disturbo alla quiete pubblica «relativamente ad attività che si svolge in ambito condominiale, è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio».

«Quando si tratta di rumori prodotti in edificio condominiale è necessario che essi, tenuto conto anche dell’ora (notturna e diurna), in cui vengono prodotti, arrechino disturbo ovvero abbiano l’idoneità concreta di arrecare disturbo ad una parte notevole degli occupanti del medesimo edificio, configurandosi altrimenti soltanto un illecito civile da inquadrarsi nell’ambito dei rapporti di vicinato». 

Pertanto, se ad essere disturbate dai rumori molesti sono solo poche persone (ad esempio, le famiglie degli appartamenti più prossimi a quello del responsabile) non c’è illecito penale.

L’assenza di reato pregiudica la possibilità di rivolgersi alla polizia o ai carabinieri i quali intervengono solo in presenza dei presupposti penali. 

Il fatto però che non vi sia reato non significa che il comportamento rumoroso sia lecito. Secondo l’articolo 844 del Codice civile, quando il rumore supera la «normale tollerabilità» è da considerare comunque illecito. Ma resta un illecito civile se disturba poche persone. Ed allora cosa fare se i vicini urlano ma il chiasso non è sentito da tutti? 

In tali casi, bisogna avviare un giudizio civile innanzi al tribunale, le cui spese vengono anticipate dalla vittima. Quest’ultima deve rivolgersi a un avvocato concordando con questi il relativo compenso. 

A quel punto, verrà citata dinanzi al tribunale la controparte. Nel contraddittorio tra le parti, all’esito della fase istruttoria, il magistrato valuterà se il rumore prodotto è superiore alla normale tollerabilità e, se così dovesse essere, condannerà il responsabile a cessare i rumori, eventualmente condannandolo al risarcimento dei danni.

Quando un rumore è intollerabile?

A questo punto, per comprendere quando agire in sede civile, bisogna stabilire quando un rumore si considera “intollerabile” secondo la nozione fornita dal Codice civile. La legge però non specifica cosa si debba intendere con questo termine. 

È così intervenuta la giurisprudenza che ha fornito varie definizioni pratiche. Il più delle volte, si considera intollerabile ogni rumore che supera di 3 decibel il rumore di fondo che proviene dall’ambiente circostante. Tale accertamento viene effettuato con una perizia monometrica.

Non sempre però è possibile effettuare tale valutazione, specie quando ormai la causa è in corso. Sapendo infatti di essere al centro di una vertenza giudiziaria, il vicino potrebbe smettere di urlare. In tali casi, il giudice può ben raggiungere la prova tramite prove testimoniali. Se cioè altre persone dichiarano di aver sentito le urla provenienti dall’appartamento incriminato, il magistrato emette la propria condanna. 

I criteri pratici per considerare intollerabile il rumore fanno riferimento a una serie di variabili come:

  • l’orario in cui è prodotto il rumore: di notte è più facile che un rumore possa diventare intollerabile;
  • il luogo in cui è prodotto il rumore: in un quartiere residenziale, lontano dal rumore del traffico, è più facile sentire i rumori la cui soglia di intollerabilità sarà anche più bassa;
  • il tempo durante il quale il rumore si è prodotto: la rottura di un piatto, per quanto produca un rumore fragoroso, si limita ad un attimo ed è pertanto da considerare tollerabile nell’ambito della normale vita condominiale. 

note

[1] Cass. sent. n. 3174/2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 29 settembre – 12 novembre 2020, n. 31741

Presidente Rosi – Relatore Corbetta

Ritenuto in fatto

1. Con l’impugnata sentenza, il Tribunale di Bari condannava M.R. alla pena di 200 per il reato di cui all’art. 659 c.p., per avere disturbato, in qualità dell’immobile sito in (omissis) , mediante emissioni di musica nelle ore notturne e diurne, il riposo del nucleo famigliare di L.R. . In Alberobello, il 3 agosto 2015.

2. Avverso l’indicata sentenza, l’imputato, per il ministero del difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

2.1. Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), in relazione all’art. 659 c.p.p.. Assume il ricorrente che il Tribunale avrebbe erroneamente ravvisato la sussistenza del reato, senza accertare il requisito della diffusività dell’asserito disturbo, e considerando che il lamentato disturbo alla quiete pubblica non fu nemmeno percepito dal querelante, il qual si limitò a riferire le lamentele dei figli; ad avviso del ricorrente, non sarebbe ravvisabile il reato in esame, perché non è stato accertato in concreto se i rumori fossero percepiti da un numero indeterminato di persone e, in ogni caso, il Tribunale ha ritenuto la responsabilità sarebbe stata ravvisata in capo al M. quale proprietario dell’immobile, richiamando una giurisprudenza, ritenuta inconferente, relativa al gestore di un pubblico esercizio.

2.2. Con il secondo motivo si eccepisce la violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) e c), in relazione all’art. 192 c.p.p., comma 1. Il ricorrente lamenta la valutazione di credibilità del querelante, ritenuta dal Tribunale con una formula di stile, senza considerare che costui non viveva più nell’abitazione attinta dai rumori, che le querela si fonda sulla dichiarazioni de relato dei figli minori, che vi erano motivi di astio, in quanto, come riferito dalla persona offesa, i rumori molesti duravano da cinque anni.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato per quanto di ragione.

2. Secondo quanto accertato dal Tribunale, il 3 agosto 2015, presso l’abitazione dell’imputato, si svolse una festa protrattasi fino alla notte e vi furono schiamazzi, rumori e musica assordante, avendo, sul punto, il figlio minorenne del denunciante riferito al padre che la musica era “‘a pallà con un signore che parlava a un microfono”.

3. Orbene, le censure dirette a contestare la ricostruzione del fatto risultano inammissibili, tanto più che, come emerge dalla sentenza (p. 2), nel giudizio di merito il difensore nulla era stato eccepito in ordine all’attendibilità della persona offesa.

4. In punto di diritto, va rammentato che, per la configurabilità del reato di cui all’art. 659 c.p., è necessario che i rumori abbiano una certa attitudine a propagarsi, in modo da essere idonei a disturbare più persone.

Pertanto, quando si tratta di rumori prodotti in edificio condominiale è necessario che essi, tenuto conto anche dell’ora (notturna o diurna), in cui vengono prodotti, arrechino disturbo ovvero abbiano l’idoneità concreta di arrecare disturbo ad una parte notevole degli occupanti del medesimo edificio, configurandosi altrimenti soltanto un illecito civile da inquadrarsi nell’ambito dei rapporti di vicinato. Ne consegue che per affermare la sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 659 c.p., è necessario procedere all’accertamento della natura dei rumori prodotti dal soggetto agente e alla loro diffusività tale da essere idonei ad arrecare disturbo ad un numero rilevante di persone e non soltanto a chi ne lamenta il fastidio (Sez. 1 n. 3348 del 16/01/1995, dep. 28/03/1995, Dracchio, Rv. 200692).

In altri termini, perché sussista la contravvenzione di cui all’art. 659 c.p., relativamente ad attività che si svolge in ambito condominiale, è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio (Sez. 1 n. 45616 del 14/10/2013, dep. 13/11/2013, Virgillitto, Rv. 257345; in senso analogo Sez. 3 n. 18521 dell’11/01/2018, dep. 02/05/2018, Ferri, Rv. 273216, secondo cui per la sussistenza del reato è sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo indeterminato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio).

5. Nel caso in esame, non risulta accertato il requisito della diffusività dei rumori tale da recare disturbo a una parte consistente degli occupanti il medesimo edificio o, comunque, ad altre persone abitanti nelle vicinanze, avendo il Tribunale unicamente appurato che le molestie furono lamentate dai figli minori del querelante.

6. Nondimeno, il termine massimo di prescrizione, risulta decorso, essendo il reato stato commesso il 3 agosto 2015; ne segue che, in presenza di una causa di estinzione del reato, non sono rilevabili in sede di legittimità vizi di motivazione della sentenza impugnata in quanto il giudice del rinvio avrebbe comunque l’obbligo di procedere immediatamente alla declaratoria della causa estintiva (Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244275).

7. La sentenza impugnata deve perciò essere annullata senza rinvio per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube