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Stalking: si con sms, no con email. La molestia con la tecnologia

22 Dicembre 2013
Stalking: si con sms, no con email. La molestia con la tecnologia

Non costituisce reato di stalking inviare una serie martellante di email; discorso opposto per gli sms sul cellulare: per aversi una vera molestia è necessaria l’invasività dello strumento adoperato.

Ad alcuni potrà sembrare assurdo e contraddittorio: secondo la Cassazione, colui che invia una serie martellante di email, tale da generare ansia e stress psicologico nel destinatario, non commette comunque stalking [1]. Lo stesso identico comportamento, però, se veicolato attraverso degli sms, rientra perfettamente in tale tipo di reato [2].

Peraltro, non è necessaria una particolare durata temporale di tale condotta; è sufficiente la semplice ripetizione della stessa, anche solo in due semplici episodi di minaccia o molestia. Insomma, a contare non è tanto la durata del comportamento quanto lo strumento adoperato dal “carnefice”.

Come mai? È presto detto.

L’orientamento dei giudici è quello di considerare come “invasivo” (e quindi punibile come “stalking”) solo quel comportamento ossessivo e assillante dal quale la vittima non può sottrarsi: per esempio, i continui squilli telefonici, il suono del citofono, il campanello della porta e, ora, anche gli sms.

Al contrario – sempre secondo la Suprema Corte – nel caso dell’email, la vittima può sempre evitare di entrare nella casella di posta elettronica o, al limite, astenersi dall’aprire i messaggi, cestinandoli. Pertanto, quella invasività della molestia – che invece si realizza con la suoneria di un messaggino – nel caso della posta elettronica non si verifica e, dunque, “il fatto non è previsto dalla legge come reato”.


note

[1] Cass. sent. n. 44855/12.

[2] Cass. sent. n. 14997/12.

Autore immagine: 123rf.com


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