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Chi esprime il giudizio di idoneità del lavoratore?

16 Novembre 2020 | Autore:
Chi esprime il giudizio di idoneità del lavoratore?

In quali ipotesi il dipendente deve risultare idoneo a svolgere le mansioni per le quali è prevista la sorveglianza sanitaria.

Il lavoratore, per svolgere l’attività a cui è adibito, non è più tenuto a presentare il certificato di sana e robusta costituzione, né il certificato di idoneità fisica per l’assunzione nel pubblico impiego o altri certificati sanitari di idoneità per l’assunzione: queste certificazioni sono state abolite dal decreto del Fare [1].

L’abolizione del certificato di idoneità per l’assunzione, tuttavia, non comporta che il lavoratore possa essere adibito a una specifica mansione senza essere valutato idoneo al suo svolgimento.

Ma chi esprime il giudizio di idoneità del lavoratore? Il datore di lavoro è obbligato a vigilare affinché i lavoratori per i quali è stabilita la sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza essere valutati idonei: il giudizio di idoneità deve essere emesso dal medico competente dell’azienda.

La sorveglianza sanitaria da parte del medico competente serve anche per individuare tempestivamente anomalie o patologie che potrebbero aumentare i rischi per il dipendente nello svolgimento dell’attività lavorativa.

In ogni caso, un eventuale giudizio d’inidoneità del medico non è insindacabile, ma può essere impugnato dal lavoratore innanzi all’organo di vigilanza territorialmente competente, ossia il Dipartimento di prevenzione dell’Asl in cui ha sede l’azienda che ha richiesto la visita di idoneità.

Specifiche commissioni mediche, poi, possono valutare l’idoneità del lavoratore allo svolgimento dell’attività ai fini dell’accesso a determinati trattamenti previdenziali: la pensione per inidoneità alle mansioni ferroviarie, per gli iscritti all’ex Fondo FS, o la pensione per inidoneità al volo, per gli iscritti presso il Fondo volo, ne sono un esempio.

Chi deve essere sottoposto a sorveglianza sanitaria

Non tutti i lavoratori devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria, ma soltanto coloro per i quali l’attività svolta o l’esposizione a determinate sostanze o ambienti possano comportare specifici rischi per la salute e la sicurezza [2].

In particolare, è previsto l’obbligo di sorveglianza sanitaria, quindi di visita d’idoneità, nei seguenti casi:

  • lavoratori che trasportano carichi manualmente;
  • addetti ai videoterminali;
  • lavoratori esposti ad agenti fisici e chimici, rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni, sostanze cancerogene e mutagene, amianto ed agenti biologici;
  • lavoratori minori di 18 anni, se la valutazione dei rischi connessi all’attività renda necessaria la visita (è necessario sottolineare che vi sono dei lavori non consentiti a chi non è ancora maggiorenne: per approfondire, Lavoro dei minorenni);
  • addetti al lavoro notturno.

Per le lavoratrici in stato di gravidanza non è previsto un apposito giudizio d’idoneità da parte del medico competente, ma può essere sottoposta a visita nell’ipotesi in cui intenda richiedere l’anticipazione ed il posticipo del congedo obbligatorio per maternità.

Come funziona la visita medica d’idoneità?

Il lavoratore può essere sottoposto alla visita medica d’idoneità:

  • in via preventiva, prima dell’assunzione, per verificare l’idoneità alle mansioni specifiche e accertare l’assenza di controindicazioni alle attività a cui deve essere adibito;
  • periodicamente, almeno una volta all’anno, per controllare lo stato di salute e confermare l’idoneità alle mansioni specifiche;
  • su sua richiesta, per controllare lo stato di salute e confermare l’idoneità alle mansioni specifiche;
  • al cambio di mansione, per esprimere il giudizio di idoneità alle mansioni specifiche
  • prima della ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai 60 giorni continuativi, per controllare lo stato di salute e confermare l’idoneità alle mansioni specifiche.

Chi effettua la visita medica d’idoneità?

La visita d’idoneità è a cura del medico competente dell’azienda, nominato dal datore di lavoro. La visita preventiva può essere anche effettuata dalla Asl.

Non è possibile esprimere giudizi di idoneità nei confronti di lavoratori per i quali non è prevista la sorveglianza sanitaria da una legge o dalla commissione consultiva.

Quali sono gli esiti della visita d’idoneità?

In base al risultato degli accertamenti sanitari, il medico competente può esprimere uno dei seguenti giudizi:

  • idoneità: le condizioni di salute del dipendente sono compatibili con le mansioni;
  • idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni, indicazioni o limitazioni: le condizioni di salute del dipendente sono in parte compatibili con le mansioni, ma è necessario rispettare le prescrizioni e le indicazioni espresse nel giudizio; se sono previste limitazioni, il lavoratore deve essere esonerato da una o da più attività che fanno parte delle mansioni; si può ricorrere alle limitazioni solo nel caso in cui non sia possibile modificare l’ambiente di lavoro con prescrizioni o indicazioni specifiche;
  • inidoneità temporanea: le condizioni di salute del dipendente non sono compatibili con le mansioni per un determinato periodo; il medico deve indicare i termini entro cui può avvenire il recupero delle abilità provvisoriamente perdute del lavoratore;
  • inidoneità permanente: le condizioni di salute del dipendente sono compatibili con le mansioni in via definitiva.

Il giudizio d’idoneità fisica del lavoratore alla mansione specifica deve essere espresso per iscritto: deve essere consegnata una copia al dipendente e al datore di lavoro.

Il lavoratore può essere licenziato per inidoneità?

Se non è possibile nemmeno adibire il lavoratore, con inidoneità permanente, a mansioni equivalenti o inferiori, il datore di lavoro può licenziare il dipendente, ma solo se l’apposita commissione medica [3] accerta la definitiva impossibilità di reinserirlo all’interno dell’azienda, anche attuando adattamenti dell’organizzazione del lavoro.

Si può contestare il giudizio d’inidoneità?

È possibile ricorrere contro il giudizio d’inidoneità del medico competente, anche se formulato prima dell’assunzione, entro 30 giorni dalla data di comunicazione del giudizio stesso. Il ricorso va presentato all’organo di vigilanza territorialmente competente, cioè il Dipartimento di prevenzione della Asl in cui ha sede l’azienda che ha effettuato la visita di idoneità.

Il Dipartimento può disporre, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio d’idoneità.


note

[1] DL. 69/2013.

[2] Art. 41 D.lgs 81/2008.

[3] Art. 10 Co. 3 L. 68/1999.


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