Covid: cosa cambia sull’affitto delle case

16 Novembre 2020 | Autore:
Covid: cosa cambia sull’affitto delle case

Che succede se, a causa del lockdown, l’inquilino non riesce a pagare l’affitto o non può lasciare la casa a fine contratto perché costretto a quarantena.

Non solo limitazioni alla mobilità dei cittadini, didattica e lavoro a distanza o centri commerciali chiusi: le restrizioni imposte dalle misure anti-Covid hanno da mesi un forte impatto anche sul bilancio familiare a causa del ricorso alla cassa integrazione, alle attività commerciali chiuse per decreto, ai contratti non rinnovati. Il che, per molti italiani, si traduce in minori ingressi che mettono a repentaglio, ad esempio, la capacità di rispettare puntualmente il pagamento dell’affitto della casa, oltre a quello dei locali commerciali. A cascata, oltre all’inquilino ne soffre anche il proprietario dell’immobile, che rischia di dover rinunciare al canone su cui fa affidamento ogni mese.

Il coronavirus, dunque, pone una serie di problemi nei rapporti di locazione. Uno di questi, ad esempio, l’impossibilità di rinegoziare il canone. Significa che l’inquilino deve versare quanto pattuito, anche perché una situazione di difficoltà economica non giustifica il mancato pagamento dell’affitto. L’unica soluzione, in questo caso, è affidarsi alla buona volontà delle parti anziché ricorrere alla decisione del giudice: locatario e locatore possono trovare di loro spontanea volontà un accordo per venirsi momentaneamente incontro. Intesa che conviene registrare presso l’Agenzia delle Entrate in modo che resti una traccia, diciamo così, «formale» dell’accordo, della data in cui si dovrà tornare al pagamento del canone originale e della modalità con cui recuperare la parte non versata.

Come accennato, una situazione di crisi economica non giustifica l’interruzione del versamento delle mensilità o il ritardo nei pagamenti, nemmeno in un caso di emergenza come quello che stiamo vivendo attualmente a causa del Covid. Tuttavia, quando ritardi o mancati pagamenti riguardano solo i mesi delle chiusure obbligatorie non è possibile chiedere e convalidare lo sfratto. Non, almeno, fino al 31 dicembre 2020, come stabilito e confermato più volte dai vari decreti sul coronavirus.

A tutela del proprietario della casa, l’emergenza Covid non è un motivo che giustifica il recesso anticipato del contratto d’affitto. Significa che l’inquilino che si trova in difficoltà economica non può decidere, ad esempio, di trasferirsi da un parente per risparmiare il canone e di stracciare il contratto dall’oggi al domani: sarà tenuto, nel caso, a pagare il preavviso stabilito e a risarcire l’eventuale danno al padrone di casa, a meno che le parti abbiano accordato una soluzione diversa di fronte a determinate situazioni eccezionali.

Allo stesso modo, se l’inquilino rimane nella casa dopo la fine del contratto perché considera necessario l’auto-isolamento, dovrà versare al proprietario il corrispettivo convenuto fino alla riconsegna, salvo l’obbligo di risarcire il maggior danno, come prevedono il Codice civile e la giurisprudenza. A meno che sia costretto a non abbandonare l’immobile per ordine dell’autorità sanitaria (ad esempio, la quarantena perché risultato positivo ai test sul Covid): in questo caso, si tratterebbe di causa a lui non imputabile, ma dovrà dimostrarlo con l’opportuna documentazione in modo da non risultare inadempiente.



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