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Quanto costa al datore di lavoro il contratto a chiamata?

23 Gennaio 2021
Quanto costa al datore di lavoro il contratto a chiamata?

Con il contratto di lavoro intermittente il lavoratore viene chiamato a lavorare solo in caso di effettiva esigenza.

Vuoi lavorare nel mondo della ristorazione? Ti è stato proposto di essere assunto con un contratto a chiamata? Vuoi sapere in cosa consiste questa tipologia contrattuale e quale stipendio puoi prendere? In alcuni settori, le aziende hanno bisogno di manodopera in modo discontinuo e saltuario. Per queste esigenze, nel nostro ordinamento, è stato introdotto il contratto di lavoro intermittente.

Ma come funziona tale tipologia contrattuale? Quanto costa al datore di lavoro il contratto a chiamata? Come vedremo, dal punto di vista retributivo, il contratto di lavoro intermittente non è meno costoso di un ordinario contratto di lavoro subordinato.

Cos’è il contratto a chiamata?

Nel contratto di lavoro subordinato standard [1] il lavoratore sa quando dovrà recarsi al lavoro poiché nella lettera di assunzione viene specificato l’orario di lavoro, ossia, i giorni e le ore in cui il prestatore di lavoro dovrà lavorare.

Il contratto a chiamata, detto anche contratto di lavoro intermittente [2], si caratterizza, invece, per il fatto che il lavoratore, sottoscrivendo il contratto, non sa quando verrà chiamato a lavorare ma si limita a mettersi a disposizione del datore di lavoro che potrà chiamarlo a svolgere singole prestazioni di lavoro.

Di volta in volta, sulla base delle esigenze di manodopera, il datore di lavoro contatterà il lavoratore a chiamata specificando per quante ore o giorni ha bisogno della sua prestazione di lavoro.

Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato sia a tempo determinato che a tempo indeterminato.

Contratto a chiamata: quando può essere stipulato?

Nel nostro ordinamento, l’assunzione del personale con contratto a chiamata non è del tutto libera. Si prevede, infatti, che questa tipologia contrattuale possa essere utilizzata solo con lavoratori che abbiano, al massimo, 24 anni di età, a condizione che le prestazioni di lavoro terminino con il compimento del 25° anno di età, oppure più di 55 anni di età (ipotesi soggettiva).

In aggiunta all’ipotesi soggettiva, il contratto di lavoro intermittente può essere sottoscritto quando ricorrono le ipotesi oggettive individuate da:

  • contratti collettivi di lavoro, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, sia di livello nazionale, che aziendale e territoriale [3];
  • elenco delle attività discontinue contenuto in un Regio decreto del 1923 [4].

Al di fuori di queste ipotesi, non è possibile stipulare il contratto di lavoro intermittente.

Contratto a chiamata: le tipologie

Nel contratto di lavoro intermittente, il lavoratore può assumersi un vincolo più o meno forte. In alcuni casi, infatti, il lavoratore si impegna a rispondere alla chiamata. In altri casi, al contrario, il lavoratore si limita a mettersi a disposizione in caso di chiamata del datore di lavoro ma non garantisce la sua disponibilità.

A seconda del vincolo assunto dal lavoratore a chiamata, si può distinguere tra:

  • contratto di lavoro intermittente con obbligo di disponibilità;
  • contratto di lavoro intermittente senza obbligo di disponibilità.

Nel primo caso, la legge prevede che l’impegno assunto dal lavoratore debba essere compensato con l’erogazione di un’apposita somma di denaro detta indennità di disponibilità che viene corrisposta mensilmente al lavoratore durante i mesi di mera disponibilità ed in assenza di chiamate.

Contratto a chiamata: quanto costa al datore di lavoro?

Molti pensano che le aziende propongono ai lavoratori il contratto a chiamata per risparmiare sul costo del lavoro. In realtà, l’unico vantaggio di questo contratto riguarda l’assoluta flessibilità con cui è possibile disporre della risorsa che può essere utilizzata solo in caso di effettiva necessità.

Per quanto concerne il costo del lavoro, il contratto a chiamata costa esattamente come un contratto di lavoro subordinato standard.

Il lavoratore a chiamata, infatti, quando viene assunto, riceve una mansione ed un livello di inquadramento contrattuale, al pari di ogni altro lavoratore dipendente. Ne consegue che il trattamento retributivo del lavoratore intermittente è pari a quello cui ha diritto un lavoratore assunto con contratto di lavoro subordinato standard, per lo svolgimento delle medesime mansioni, con lo stesso livello di inquadramento contrattuale.

Ovviamente, la retribuzione del lavoratore a chiamata deve essere riparametrata sulla base delle effettive ore di lavoro svolte.

Tanto per intendersi: se un lavoratore a chiamata viene chiamato a lavorare per un mese intero costa esattamente come un lavoratore subordinato assunto con contratto a tempo determinato della durata di un mese.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Artt. 13 ss., D.lgs. 81/2015.

[3] Art. 51, D.lgs. 81/2015.

[4] Regio decreto 06.12.1923, n. 2657


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