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Cosa mi possono pignorare se non ho nulla?

16 Novembre 2020
Cosa mi possono pignorare se non ho nulla?

Nullatenente: quando il creditore può solo esperire il pignoramento e quando invece può denunciare il debitore per truffa o per insolvenza fraudolenta.

Un nostro lettore ci pone una domanda tanto personale quanto comune: «Cosa mi possono pignorare se non ho nulla?».

La questione della cosiddetta “nullatenenza” va affrontata in modo diverso a seconda del tipo di debito. Difatti, per le obbligazioni contratte con soggetti privati (le banche, i fornitori, il padrone di casa, il condominio) valgono regole differenti rispetto a quelle di natura fiscale. Per queste ultime, infatti, come avremo modo di vedere a breve, esistono limiti di pignoramento ben più stringenti; con la conseguenza che anche chi ha qualche bene intestato non rischia nulla. 

Ma procediamo con ordine e vediamo cosa ti possono pignorare se non hai nulla.

Cosa può fare il creditore se non paghi?

L’unico strumento di difesa del creditore è il pignoramento. Prima però deve procurarsi un “titolo esecutivo” ossia un documento ufficiale da cui risulti il proprio credito. Tale documento può essere una sentenza (anche se solo di primo grado), un decreto ingiuntivo non opposto, un assegno, una cambiale, un contratto di mutuo stipulato dinanzi al notaio.

Dopo aver ottenuto il titolo esecutivo, il creditore notifica al debitore, tramite l’ufficiale giudiziario del tribunale, il cosiddetto atto di precetto, ossia un invito a pagare entro 10 giorni con avvertimento che, in difetto, si procederà poi all’esecuzione forzata.

Il terzo passaggio che deve compiere il creditore è rivolgersi all’ufficiale giudiziario per dare impulso al pignoramento dei beni del debitore. Oltre al pignoramento, il creditore non può fare null’altro: non può cioè denunciare il debitore che non ha pagato, anche se ciò dipende da sua volontà.

Difatti, non voler pagare non è reato, ma un semplice illecito civile che, come detto, può giustificare al massimo un pignoramento e un risarcimento dei danni. 

Eccezionalmente, potrebbero ricorrere gli estremi di due reati, ma si tratta di eccezioni da valutare attentamente con il proprio legale. Potrebbe ricorrere la truffa quando una persona induce in errore l’altra con artifici e raggiri per farsi consegnare un oggetto o del denaro. Qui c’è, sin dall’inizio, un intento fraudolento che si manifesta all’esterno con dei comportamenti volti a camuffare la realtà.

In alternativa, potrebbe ricorrere il reato di insolvenza fraudolenta, che scatta solo quando il debitore nasconda al creditore, al momento della conclusione dell’accordo, la sua capacità a pagare. Potrebbe essere il caso di un dipendente che firmi un finanziamento già sapendo che a breve sarà licenziato ma tacendolo al creditore. 

In cosa consiste il pignoramento?

Abbiamo visto quindi che l’unico rimedio contro chi non paga i debiti e/o non li vuole deliberatamente pagare è il pignoramento. In cosa consiste? Nell’avvio di un’apposita procedura amministrativa volta ad apprendere i beni del debitore e metterli all’asta per poter poi ricavare il denaro con cui il creditore può soddisfarsi. Quest’ultimo, quindi, non può entrare in casa del debitore e prendersi il suo arredo tenendolo per sé. Potrebbe farlo solo con quei beni che hanno un valore di mercato certo, come ad esempio l’oro o un’automobile.

Esistono tre forme di pignoramento: quella dei beni mobili (come gli arredi di casa), quella degli immobili (case e terreni) e dei crediti verso terzi (come lo stipendio, la pensione, il conto corrente in banca o alle poste).

È il creditore a valutare che tipo di pignoramento intraprendere. Lo fa sulla base delle informazioni a lui pervenute in vario modo: ad esempio, tramite indagini personali o delegate ad apposite agenzie, oppure tramite la consultazione dell’Anagrafe tributaria, un maxi registro informatico dell’Agenzia delle Entrate che indica tutti i redditi di proprietà dei contribuenti, ivi compresi i conti correnti.

Cosa ti possono fare se non hai nulla?

Se il creditore dovesse rilevare che il debitore non ha nulla, non potrebbe far altro che sperare in un futuro più roseo per il suo rivale. Dovrebbe cioè attendere e confidare nel fatto che questi possa acquisire un lavoro o magari un’eredità, sui cui proventi soddisfarsi. 

In buona sostanza, il creditore non può far nulla contro il debitore se non attendere. Tutto ciò che può fare è infatti tentare, in futuro, un secondo pignoramento se il debitore è diventato solvibile, Chiaramente, nell’attesa, il creditore dovrà evitare che il proprio diritto di credito cada in prescrizione e, a tal fine, inviare di tanto in tanto, una diffida di pagamento con raccomandata a.r. o con pec. 

La prescrizione, in generale, è di 10 anni per i crediti derivanti da contratti (salvo quelli coi professionisti che è invece di 3 anni) ed è invece di 5 anni per i crediti derivanti da danni e altri atti illeciti. Sul punto, leggi Prescrizione dei crediti.

Detto in soldoni, il creditore che non riesce a pignorare i beni del debitore perché questi è nullatenente non ha alcuna arma a difesa del proprio diritto.

In verità, il creditore non saprà mai se il debitore è completamente nullatenente. A volte, può essere che questi nasconda in casa oggetti di valore, contanti e oro. In tali ipotesi, può promuovere un pignoramento mobiliare, con la consapevolezza però che se l’ufficiale non dovesse trovare nulla non avrebbe alcuna possibilità di ritentare tale soluzione. 

In casa, peraltro, esistono dei beni assolutamente impignorabili come l’anello nuziale, le cose sacre o che servono ad esercitare la religione come statuette, crocifissi, ecc. (salvo gli oggetti di valore economico particolarmente elevato), i vestiti, i letti, i tavoli e le sedie necessari per consumare i pasti; armadi, cassettoni; frigorifero; stufe; cucina; lavatrice; utensili di casa.  

Se anche il debitore ha uno stipendio o una pensione, il creditore ne può pignorare fino a massimo un quinto al mese (calcolato sul netto). Eventuali precedenti trattenute per cessioni volontarie del quinto non rilevano: non valgono cioè a ridurre l’importo pignorabile.

Se il debitore ha un conto corrente, il creditore lo può pignorare per intero. Ma se il conto serve d’appoggio alla pensione o allo stipendio, il creditore ne può pignorare solo la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (all’incirca 1350 euro); invece, tutte le altre mensilità che vengono accreditate possono essere pignorate fino a massimo un quinto.

Leggi anche “Cosa non può essere pignorato“.

Cosa ti può pignorare il Fisco se non hai nulla?

Come anticipato in apertura, le cose vanno diversamente se il creditore è il Fisco. In questo caso, non c’è bisogno di essere completamente nullatenenti per non subire il pignoramento. E difatti la normativa fiscale ti consente di avere una casa di proprietà senza che questa possa essere soggetta al pignoramento. La legge vieta il cosiddetto pignoramento della prima casa per debiti dovuti a cartelle esattoriali. Ma perché operi tale limite è necessario che la casa non sia di lusso, sia adibita a civile abitazione e sia luogo di residenza del contribuente.

Anche se il debitore ha più case, però, non rischia ugualmente il pignoramento immobiliare se il debito complessivo con il Fisco è inferiore a 120mila euro e/o il valore dei suoi immobili è inferiore a 120mila euro. 

Utile suggerimento: se anche il debito per cartelle esattoriali superasse tale soglia, si potrebbe benissimo pagarne solo una parte per farlo scendere al di sotto dell’asticella. In tal modo, la casa sarebbe salva definitivamente. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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