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Come funziona la lettera di richiamo sul lavoro?

25 Gennaio 2021
Come funziona la lettera di richiamo sul lavoro?

Il lavoratore deve rispettare le istruzioni e le direttive impartite dal datore di lavoro se vuole evitare di ricevere contestazioni disciplinari.

Hai ricevuto una lettera di contestazione disciplinare. Il datore di lavoro ti rimprovera di essere arrivato in ritardo al lavoro. Vuoi sapere come puoi difenderti.

Il vincolo gerarchico che lega il lavoratore dipendente al datore di lavoro non si esaurisce nell’obbligo di rispettare le direttive e le policy aziendali ma prevede anche un vero e proprio procedimento in caso di infrazione da parte del dipendente. Ma come funziona la lettera di richiamo sul lavoro?

Come vedremo, la procedura disciplinare è stata introdotta per evitare abusi da parte del datore di lavoro e per garantire al lavoratore la possibilità di giustificarsi e di fornire la propria versione dei fatti che gli vengono contestati.

Cos’è il potere disciplinare?

Il contratto di lavoro subordinato [1] è caratterizzato dal vincolo di subordinazione del lavoratore al datore di lavoro. A differenza di un lavoratore autonomo, il dipendente non può decidere in autonomia come svolgere la prestazione di lavoro ma deve attenersi scrupolosamente alle istruzioni e alle direttive impartite dal datore di lavoro.

Inoltre, il lavoratore deve rispettare gli obblighi previsti dal contratto individuale di lavoro e dal Ccnl applicato nonché una serie di obblighi di legge durante il rapporto di lavoro tra cui [2]:

  • obbligo di non concorrenza: il lavoratore non deve svolgere attività in concorrenza con il datore di lavoro;
  • obbligo di riservatezza: il lavoratore non deve divulgare informazioni e documenti di cui è venuto a conoscenza a causa del rapporto di lavoro.

Se il lavoratore non rispetta i suoi doveri o, comunque, pone in essere una condotta in grado di erodere il vincolo fiduciario con il datore di lavoro, quest’ultimo lo può sanzionare dopo aver esperito un apposito procedimento.

Procedimento disciplinare: cos’è?

L’esercizio del potere disciplinare deve avvenire nel rispetto del procedimento disciplinare [3] previsto dalla legge che consta di tre fasi:

  1. invio al lavoratore della contestazione disciplinare;
  2. esame delle (eventuali) giustificazioni scritte del dipendente o difese rese oralmente;
  3. adozione del provvedimento disciplinare.

Con la contestazione disciplinare il datore di lavoro comunica al dipendente i fatti commessi che, a suo avviso, sono rilevanti sotto il profilo della disciplina. La contestazione disciplinare, spesso detta anche lettera di richiamo, deve essere:

  • tempestiva, ossia deve essere inviata subito dopo aver appreso i fatti;
  • specifica, ossia contenere l’indicazione specifica e non generica dei fatti;
  • immutabile, in quanto nessuna sanzione disciplinare può fondarsi su fatti che non sono stati previamente contestati.

Inoltre, la contestazione deve indicare al lavoratore che egli può presentare le giustificazioni scritte, o chiedere l’audizione orale, entro cinque giorni dal ricevimento della lettera.

Quali sono le sanzioni disciplinari adottabili?

Una volta esaminate le giustificazioni del lavoratore, il datore di lavoro può porre fine al procedimento disciplinare in due modi:

  1. se ritiene che i fatti siano stati chiariti, può decidere di chiudere la pratica senza adottare provvedimenti;
  2. se ritiene, invece, che le giustificazioni fornite non siano sufficienti, può adottare una sanzione disciplinare nei confronti del lavoratore.

Il datore di lavoro non può decidere liberamente quale sanzione adottare ma può infliggere solo uno dei seguenti provvedimenti sanzionatori previsti dalla legge:

  • richiamo verbale: si tratta di una “tirata di orecchie” che avviene oralmente;
  • richiamo scritto o lettera di richiamo: si tratta di un’ammonizione, in questo caso, per iscritto;
  • multa: si tratta di una trattenuta economica sulle spettanze del lavoratore che può essere, al massimo, pari a 4 ore di retribuzione;
  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione: con questa sanzione il lavoratore è esonerato dalla prestazione di lavoro e dallo stipendio per un massimo di dieci giorni;
  • licenziamento con preavviso: il lavoratore viene licenziato ma ha diritto al periodo di preavviso di licenziamento (o alla relativa indennità sostitutiva) previsto dal Ccnl applicato;
  • licenziamento per giusta causa [4]: il lavoratore viene licenziato in tronco, senza diritto al preavviso, poiché l’infrazione commessa è così grave che non consente la prosecuzione, nemmeno momentanea, del rapporto di lavoro.

Nel linguaggio comune, con “lettera di richiamo” si indicano spesso sia la contestazione disciplinare che il provvedimento disciplinare dell’ammonizione scritta. In realtà, si tratta di due fattispecie diverse poiché il vero e proprio richiamo si ha solo con l’adozione della sanzione.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2105 cod. civ.

[3] Art. 7, L. 300/1970.

[4] Art. 2119 cod. civ.


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