Covid: spunta la probabilità del fattore genetico

16 Novembre 2020
Covid: spunta la probabilità del fattore genetico

Secondo una ricerca, due particolari caratteristiche possono influenzare il decorso dell’infezione, quindi la probabilità di contrarla in forma più grave.

Potrebbero esserci due fattori genetici all’origine della probabilità di ammalarsi più gravemente di Coronavirus o morirne. È quanto emerge da una ricerca della Rete trapianti italiana.

Gli studiosi hanno analizzato una mole sterminata di dati genetici, partendo dal database del Centro nazionale trapianti, che contiene informazioni relative al patrimonio genetico di circa settantamila persone tra donatori, trapiantati e in attesa di trapianto.

Scopo dell’analisi, ha spiegato a Repubblica Massimiliano Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti, era capire «se alcuni fattori immunogenetici rappresentino un rischio nei confronti di Covid-19, come suggerito da alcune ricerche pubblicate negli scorsi mesi».

Era già stato avanzato il sospetto che il gruppo sanguigno di un paziente potesse, in una certa misura, incidere sulle sue maggiori o minori possibilità di ammalarsi. La ricerca conferma il sospetto. I pazienti con gruppo sanguigno A sarebbero più soggetti ad ammalarsi rispetto a chi, invece, appartiene al gruppo zero.

«Il nostro studio – prosegue Cardillo – ha rivelato che il tipo gruppo sanguigno AB0 e una particolare variante Hla potrebbero influenzare il rischio di contrarre la malattia, e di avere una prognosi infausta».

Altro fattore genetico decisivo riguarda il sistema immunitario e, in particolare, la produzione di proteine chiamate antigeni Hla. Loro compito è quello di far funzionare a dovere le difese immunitarie, oltre ad essere responsabili della risposta di rigetto al trapianto e anche all’aggressione dell’organismo da parte di batteri o virus.

Secondo gli studiosi, la presenza di una particolare variante degli antigeni Hla (chiamata Hla-Drb1*08) nei soggetti darebbe luogo a una probabilità doppia di contrarre l’infezione e tripla di morire per Covid, rispetto alle persone in cui questa variante non è geneticamente presente.

La variante interesserebbe il 6% della popolazione italiana, ma sarebbe presente più al Nord Italia che non al Sud. Questo potrebbe forse spiegare l’accanimento del virus sulle regioni settentrionali che, fin dalla prima ondata, sono state colpite più duramente dalla pandemia.

I pazienti in attesa di trapianto o trapiantati, secondo la ricerca, correrebbero un rischio quattro volte maggiore rispetto agli altri, di ammalarsi di Coronavirus. Questo perché le terapie che seguono sono a base di immunosoppressori, cioè di farmaci che inibiscono la risposta immunitaria. E, inoltre, frequentano strutture ospedaliere con una certa assiduità.

L’importanza di questo studio risiede nel passo successivo che comporta, ovvero la possibilità di orientare le cure a seconda della predisposizione genetica del paziente, ma anche le campagne di vaccinazione, per fare in modo che i soggetti più geneticamente a rischio possano essere vaccinati per primi.



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