Covid: il rischio di parto prematuro per mamme positive

16 Novembre 2020
Covid: il rischio di parto prematuro per mamme positive

I nascituri corrono in piccola percentuale il pericolo di ereditare l’infezione, ma il Coronavirus può comunque mettere al repentaglio la loro salute.

È stato calcolato che solo il 3% dei bimbi nati da madri positive al Covid sviluppa l’infezione. Vanno però incontro alla possibilità di nascere prematuramente, con tutti i rischi che possono conseguirne. Lo certifica la Società italiana di neonatologia (Sin).

Secondo i dati del registro nazionale Covid-19 della Sin, infatti, le donne incinte positive hanno partorito bimbi prematuri nel 19,7% dei casi. Un’impennata, considerato che ogni anno, in Italia, i parti pretermine (cioè prima della 37esima settimana) sono appena il 7%.

L’incremento di queste nascite anticipate è dovuto sia a cause indipendenti dal Coronavirus, come la necessità di far partorire prima la mamma perché non in condizione di portare a termine la gravidanza per altre problematiche, sia al Covid sia alla sua incidenza diretta sul parto.

L’agenzia di stampa Adnkronos, in occasione del 17 novembre, giornata mondiale della prematurità, ha intervistato Fabio Mosca, presidente Sin, secondo il quale non è più sufficiente l’intervento sul versante terapeutico.

«Le cure intensive mirate a garantire la sopravvivenza nei neonati pretermine, a supportare la ventilazione, ad assicurare l’apporto nutrizionale nel modo più adeguato, a proteggere dalle infezioni, non bastano più – ha detto Mosca – è un nostro preciso impegno proteggere anche la relazione madre-bambino e la genitorialità».

Per Mosca, il bambino deve poter assaporare fin dai primi istanti di vita il contatto con la famiglia. «Il ricovero in Terapia intensiva neonatale (Tin) comporta il rischio di separazione tra il genitore e il bambino, che è aumentato nell’emergenza Covid-19, per esigenze cautelative di contenimento del contagio – fa presente Mosca -. Dobbiamo sostenere il più possibile la cosiddetta Zero separation, cioè garantire la vicinanza genitori-neonato, anche nel difficile periodo che stiamo vivendo».

Negli anni, in Italia, sono stati fatti progressi su questo terreno. Anche perché è dimostrato come dividere il bambino dalla mamma, subito dopo la nascita, può essere fonte di traumi anche di lungo periodo.

In Italia, ogni anno, ci sono 30mila parti pretermine (il 7% del totale), prima della 37esima settimana di gestazione. Quando il parto avviene prima della 34esima settimana, il neonato può incorrere in numerosi problemi, per esempio alla vista, all’udito, riportare disabilità o danni ad alcuni organi interni.

Domani, per la giornata mondiale, su richiesta della Sin, in molte città, i monumenti saranno illuminati di viola, colore rappresentativo della prematurità. Un modo per richiamare l’attenzione sui bambini prematuri.



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