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Imposta sul reddito delle persone giuridiche

26 Gennaio 2021 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Imposta sul reddito delle persone giuridiche

Come si calcolano le imposte che deve pagare una società che esercita un’attività economica.

Un’attività economica può essere svolta dall’imprenditore in forma individuale, che quindi assumerà su di sé il rischio d’impresa in maniera totale, oppure due o più soggetti possono decidere di costituire una società in modo da ripartire utili e oneri.

Le società sono soggette al pagamento dell’Ires, ossia l’imposta sul reddito delle persone giuridiche, un tributo che presenta delle regole ben precise e una struttura completamente diversa da quella dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). In questo articolo, vediamo qual è il presupposto che fa sorgere l’obbligo di pagare l’imposta sul reddito delle persone giuridiche, quale aliquota si applica, cosa si intende per reddito complessivo di una società e quali sono i costi che una società può sottrarre dai ricavi.

Presupposto e aliquota dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche

L’imposta sul reddito delle persone giuridiche è un’imposta proporzionale che, a differenza delle cinque aliquote per ciascuno dei cinque scaglioni di reddito previste nell’Irpef, è caratterizzata da un’unica aliquota, quella del 24%.

Tale imposta colpisce il reddito complessivo netto delle società di capitali e dei soggetti collettivi in genere; quindi, una società, per calcolare l’Ires da versare, dovrà calcolare il 24% sugli utili conseguiti, che rappresentano la differenza tra i ricavi conseguiti e i costi sostenuti.

I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche

I soggetti passivi dell’Ires sono:

  • società di capitali (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata) e le cooperative;
  • gli enti commerciali
  • gli enti non commerciali;
  • società ed enti non residenti.

Le società di capitali sono sempre imprese commerciali in ragione della loro forma giuridica (anche se in concreto non svolgono un’attività commerciale).

Per gli enti diversi dalle società, occorre distinguere tra enti commerciali ed enti non commerciali. La categoria degli enti non commerciali comprende tutti gli enti che svolgono, in via esclusiva o principale, un’attività non commerciale o comunque se svolgono un’attività commerciale, tale attività non deve essere quella principale. È, quindi, una categoria molto eterogenea che comprende enti pubblici, fondazioni, consorzi e trust.

L’ente non commerciale, se svolge attività d’impresa, è tenuto ad istituire una contabilità separata, distinguendo ciò che è inerente all’attività d’impresa (beni, costi, ricavi) da ciò che riguarda l’attività istituzionale.

In tema di residenza, va precisato che una società o un ente è residente se, per la maggior parte di un periodo d’imposta (quindi, per almeno sei mesi e un giorno di un anno solare) ha la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato italiano

Il reddito complessivo di una società

Il reddito delle società e degli enti commerciali non è la somma di redditi distinti per categorie, ma è reddito d’impresa da qualsiasi fonte provenga. I soggetti passivi dell’Ires sono, infatti, tassati in base a ciò che risulta dal bilancio, e il reddito tassabile è calcolato partendo dal risultato del conto economico.

Infatti, il bilancio d’esercizio, da cui si trae il risultato del conto economico, è costituito dallo stato patrimoniale e dal conto economico, oltre che dalla nota integrativa (che fornisce ulteriori elementi circa la modalità di gestione della società).

Lo stato patrimoniale rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria della società. Il conto economico, invece, contiene la rappresentazione, da un lato, delle spese e dei costi sostenuti, e dall’altro, dei ricavi e dei proventi conseguiti, con riferimento all’anno d’esercizio.

Principio di competenza economica e principio di cassa

I componenti negativi (costi) ed i componenti positivi (ricavi) di una società devono rispettare il principio di competenza economica.

In base a tale principio, assume rilievo il momento in cui si verifica il fatto economico-gestionale da cui deriva il componente reddituale; quindi, i ricavi (e i relativi costi) devono essere imputati all’esercizio in cui sono conseguiti dal punto di vista economico, ossia quando avviene lo scambio coi terzi.

Se un’operazione commerciale avviene nel 2020 con il trasferimento di un bene dalla società Alfa alla società Beta, in base al principio di competenza economica i ricavi conseguiti da Alfa dovranno essere inseriti nella contabilità dell’anno 2020, anche se Beta effettuerà il pagamento nel 2021.

L’opposto del principio di competenza è il principio di cassa, in base al quale le componenti di reddito assumono rilievo quando avvengono i pagamenti (componenti negativi) e gli incassi (componenti positivi). Dunque, per il principio di cassa assume rilievo il momento finanziario.

Quali costi possono essere sottratti dal reddito di una società?

Affinché un costo sia deducibile, quindi possa essere sottratto dal reddito complessivo di una società, occorre che sia inerente all’attività d’impresa; perciò, un costo che non è sostenuto in funzione della produzione dei ricavi, non è deducibile.

Dunque, non sono deducibili le spese che una società si accolla senza che siano connesse all’attività economica della società (ad esempio, le spese sostenute a beneficio degli amministratori o dei soci).

Non sono costi inerenti le somme dovute a titolo di sanzione, neppure quando si tratta di sanzioni irrogate per un’attività che ha prodotto redditi (ad esempio le sanzioni dell’autorità garante del mercato e della concorrenza).



Di Vincenzo Delli Priscoli


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