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Pensione di reversibilità coniuge superstite ed ex

17 Novembre 2020 | Autore:
Pensione di reversibilità coniuge superstite ed ex

Trattamento pensionistico ai superstiti da dividere tra vedova o vedovo ed ex: come si determinano le quote spettanti?

La pensione di reversibilità è la prestazione economica riconosciuta al superstite del pensionato, per assicurare il sostegno economico che questi offriva in vita.

Per la precisione, il trattamento spettante è la pensione di reversibilità, nelle ipotesi di dante causa già pensionato, mentre è la pensione indiretta nelle ipotesi di dante causa lavoratore non ancora in pensione, in possesso però dei requisiti assicurativi minimi.

La pensione ai superstiti può essere liquidata ai seguenti familiari del defunto: in via prioritaria al coniuge, ai figli (sino a una determinata età, che varia se si tratta di studenti, o ai figli inabili senza limiti di età), in alcuni casi ai nipoti, ai genitori over 65 non pensionati o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Il trattamento ai superstiti spetta anche agli ex coniugi separati, nonché ai divorziati, al verificarsi di specifiche condizioni: questi ultimi possono trovarsi a dividere la pensione con il vedovo o la vedova del dante causa. Ma come si divide la pensione di reversibilità coniuge superstite ed ex? A chi spetta la quota maggiore di trattamento? Conta la sola durata dei matrimoni o si possono considerare anche altri elementi?

A fornire una risposta a queste domande è stata la Cassazione, che con una nuova ordinanza [1] ha chiarito a quali criteri è necessario far riferimento per stabilire le quote di reversibilità spettanti ai coniugi superstiti ed agli ex aventi diritto nonostante il divorzio.

Per comprendere sulla base di quali parametri debba essere suddivisa la reversibilità, è indispensabile capire in quali casi la pensione spetta all’ex coniuge divorziato e qual è la finalità della concessione della rendita.

Come si calcola la reversibilità?

La pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta, corrisponde a una quota del trattamento spettante al dante causa pensionato, o alla quale avrebbe avuto diritto il dante causa lavoratore:

  • se è liquidata al solo coniuge, spetta il 60% del trattamento;
  • se è liquidata al coniuge e ad un figlio, spetta l’80%;
  • se gli aventi diritto sono il coniuge e due o più figli, spetta il 100%;
  • se è liquidata ad un figlio solo, senza il coniuge, spetta il 70%;
  • se gli aventi diritto sono due figli, spetta l’80%;
  • se gli aventi diritto sono tre o più figli, spetta il 100%;
  • se l’avente diritto è un genitore, spetta il 15%;
  • se gli aventi diritto sono due genitori, è liquidato il 30%;
  • se gli aventi diritto sono un fratello o una sorella, spetta il 15%;
  • se gli aventi diritto sono due fratelli o sorelle, spetta il 30%;
  • se hanno diritto alla pensione tre fratelli o sorelle, spetta il 45%;
  • se gli aventi diritto sono quattro fratelli o sorelle, spetta il 60%;
  • se hanno diritto alla pensione cinque fratelli o sorelle, la quota è il 75%;
  • se gli aventi diritto sono sei fratelli o sorelle, spetta il 90%;
  • se gli aventi diritto sono sette o più fratelli o sorelle, la quota corrisponde al 100%.

La pensione, poi, può essere ridotta del 25%, del 40% o del 50% se il beneficiario supera determinati limiti di reddito (rispettivamente, se il reddito supera 3 volte, 4 volte o 5 volte il trattamento minimo annuo).

La quota si riduce ulteriormente quando vi sono più aventi diritto in qualità di coniuge, ad esempio coniuge superstite (anche separato) ed uno o più ex coniugi divorziati, oppure nessun coniuge superstite ma più ex divorziati. Il partner dell’unione civile è equiparato al coniuge, mentre non lo è il semplice convivente di fatto, che non ha diritto alla reversibilità.

Quando spetta la reversibilità al coniuge?

La pensione di reversibilità o indiretta spetta in via prioritaria al coniuge, senza bisogno che siano soddisfatte particolari condizioni: consiste infatti in una prestazione previdenziale che tutela i superstiti, viventi a carico del defunto, dalla situazione di bisogno in cui si trovano a seguito del decesso dell’assicurato.

La vivenza a carico è presunta in relazione al coniuge non divorziato (o al partner dell’unione civile non sciolta) e ai figli minori, mentre va provata per gli altri familiari.

Il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge non separato o separato senza addebito, ai fini della pensione ai superstiti [2] [3].

Quando spetta la reversibilità al coniuge divorziato?

Anche l’ex coniuge divorziato può aver diritto alla pensione di reversibilità, a condizione che:

  • sia titolare dell’assegno periodico divorzile, o di un assegno avente la stessa funzione, d’importo non meramente simbolico [4]; la finalità della pensione consiste infatti nella continuazione del sostegno economico offerto in vita dall’ex coniuge: l’assegno, in pratica, deve risultare tale da costituire un sostegno economico effettivo;
  • non sia passato a nuove nozze;
  • la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto con l’ente previdenziale (in sostanza, l’inizio del rapporto di lavoro) sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Come si divide la reversibilità tra coniuge ed ex superstiti?

Se tra i superstiti del defunto vi sono il coniuge al momento del decesso e l’ex divorziato, avente diritto all’assegno periodico, il giudice deve stabilire le quote di reversibilità spettanti a ciascuna parte avente diritto alla pensione.

Come chiarito dalla Cassazione [1], l’ammontare delle quote va determinato sulla base dei seguenti criteri:

  • condizioni economiche e patrimoniali del coniuge superstite e dell’ex; vanno considerate anche le opportunità lavorative delle parti;
  • entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge;
  • durata dei matrimoni;
  • durata della convivenza prematrimoniale: nello specifico, la convivenza more uxorio non costituisce un semplice valore correttivo dei risultati derivanti dall’applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, ma ha un distinto e autonomo rilievo giuridico; bisogna però provare la stabilità e l’effettività della comunione di vita prima del matrimonio.

In ogni caso è opportuno ricordare che, se il coniuge si risposa, perde il diritto alla reversibilità, ma riceve un assegno una tantum, pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità.


note

[1] Cass. ord. 25656/2020.

[2] Cass. sent. n. 4555 del 25/02/2009.

[3] C. Cost., sent. n. 286/1987.

[4] Cass. sent. 20477/2020.


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