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Caduta sugli sci: non risponde il gestore della pista se la causa è la velocità

22 dicembre 2013


Caduta sugli sci: non risponde il gestore della pista se la causa è la velocità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 dicembre 2013



Nel caso di comportamento incauto e imprudente dello sciatore, che scende la pista ad alta velocità e sbatte contro il cordolo, non c’è alcuna responsabilità del titolare della pista per le “cose in custodia”.

Il gestore della pista da sci non è tenuto a risarcire, ai propri clienti, i danni da questi ultimi procuratisi sciando se la vera causa del danno è il loro comportamento spericolato. Infatti, se in generale egli ha [1] una cosiddetta responsabilità oggettiva da cose in custodia – ossia, deve risarcire gli infortuni causati da tutti gli oggetti sotto la propria custodia (come, per esempio, un cordolo), anche se non ha alcuna colpa o dolo – invece, quando l’evento traumatico è stato prodotto dal comportamento incauto e imprudente degli utenti tale responsabilità non opera più.

A ricordarlo è stata una recente sentenza della Cassazione [2]. Secondo la Corte, l’alta velocità raggiunta dallo sciatore, che discende la pista in modo sconsiderato, è uno di quei cosiddetti “casi fortuiti”, imprevedibili per il proprietario della struttura, che quindi ne esclude ogni responsabilità. E ciò a maggior ragione se il cordolo o l’ostacolo contro cui lo sciatore è andato a sbattere era regolarmente collocato sulla pista.

Fuori da questo caso per così dire “patologico” – sebbene tutt’altro che infrequente – la responsabilità del custode (quale è, appunto, il gestore di una pista sciistica) ha carattere “oggettivo”: ciò vuol dire che il danneggiato ha compito molto agevole per chiedere il risarcimento. Per lui, infatti, è sufficiente dimostrare:

a) il verificarsi dell’evento da cui è derivato il danno (per esempio: la frattura alla gamba);

b) il cosiddetto “rapporto di causalità”, ossia il fatto che il danno si sia verificato proprio a causa del bene in custodia (la pista da sci): sarà, per esempio, necessario dimostrare – con testimoni ed eventuali fotografie – che la frattura è stata determinata dalla caduta e che la caduta è avvenuta sulla pista.

Provate queste circostanze, per il custode non c’è nulla da fare per evitare la responsabilità e il risarcimento, salvo dimostrare il cosiddetto “caso fortuito”, ossia l’esistenza di un fattore esterno ed eccezionale, impossibile da prevedere e impedire. Tale è, appunto, un comportamento imprudente del cliente.

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 28616 del 20.12.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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