Covid: quale differenza tra un vaccino e l’altro

17 Novembre 2020
Covid: quale differenza tra un vaccino e l’altro

Infuria la battaglia tra multinazionali sul siero per l’immunità dal Coronavirus. Ecco le caratteristiche dei due ritenuti i più promettenti.

Pfizer/BionTech e Moderna: le speranze di debellare il Covid, o quanto meno assestargli un duro colpo, prendono i nomi dei colossi che stanno lavorando al vaccino.

Sono state giornate di annunci. Prima Pfizer, con il suo preparato artificiale (Bnt162b) efficace nel 90% dei casi. Poi, Moderna (mRna1273), dove l’effetto immunità è garantito addirittura nel 94,5% delle somministrazioni. Questo vuol dire che il prodotto di Moderna è migliore di quello di Pfizer? No. O, almeno, non ancora.

L’ottimismo è alle stelle perché non si riteneva possibile ottenere livelli così alti di efficacia. Va però precisato che, per ora, non esistono studi di fase 3, quella conclusiva della sperimentazione, che non è ancora terminata.

Le percentuali comunicate in questi giorni provengono da report con dati preliminari. Questo vuol dire che dovranno essere ulteriormente confermati e che i risultati della fase 3 saranno più esaustivi. Ecco perché la differenza tra le percentuali, al momento, non equivale a dire che un vaccino è migliore dell’altro.

Il candidato vaccino di Moderna sembra porre meno problemi del candidato Pfizer/BionTech in termini di conservazione. In entrambi i casi, servono temperature molto basse per assicurare che il vaccino mantenga inalterate le sue proprietà, ma mentre Pfizer richiede -75 gradi, Moderna solo -20 gradi. Questo potrebbe semplificare la distribuzione.

Sul fronte dell’immunità e, soprattutto, della sua durata, siamo ancora nel terreno dell’incertezza. Maggiori informazioni potrebbero arrivare dallo studio sulla fase 3. È la domanda delle domande: quanto durerà la copertura vaccinale? Lo scopriremo presto.

Il vaccino di Pfizer è più economico di quello di Moderna: 19,50 dollari (16 euro circa), contro i 25 euro del secondo. Dovrebbe inoltre arrivare prima: si parla dei primi 50 milioni di dosi entro dicembre 2020. Il siero di Moderna, invece, arriverà all’anno nuovo. Pfizer conta di produrre, entro il 2021, 1,3 miliardi di dosi; Moderna tra i 500 milioni e un miliardo.

Questo per quanto concerne i due vaccini dei quali si parla di più. Nelle prossime settimane, anche altri concluderanno la sperimentazione: sono 11 in totale quelli in dirittura d’arrivo in tutto il mondo. Sotto i riflettori il vaccino russo Sputnik, per il quale è stata comunicata un’efficacia intorno al 92%. È molto discusso, però, per via delle informazioni frammentarie al riguardo.

C’è poi il preparato artificiale di AstraZeneca, Università di Oxford e l’italiana Irbm di Pomezia (Roma). La tempistica che si ipotizza per la messa in commercio è simile a quella dei candidati di Pfizer e Moderna: fine 2020 – inizio 2021.



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