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Covid: l’appello di Mattarella all’unità

17 Novembre 2020
Covid: l’appello di Mattarella all’unità

Di fronte alle nuove frizioni tra Governo e Regioni, il capo dello Stato interviene per richiamare alla compattezza.

Unità e collaborazione. Sono le parole chiave del nuovo appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai cittadini ma, in particolar modo, alla politica. Governo e Regioni litigano di nuovo e anche le Regioni l’una con l’altra.

Oggi, i governatori si sono riuniti per chiedere la revisione di alcuni dei criteri in base ai quali si diventa zona gialla, arancione e rossa. Si contesta ancora l’operato dell’Esecutivo.

«Questo virus tende a dividerci – ha detto Mattarella, intervenendo alla 37esima assemblea nazionale dell’Associazione nazionale dei Comuni (Anci) -. Tra fasce di età più o meno esposte ai rischi più gravi, tra categorie sociali più o meno colpite dalle conseguenze economiche, tra le stesse istituzioni, chiamate a compiere le scelte necessarie, talvolta impopolari, per ridurre il contagio e garantire la doverosa assistenza a chi ne ha bisogno. Il pluralismo e l’articolazione delle istituzioni repubblicane sono e devono essere moltiplicatori di energie positive, ma questo viene meno se, nell’emergenza ci si divide».

Parole pronunciate nel pomeriggio, da un’assemblea nazionale che, quest’anno, causa Coronavirus, si tiene in forma virtuale per tre giorni. Restare uniti è il mantra del capo dello Stato, altrimenti le divisioni non si supereranno.

«Dobbiamo far ricorso alle nostre capacità e al nostro senso di responsabilità per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione – ha dichiarato Mattarella -. Anche con osservazioni critiche, sempre utili, ma senza disperderle in polemiche scomposte o nella rincorsa a illusori vantaggi di parte, a fronte di un nemico insidioso che può travolgere tutti».

Il discorso del capo dello Stato sferza i negazionisti e i tanti che lamentano una libertà perduta. «La libertà – ribatte la più alta carica dello Stato – rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione di unità tra le parti. È questa la prima responsabilità delle istituzioni democratiche, a tutti i livelli, e questa è la lezione che la pandemia ribadisce con durezza». Poi, c’è la responsabilità personale, non meno importante di quella di chi ricopre una carica pubblica, dal momento che ognuno può fare la sua parte nel cercare di attenuare i contagi.

«Dobbiamo tutti adottare i comportamenti di prudenza suggeriti: le mascherine, l’igiene, il distanziamento, la scelta di fare a meno di attività e incontri non indispensabili – afferma il presidente della Repubblica -. Non per imposizione, non soltanto per disposizione, ma per convinzione. Con senso di responsabilità verso gli altri e anche verso se stessi. Nessuno si lasci ingannare dal pensiero: a me non succederà. Questo modo di pensare si è infranto contro innumerevoli casi di disillusione di persone che la pensavano così e sono state investite dal Coronavirus. Abbiamo dovuto – e dobbiamo tuttora – purtroppo piangere la morte di tante persone di ogni età, anche tra i giovani, e non dobbiamo dimenticarcene per rispetto nei loro confronti».

Distanti ma uniti, dunque, come si ci si era ripromessi fin dalla prima ora della pandemia e come ha ribadito il presidente Anci Antonio De Caro: «Non dimenticheremo che l’unico nemico è il virus. E non dimenticheremo che i cittadini possono sconfiggerlo stando distanti ma per noi istituzioni l’unica possibilità di sconfiggerlo è stare uniti. Senza distinzioni politiche, ideologiche, territoriali».



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