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Editoriali Google Glass, addio privacy?

Editoriali Pubblicato il 21 gennaio 2014

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> Editoriali Pubblicato il 21 gennaio 2014

La realtà aumentata del colosso informatico offre nuove possibilità e molti rischi.

L’accessorio più gettonato nel prossimo futuro sarà un paio di occhiali.

Dopo auricolari e orologi, infatti, a subire una evoluzione tecnologica saranno gli occhiali.

In questa, come in altre materie, Google è davanti a tutti e ha già creato e diffuso (ad un pubblico per ora ristretto) la propria reinterpretazione degli occhiali definiti “Google Glass.

Grazie alla tecnologia della realtà aumentata [1], gli occhiali sono una miniera inesauribile di opportunità. Avendo inoltre la possibilità di registrare video e fare fotografie direttamente attraverso la fotocamera posta in cima alla stanghetta destra, è facile comprenderne le enormi potenzialità [2].

Se i vantaggi che se ne potrebbero ricavare, ad esempio nell’ambito dell’ausilio a persone disabili o con difficoltà è enorme (leggi: “Con Google Glass anche i non vedenti potranno orientarsi”), altrettanto vasti sono i profili di possibile pericolo, soprattutto per ciò che riguarda la privacy (leggi: “Google Glass e i gravi rischi sulla privacy”).

Ecco allora che, negli ultimi mesi, prima che i “Glass” comincino a diffondersi a macchia d’olio, ben 7 Garanti per la Privacy [3] hanno scritto alla società statunitense per chiedere chiarimenti.

La preoccupazione delle autorità è principalmente legata al riconoscimento facciale: quella tecnologia, cioè, contenuta anche in cellulari e fotocamere, in grado di riconoscere, all’interno di una immagine, uno o più volti umani.

In particolare si è chiesto alla società americana quali informazioni vengono conservate, per quanto tempo, per quali usi, che tipo di pratiche a salvaguardia della privacy siano adottate e se possono essere condivise con i garanti.

Simili domande sono state poste anche dal Garante per la protezione dei dati personali italiano.

La risposta della società, finora, è stata rincuorante solo a metà. Google, infatti, non permette che alcuna delle applicazioni ufficiali funzionanti sui “Glass” consenta il riconoscimento facciale, ma è prassi quotidiana quella di creare e rilasciare applicazioni che possono essere caricate sul dispositivo anche senza il permesso dell’azienda.

Anche senza il tanto temuto riconoscimento facciale, comunque, i problemi non mancano. Chiunque, infatti, potrebbe registrare un video o scattare una foto che ci ritraggono non solo a nostra insaputa, ma anche senza che in alcun modo ce ne rendiamo conto.

Se oggi siamo abituati al fatto che non solo le macchine fotografiche, ma anche i cellulari sono dispositivi in grado di riprendere foto e video, è anche vero che si tratta comunque di oggetti che si notano; per cui, di fronte ad un soggetto che estrae dalla tasca uno smartphone multimediale o una reflex, ci si può sempre sottrarre e negare alla vista.

Difficilmente ciò potrebbe accadere con un accessorio che si indossa quotidianamente, come gli occhiali.

L’unica alternativa è quindi quella di rinunciare alla propria privacy e accettare queste interferenze altrui?

Qualcosa si muove. Esistono progetti [4] e soggetti che non si rassegnano e si battono quantomeno per rendere edotto il pubblico non solo delle potenzialità, ma anche dei rischi correlati a queste nuove tecnologie.

Un’altra iniziativa recentissima è quella adottata da un ristorante di Seattle [5], che ha deciso di vietare ai propri avventori l’utilizzo dei “Glass”. La scelta è nata da un diverbio tra la direzione e un cliente che indossava i Google Glass il quale non ha gradito l’invito rivoltogli di toglierli, di modo da garantire la privacy degli altri clienti.

Pare dunque che, in questo caso, la comunità si stia iniziando a muovere per tempo, probabilmente conscia delle possibili pesantissime intrusioni nella propria sfera privata che questo dispositivo potrebbe realizzare in futuro.

di ANDREA PASSANO

note

[1] Essa consiste nell’arricchimento della percezione sensoriale mediante informazioni elettroniche, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi.

[2] Una delle ultima novità consente di tradurre istantaneamente il testo, ad esempio di un cartellone, da una lingua ad un’altra tramite il traduttore integrato di Google.

[3] In particolare le authority per la protezione dei dati personali di Canada, Unione europea, Nuova Zelanda, Australia, Messico, Israele e Svizzera.

[4] Di recente a Londra si è creato il progetto “Stop the cyborgs” che punta a garantire la realtà aumentata solo a chi ne ha effettivo bisogno, come i disabili.

[5] Il Lost Lake Cafe.

 

 


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