Diritto e Fisco | Articoli

Cosa si intende per rumori molesti?

18 Novembre 2020
Cosa si intende per rumori molesti?

Rumori e schiamazzi: la soglia dell’intollerabilità e, quindi, dell’illegalità. Quando i rumori sono disturbo della quiete pubblica e costituiscono reato. 

In condominio ci si lamenta spesso dei rumori e degli schiamazzi, in particolar modo di quelli notturni. Ma cosa si intende per rumori molesti? Esiste una definizione legale di tale concetto, ormai entrato nel nostro vocabolario quotidiano? Facciamo una rapida analisi di quelle che sono le norme che si occupano di questo argomento.

Rumori molesti e schiamazzi: cosa sono?

Nell’accezione comune, i rumori molesti sono quelli che generano fastidio e turbamento, quelli quindi che si propagano da un’abitazione alle altre più vicine, generando un danno prevalentemente di natura morale (l’impossibilità di riposare e di godere a pieno della propria dimora).

La legge lascia alle definizioni contenute nel vocabolario italiano il compito di individuare i concetti di «rumore» e di «schiamazzo». In particolare, quanto alla differenza tra tali due termini:

  • i rumori sono suoni intensi e prolungati (come, ad esempio, il ripetuto rumore di bottiglie di vetro rotte, l’aspirapolvere o la lavatrice accesi nel cuore della notte, ecc.);
  • gli schiamazzi sono invece grida scomposte di persone.

Rumori e schiamazzi: cosa dice la legge?

La nostra legge si occupa dei rumori e degli schiamazzi prevalentemente in due sole norme.

Rumori molesti per il Codice civile

La prima è costituita dall’articolo 844 del Codice civile che parla solo di «rumori» (inteso però in senso generico, comprensivo anche di schiamazzi). Questa disposizione contiene in sé anche la definizione di rumori molesti. Essa afferma che il proprietario di un immobile non può impedire i rumori del vicino se non superano la «normale tollerabilità». In senso inverso, si può quindi affermare che il rumore contro il quale si può chiedere tutela al giudice è solo quello che oltrepassa la soglia della «normale tollerabilità». Di qui, la definizione: per rumore molesto si intende quello intollerabile. Il rumore intollerabile è illegale, non è cioè consentito dalla legge. Quello invece “tollerabile” è lecito e non può essere censurato dinanzi a un tribunale: va quindi sopportato perché, nei rapporti di vicinato, ci vuole sempre un minino di tolleranza. La stretta vicinanza degli appartamenti, specie nei condomini, impone sempre un margine di pazienza e condiscendenza.

A questo punto, per capire cosa si intende per rumori molesti, dobbiamo cercare di definire il concetto di «rumori intollerabili».

Potrebbe sembrare una tautologia, una ripetizione dello stesso concetto: è chiaro infatti che tutto ciò che è intollerabile è anche illecito. Dietro, però, questa definizione generica si nasconde l’intenzione del legislatore di lasciare la patata bollente al giudice al quale spetta definire, caso per caso, sulla base delle singole circostanze concrete, quando un rumore può definirsi intollerabile e, quindi, illecito.

Questa valutazione viene fatta, di solito, tenendo conto di una serie di parametri quali:

  • l’entità del rumore: la prima valutazione riguarda la capacità del rumore di propagarsi all’esterno dell’immobile in cui è prodotto;
  • l’orario in cui viene prodotto il rumore: nelle ore serali e notturne, quando i rumori esterni si attenuano, il chiasso proveniente da un altro appartamento raggiunge più facilmente il vicino, determinando l’intollerabilità del rumore stesso;
  • la persistenza del rumore: tanto più dura un rumore, tanto più è intollerabile. L’occasionale rottura di un piatto caduto a terra non può essere paragonata all’utilizzo di un aspirapolvere che si protrae per molti minuti;
  • la collocazione geografica dell’immobile ove viene prodotto il rumore: in un centro urbano, dove i rumori esterni sono più forti, è più difficile che un rumore venga percepito dai vicini. All’opposto, in una zona residenziale è naturale richiedere maggiore attenzione: qui infatti, per la maggiore silenziosità dell’area, anche un piccolo rumore è in grado di raggiungere gli immobili limitrofi;
  • la necessità del rumore: non si può pensare che un appartamento, al giorno d’oggi, non disponga di una lavatrice solo perché le pareti dell’edificio sono sottili e non proteggono dai rumori. È invece possibile pretendere che il rumore della televisione resti basso, in modo da non giungere all’orecchio dei vicini.

Tutti questi parametri vengono valutati dal giudice rifacendosi all’esperienza comune oppure avvalendosi di prove testimoniali: se più persone confermano di aver sentito un determinato rumore, è più facile accertarne l’intollerabilità. 

Nei casi di maggiore complessità, il giudice valuta l’intollerabilità del rumore avvalendosi di una perizia fonometrica. 

Rumori molesti per il Codice penale

La seconda norma che si occupa dei rumori molesti è l’articolo 659 del Codice penale. La disposizione recita nel seguente modo: «Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309».

La norma, che richiama – a differenza del Codice civile – sia il concetto di rumori che quello di schiamazzi, istituisce un apposito reato per chi disturba la quiete pubblica.

Rumori molesti: cosa fare?

La differenza tra la norma del Codice civile e quella del Codice penale, e quindi nelle due differenti tutele, non sta nell’intensità del rumore ma nel numero di soggetti molestati.

Parliamo di un semplice illecito civile quando il rumore giunge alle orecchie di poche persone, come ad esempio i proprietari degli appartamenti confinanti con la sorgente del rumore. In tal caso, l’unica tutela è quella prevista dalla legge civile: la possibilità di rivolgersi al giudice affinché ordini al responsabile di interrompere le molestie, eventualmente condannandolo al risarcimento del danno.

Parliamo invece di un illecito penale, e quindi di un reato, quando il rumore giunge alle orecchie di molte persone (un numero indeterminato), tanto da disturbare appunto la quiete pubblica. In tal caso, ci si può tutelare denunciando l’episodio alle forze dell’ordine (polizia o carabinieri) o depositando un atto di denuncia-querela presso la Procura della Repubblica.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube